News

INCHIOSTRO – LA RUBRICA DI CLAUDIO IMPRUDENTE

CARI INSEGNANTI DI SOSTEGNO, TUTTO PUÒ SUCCEDERE!
Docenti di sostegno contestano il secondo episodio della fiction “Tutto può succedere”, andato in onda su RaiUno. “Falsa le modalità con cui si affronta la relazione educativa verso le persone con disabilità nella scuola pubblica italiana. Rimostranze comprensibili…

Anno nuovo, polemica nuova.

Questa volta a far discutere è una fiction in onda su Rai Uno, “Tutto può succedere“.

Sul portale Orizzonte Scuola si può leggere “…I docenti di sostegno stanno protestando vivamente contro l’informazione parziale e falsa che viene veicolata sulla disabilità nella Scuola Pubblica attraverso la TV di stato nel secondo episodio della fiction “Tutto può succedere” andato in onda il 29 dicembre 2015 su Rai 1 in prima serata…”.

Molti insegnanti (e non solo) contestano la realizzazione e la diffusione al grande pubblico Rai di una storia che falsa le modalità con cui si affronta la relazione educativa verso le persone con disabilità nella scuola pubblica italiana.

Nell’episodio contestato ad essere ritratte sono le disavventure scolastiche di uno dei protagonisti, un bimbo con sindrome di Asperger, che, “data l’incapacità dei suoi insegnanti, è costretto a lasciare la scuola pubblica per iscriversi in una costosa scuola privata. I genitori del bimbo in questione, a inizio puntata, vengono invitati dalla dirigente scolastica a iscrivere il piccolo in una scuola “più adatta…. dove ci sia un’attenzione particolare per un bambino particolare”. La scuola “più adatta” nel corso dell’episodio risulta infatti essere una costosa scuola privata”.

Credo che le rimostranze dei numerosi insegnanti di sostegno che dedicano la loro vita per far funzionare la scuola pubblica siano più che comprensibili, soprattutto in un periodo storico che ci vede lavorare tra tagli su tagli.  Colgo quindi con piacere l’occasione per dar voce alle numerose esperienze virtuose di insegnanti di sostegno che spesso mi scrivono da tutta Italia per ricevere consigli, lasciando trasparire quanta dedizione, pazienza e competenza mettano in campo nel proprio lavoro.

Così ci racconta per esempio un’insegnante di Avellino a proposito del bambino di prima elementare con cui lavora: “Non parla né cammina, ma credo capisca tutto ciò che gli capita intorno. Me ne accorgo dall’intensità del suo sguardo, dal suo sorriso che appare ogni volta che si sente amato.”

Un’altra di Pesaro, dopo un lungo scambio di  mail e lo scontro con molte difficoltà iniziali mi scrive che: “Ti avevo espresso le mie perplessità e soprattutto la paura di essere “impotente” di fronte ad un caso con il quale non era possibile fare nessun tipo di attività sia didattica che educativa! Beh, ora con Marco ho istaurato un buon rapporto, lui mi riconosce, dimostra il suo affetto con dei gran sorrisi, si fa capire quando la situazione per lui è fonte di disagio o di gioia!”

Maria, un’insegnante di sostegno della provincia di Torino mi scrive invece che: “Dopo un duro lavoro, stando accanto a lui io e le mie colleghe educatrici ci siamo convinte che G. comprende quello che gli capita attorno, quello che gli si dice e che comunica con gli occhi chiudendo le palpebre per dire SI.

Non dimenticherò mai il sorriso e lo sguardo d’intesa del mio alunno (un bambino di otto anni con sindrome autistica).Se qualcosa di utile ho fatto per i miei alunni, loro certamente mi hanno dato in cambio il cento: ho potuto così sperimentare il valore delle diverse abilità di ogni persona.” Questa è Romina, da Novara.

Potrei continuare all’infinito, ma chiudo con Federica, un’altra insegnante di Milano: “Però poi penso ai ragazzi che ho seguito in questi 5 anni da quando ho iniziato a insegnare nel mondo del sostegno, ripenso all’ultima immagine che ho di loro quando li ho “lasciati migrare” verso la scuola superiore e mi dico che non sono affatto pazza…. Si può aiutarli a raggiungere l’autonomia di pensiero, farli diventare persone capaci di vivere i diritti ma anche i doveri dell’essere umano, si può fare integrazione con la classe e in classe.”

Queste ed altre numerose lettere che ricevo testimoniano ancora una volta quanto la scuola statale italiana, nonostante le difficoltà economiche, rimanga un’eccellenza per l’integrazione degli alunni con disabilità.

Vi lascio, ringraziando tutte queste insegnanti, con un video, andato in onda sulla Tv di San Marino, che racconta un’altra felice esperienza di inclusività vissuta tra scuola e famiglia e un altro video di un istituto superiore di Avezzano dove i professori stanno svolgendo un grosso lavoro sui ragazzi perché parlare di inclusione non vuol dire solo parlare di disabilità.

E voi, cari insegnanti di sostegno, siete ancora sicuri di essere solo di sostegno?

Fonte: superabile.it

(s.c./e.m.)

Post precedente

Due nuove aree gioco per il parco Dora: saranno (in parte) accessibili ai disabili

Prossimo post

Per un mondo con “zero barriere”

The Author

Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?