Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Carmen “Nemrac” Riccato

Luna è una giovane donna, ha corti capelli rosso fuoco, cornice di occhi vagamente all’ingiù appesantiti dai limiti della sua mobilità, occhi che si accendono spalancando un sorriso aperto, irregolare, come lo sono i suoi movimenti involontari che scaturiscono fluidità e una qualche forma di leggerezza quando è il motore della sua sedia a farle macinare metri in un battito d’ali.Oggi è il suo compleanno e Luna sogna la sua prima volta con qualcuno: ha trovato Angel, la cui foto profilo sull’app degli appuntamenti gli dona un’aura quasi austera prima che misteriosa; d’altra parte, la ragazza è consapevole che saranno le sue apparenze a scrivere la prima impressione e il prologo di un incontro di cui non conosce le regole.

La madre di Luna accompagna il ragazzo a casa accennando ad una diversità, all’unicità di un lavoro che Angel non si aspetta e a cui non è preparato. La verità è che nemmeno Luna lo è: un desiderio è istinto, non vibra di razionalità, e plasmare la carnalità di un desiderio solo immaginato è ancora una sfida sconosciuta per lei. Significa concedersi la possibilità di desiderare le implicazioni di un imprevisto, fuori dagli stereotipi di chi è a suo agio nella verticalità, e allo stesso tempo non concedere alle paure di prendere il sopravvento. Questo desiderio è l’opportunità di esperire la vicinanza di qualcuno di estraneo al gruppo di persone che donano a Luna la normalità, nei bisogni primari e funzionali. Questo desiderio è un puro atto di fiducia, alla ricerca degli effetti collaterali della complicità.

Gianluca Santoni si tuffa nell’ignoto scoprendo un mondo sconosciuto, in cui l’imbarazzo vince sulle buone
intenzioni fino a che non arriva il punto di non ritorno e con lui la soluzione: la costruzione in un crescendo
efficace di complicità che si scopre germoglio su cui far fiorire la reciprocità. Ciò che rende veramente potente questo lavoro è la capacità di immaginare la relazione tra Angel e Luna come possibile, quando nelle premesse questa possibilità non era neppure una previsione.

Indimenticabile non ha paura di citare un grande Maestro per esaudire il desiderio della protagonista e dimostrare allo spettatore che le possibilità sono figlie del Tempo, del suo respiro lungo, in cui il Silenzio e i vuoti del fare suggeriscono l’agire e svelano i poteri dello sguardo. Lo sguardo diviene la chiave per far scattare la serratura dell’universo della protagonista: la sua stanza non ha più gravità, la luce resta sulla soglia, perché la leggerezza si dispieghi sospesa sopra quel miracolo, quell’incontro dei corpi a cui le parole rifiutano di mettere sottotitoli.

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