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Italia premiata dall’ONU per l’inclusione scolastica: è davvero necessaria una riforma radicale?

L’anno scolastico prosegue e come ogni anno si registrano malumori o disservizi. In Veneto si sottolinea da più parti la carenza di docenti per il sostegno e un po’ ovunque si continuano a registrare ricorsi delle famiglie ai tribunali ammnistrativi per ottenere le ore previste, in deroga. Nonostante le recenti assunzioni il numero dei docenti specializzati precari continua ad essere molto alto e in moltissimi casi è necessario ricorrere ai supplenti non specializzati, troppo spesso in continuo cambiamento. Le assunzioni su posto di sostegno sono state infatti meno di 25mila, su totale di circa 87mila cattedre assegnate.
Al MIUR sono in corso i tavoli di lavoro riguardanti le cosiddette deleghe in bianco affidate al governo dalla L. 107/15, una delle quali riguarda proprio il sostegno. Ampio è stato ed è ancora il dibattito sulle proposte di riforma presentate, rispetto alle quali persiste la radicalizzazione di due posizioni molto discordanti, soprattutto in merito alla pdl A.C. 2444, di cui ci siamo più volte occupati. Le associazioni che l’hanno proposta continuano a sottolinearne le finalità inclusive, il mondo della scuola e della formazione, invece, teme le derive verso la delega totale al docente di sostegno e, quindi, il venir meno dell’intero processo di integrazione. Non mancano perciò altre proposte, come quella della cattedra mista o della specializzazione estesa a tutti i docenti.

Il dibattito, dunque, continua, con posizioni che sembrano davvero non trovare conciliazione. Eppure, forse, si potrebbe riflettere insieme a partire da un dato che non può non recare soddisfazione.

Il nostro Paese ha ricevuto nei giorni scorsi un riconoscimento importante: è stato premiato dall’ONU proprio per l’inclusione scolastica degli alunni disabili, riaffermando la leadership nel panorama europeo per le politiche di integrazione. Si tratta di un riconoscimento importante assegnato al lavoro di insegnanti ed educatori, che riafferma l’impegno dell’Italia per l’accoglienza e l’inclusione degli alunni disabili, i quali non frequentano scuole speciali o classi differenziali, ma sono inclusi ovunque nelle classi comuni. Solo la Spagna, in tutta Europa, ha mostrato sempre più aderenza a questo sistema inclusivo, mentre persiste l’educazione separata in gran parte d’Europa.

L. Paschetta, direttore dell’Istituto per ricerca, la formazione e la riabilitazione per la disabilità visiva (IRIFOR) ha di recente sottolineato l’esiguità delle risorse con competenze in merito alle disabilità visive e sensoriali in genere, dal momento che il percorso formativo dei docenti specializzati è diventato nel tempo sempre più generalista.

Può essere, forse è giusto parlarne, affrontare il tema delle eventuali carenze dei percorsi polivalenti. Del resto, la formazione in merito alle disabilità sensoriali in tali corsi è rinviata a quella in servizio. Si applichino le norme, dunque. Però, forse, ha senso parlarne dall’interno, per crescere e migliorare, non per modificare radicalmente un sistema che trova pieno riconoscimento pure dalle Nazioni Unite.

Data: 18/02/2016

Fonte: Disabili.com

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