Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

“Forse perderemo queste piccole battaglie

ma credo vinceremo la guerra”

Di questo è certa Mildred Loving mentre lava i piatti, una sera qualunque, rispondendo all’ospite d’onore Grey Villet (fotografo del Time), incaricato di testimoniare informalmente l’autenticità dell’unione tra lei e suo marito qualche giorno prima che il loro caso venga discusso alla Corte Suprema.

Ho scelto di proporvi la mia visione di Loving oggi, il giorno in cui in Italia celebriamo la nascita della Repubblica, perché lo stesso 2 giugno (anche se del 1958) Richard e Mildred Loving si sono sposati, iniziando così la loro battaglia per il riconoscimento dei matrimoni interrazziali. È storia americana, certo, ma è anche storia del Mondo: una conquista nell’orizzonte della diversità, prova dell’unicità umana ed universale.

Primavera 1958, è tarda sera: Mildred è seduta sul porticato della casa della sua famiglia, accanto a lei è seduto Richard; stasera non riesce a guardarlo negli occhi mentre gli comunica di aspettare il loro bambino. Mildred tiene gli occhi bassi al grembo, il suo profilo pare dorato nella penombra della luce, la stessa che fa risaltare solo i capelli quasi albini di Richard, uomo possente, di poche parole che l’emozione tutto trattiene. È in questa penombra di complice meraviglia, di corpi simmetrici, che sul volto di Richard si disegna un sorriso crescente e l’attesa si scioglie nei due palmi che si intrecciano.

Così inizia Loving una storia d’un amore d’altri tempi, la prima unione interrazziale pubblica della Memoria storica americana. Richard è meccanico e muratore in Virginia, vive con la madre che fa la levatrice poco distante da dove abita la famiglia di Mildred. Presto Richard e Mildred saranno una famiglia: lui vuole costruire la loro casa e quando compra il campo sceglie l’(ancora) immaginaria camera da letto per la proposta di matrimonio. Viaggiano tutta una notte per arrivare a Washington dalla Virginia: la licenza di matrimonio sarà la prima cornice appesa, a sancire l’orizzonte del loro Amore agli occhi del Macrocosmo che entrerà nella loro Casa. I primi visitatori li sveglieranno nel cuore della notte, per portarli via dalla loro quotidianità e decidendone l’esilio per venticinque anni se, da “colpevoli”, vorranno evitare la prigione.

L’amore è sentimento semplice e profondo, i Loving non chiedono altro che Vivere insieme, crescere i loro figli dove sono cresciuti loro, con le loro famiglie intorno. Mildred non accetta d’essere sradicata dalla sua Terra, dalla sua casa perché ama un uomo coraggioso, pronto ad essere l’unico bianco della sua stessa comunità dov’è amato e rispettato. I desideri e la possibilità di essere, nel quotidiano Vivere, potenza e atto delle proprie aspirazioni, sono le armi più potenti di ciascun Essere Umano. Senza riflettori né parole altisonanti, la gratitudine di Richard alla sua amata è tutto ciò che il Mondo dovrà ricordare di questa storia: l’amore è la gemma per la più profonda reciprocità.

Jeff Nichols trae ispirazione dal documentario The Loving Story (2011) scegliendo un intreccio lineare, una linea cronologica immaginaria per un amore con molti nemici, identificati con il Fuori, e gli amici animatori di una domiciliarità comunitaria inclusiva, senza gesti eclatanti: le scene conviviali riflesso dello scambio possibile. L’utilizzo della scala dei piani, nella sua fisiologica progressione, coadiuvano una narrazione di quotidiane sequenze con le digressioni negli universi interiori dei protagonisti, affidate ai loro stessi volti scavati dalle ottiche, che indugiano oltre il tempo della diegetica narrazione.

E’ meraviglioso poter vedere quanto l’amore può essere raccontato nei gesti, nei silenzi, nel coraggio che muove una volontà al cambiamento: nel tempo in cui è ambientata questa vicenda la complessità esisteva, era parte d’un mondo che voleva migliorarsi. Oggi la complessità galleggia la superficie d’ogni evento, persino d’ogni sentimento, scava la ricerca d’un autenticità che la presenza (umana immagine) non riesce più a trasmettere nel suo agire per manifestarsi. Per questo, decifrare il sentire della prima sequenza è così difficile fino a che le mani non si intrecciano.

Tutto è diverso, da quanto tutto è cambiato.

Carmen Nemrac Riccato

Categories: Gli editoriali

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