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Inclusione scolastica: un grande sogno di Natale

Nonostante le stabilizzazioni ed il potenziamento dei docenti, per gli alunni disabili permangono i problemi di sempre.

Gli studenti disabili sono in costante aumento. A confermarlo è stato il MIUR, nel focus pubblicato alcune settimane fa, secondo cui l’incidenza degli alunni con disabilità sul totale degli alunni frequentanti le scuole italiane, è progressivamente aumentata nel corso dell’ultimo decennio; infatti, nell’a.s. 2014/2015 tale percentuale si è attestata intorno al 2,7%, mentre nell’a.s. 2004/2005 era pari all’1,9%. Per coprire questo incremento, la quota dei docenti di sostegno a tempo indeterminato sul totale dei docenti è passata dal 48,1% al 62,8%. Ciò, però, corrisponde a circa 96 mila posti coperti con personale di ruolo, a fronte di quasi 130 mila necessari. Il precariato e la carenza di docenti specializzati, dunque, continuano. Ancora oggi, cioè, nonostante le stabilizzazioni degli ultimi anni, un docente di sostegno su quattro è precario. A poco è servito, inoltre, il recente potenziamento che ha previsto 6.446 nuovi posti, perché i posti di sostegno in deroga sono aumentati di 11.254 unità.

Non sono diminuiti, inoltre, i ricorsi al TAR da parte delle famiglie, per il rispristino delle ore spettanti nelle situazioni di gravità, diritto sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 80/10 e troppo spesso negato. Anzi, si registrano anche non pochi ricorsi e diffide pure per l’assegnazione delle ore di assistenza cui si ha diritto.

Insomma, niente di nuovo sotto il sole per gli alunni con disabilità, nonostante la rivoluzione operata dalla cosiddetta buona scuola, anzi.

Non smette di destare grande preoccupazione tra gli addetti ai lavori anche la posizione assunta dalle associazioni sostenitrici di una proposta di legge che vuole creare appositi ruoli per i docenti di sostegno, formati separatamente per rispondere a diversi profili di funzionamento. Tale proposta pare trovare grande consenso al MIUR ma, invece, grandissime perplessità tra i docenti, che ben conoscono le derive, a scuola, delle delega, delle esclusioni, delle parcellizzazioni, delle classificazioni, di tutto ciò che invece di unire, vuole separare.

Il Miur, del resto, pare accogliere logiche di separazione anche attraverso le sue stesse circolari, dal momento che suggerisce il ricorso didattico ai gruppi di livello, ritenendolo un efficace strumento per l’attuazione di una didattica individualizzata e personalizzata.

A Padova, intanto, è sorto il progetto di una scuola per non vedenti, che andrebbe a sostituire i primi anni della Scuola Primaria. Si parla di una scuola specialistica, ma facciamo fatica a comprendere la differenza rispetto ad una scuola speciale.

E all’estero? Non sembra andare meglio, se le cronache ci raccontano di una scuola italiana in Belgio che avrebbe accolto l’iscrizione di una bambina con sindrome di Down per mero atto di cortesia, dal momento che in essa non è prevista l’accoglienza di alunni con disabilità.

Ci piacerebbe chiudere l’anno con la soddisfazione propria di un progresso. Ci piacerebbe constatare un miglioramento continuo, regolare, nell’accoglienza, nella non discriminazione, nel segno stesso della civiltà.

Vorremmo anche farlo, ma di certo sarebbe un uso retorico della lingua e si accompagnerebbe a stonature stridenti e forse fastidiose.

Allora lo chiudiamo così, nella consapevolezza che troppo è ancora da fare e che forse qualcosa di importante stiamo anzi perdendo.

Buon Natale.

Data: 24/12/2015

Fonte: Disabili.com

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