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IL RAZZISMO RICICLATO

La carta è l’assoluta protagonista della mostra inaugurata il 7 ottobre 2015 a Palazzo Barolo ed allestita fino al 25. Perché proprio la carta? Perché è un materiale comune, di uso quotidiano, a cui è affidato il compito di comunicare, ricordare e testimoniare.

La carta è un prodotto interculturale, inventato dai cinesi, diffuso dagli arabi, perfezionato dai giapponesi e dagli italiani.

Il Progetto si chiama “Andare Oltre”. Andare Oltre quello che le opere in 3D in carta riciclata rappresentano, andare oltre le linee spezzate e le riproduzioni figurative. Andare oltre le mere installazioni di pop up giganti per comprendere il significato che quegli uomini stilizzati, quelle fauci e quelle gabbie rappresentano. La carta riciclata assume inoltre valenza simbolica, sociale e ambientale.
Significanti di significati più profondi, legati alla tematica del razzismo e in particolare della persecuzione ebraica ai tempi del nazismo: la paura, il timore, il senso di impotenza e abbandono, ingiustizia e ferocia raccontati da alcuni dei ragazzi del Primo Liceo Artistico, ex 5D.

Come nasce il Progetto? Inizialmente dall’adesione ad un programma di celebrazione della scrittrice di famiglia ebraica Natalia Ginzburg, vissuta a Torino e figura di primo piano della letteratura italiana del Novecento. Il Progetto è stato proposto dall’Associazione Aiuola Donatello, Circoscrizione 8.

L’idea dell’opera è di Arte Plurale, ed è stata realizzata attraverso un percorso condiviso per tradurre parole, emozioni e pensieri in concetti visivi, volumi e superfici sensibili, pensando anche a chi non sa leggere, non sa la nostra lingua o non ci vede. La partecipazione del Servizio Disabili, del Laboratorio la Galleria, del Servizio Passepartout e dell’Associazione Volonwrite ha dato un valore aggiunto all’esperienza, grazie al contributo di figure fondamentali quali Tea Taramino, Maresa Pagura e l’insegnante dei ragazzi, Giuliana Ravaschietto.

E così quella che all’inizio era soltanto un’idea astratta di un gruppo di studenti promettenti si è trasformata in una realtà. Il risultato è stato la realizzazione ex-novo di più opere collegate, oggi tangibili ma fino a qualche mese fa inesistenti: ogni elemento è stato riciclato, lavorato accuratamente. La carta usata non è il classico foglio da stampante a cui siamo abituati, ma è stata ottenuta da un impasto specifico che, grazie all’utilizzo di un telaio e del sole ha dato origine ad una carta rielaborata e con caratteristiche proprie; poi ancora giornali, fili di cotone, ritagli e luci elettriche hanno contribuito a rendere le installazioni delle vere e proprie opere di valore simbolico ineguagliabile.

La scelta dei materiali non è casuale, ma il risultato della rappresentazione dei concetti che il gruppo ha voluto trasmettere. La carta è un materiale fragile, per indicare precarietà e insicurezza, e diviene semi-trasparente se illuminata, facendo emergere segni, forme e figure altrimenti non visibili.
I frammenti di parole triturati nell’impasto raccontano quanto una sopraffazione improvvisa interrompa qualsiasi discorso e quanto, a causa dell’ingiustizia, le parole possano perdere senso e potere.
I fili spezzati richiamano la discriminazione, che a sua volta spezza i legami e allontana le persone; le pieghe, gli spessori e le lacerazioni della carta ricordano le ferite, le deformazioni fisiche del reale percepito e comunicato.

Cosa aspettate dunque a visitare la mostra? Un’esperienza densa di significato ed espressa con figure semplici e slegate da ricercatezze di forma.
I ragazzi DI Volonwrite hanno inoltre realizzato un video che racconta tutto il percorso che ha permesso la creazione delle opere descritte.

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Claudia Cespites

Claudia Cespites

Ci sono persone che da subito nascono con la vocazione per il mondo del sociale: sognano di diventare educatori, assistenti sociali, insegnanti.
E poi ci sono persone che nel colorato panorama del sociale ci "inciampano" per caso, come è successo a me. A differenza di tanti miei colleghi dell'associazione io provengo da un mondo completamente differente, con studi in comunicazione e marketing e con un contratto di lavoro come addetta ufficio presso un supermercato alimentare: ero abituata a confrontarmi con numeri e dati, più che con le persone.
Ma a volte, per fortuna, la vita ti riserva percorsi di crescita personale e professionale imprevedibili, che cambiano completamente il tuo modo di pensare e la prospettiva con cui ti rapporti a ciò che ti circonda.
Da quando, due anni fa, ho risposto a quell'annuncio di stage in comunicazione sociale presso l'Associazione Volonwrite, la mia vita è cambiata.
Ad oggi mi chiedo come sarebbero stati i miei giorni senza questa realtà: sicuramente più grigi, più "soli" e più superficiali...
A Volonwrite devo tantissimo: per me si tratta di una seconda famiglia, più che di un'associazione...e si sa, la famiglia non si abbandona mai!