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Jobs act e disabilità, premesse importanti ma funzionerà?

Jobs act e disabilità un matrimonio che si dovrebbe fare, ma stenta a decollare. I decreti legati al Jobs act, emessi a settembre, sono infatti ricchi di buone intenzioni, ma rischiano di cadere nel vuoto. Invisibili ne ha parlato con Claudio Soldà, Csr & Public affairs director di Adecco Italia. «Due delle premesse del testo di legge sono molto importanti – racconta Soldà (che è anche segretario generale della Fondazione Adecco per le pari opportunità che si occupa di percorsi di educazione al lavoro finalizzati all’integrazione delle persone con disabilità) – la prima riguarda la promozione di una rete integrata tra tutti gli operatori sul territorio coinvolti, dall’Inail agli attori sociali e sanitari, attivabile per costruire un percorso lavorativo personalizzato. La seconda riguarda la definizione dei criteri di facilitazione all’inserimento lavorativo e la “creazione” della figura di un responsabile che agevoli l’ingresso nelle aziende medio grandi».ob act e disabilità un matrimonio che si dovrebbe fare, ma stenta a decollare. I decreti legati al Jobs act, emessi a settembre, sono infatti ricchi di buone intenzioni, ma rischiano di cadere nel vuoto. Invisibili ne ha parlato con Claudio Soldà, Csr & Public affairs director di Adecco Italia. «Due delle premesse del testo di legge sono molto importanti – racconta Soldà (che è anche segretario generale della Fondazione Adecco per le pari opportunità che si occupa di percorsi di educazione al lavoro finalizzati all’integrazione delle persone con disabilità) – la prima riguarda la promozione di una rete integrata tra tutti gli operatori sul territorio coinvolti, dall’Inail agli attori sociali e sanitari, attivabile per costruire un percorso lavorativo personalizzato. La seconda riguarda la definizione dei criteri di facilitazione all’inserimento lavorativo e la “creazione” della figura di un responsabile che agevoli l’ingresso nelle aziende medio grandi».

Un percorso virtuoso che rischia di rimanere sulla carta come tanti dei buoni propositi che hanno seguito la legge 68 che regola e dovrebbe instradare i disabili verso il mondo del lavoro e che invece non ha dato i risultati sperati. Oltre 700 mila gli iscritti alle liste speciali di collocamento stanno lì a dimostrare i limiti di questa legge, o meglio, i limiti della sua applicazione. Le novità riguardano «l’obbligo di assunzione di una persona con disabilità per le aziende con almeno 15 dipendenti – chiosa Soldà – ma anche l’estensione dei contributi e degli incentivi, a tre anni per le persone che hanno una disabilità riconosciuta superiore al 79% e a cinque anni nel caso di disabilità psichica e intellettiva superiore al 45%, che vanno direttamente in compensazione Inps».

Infine c’è la possibilità per le aziende di assumere per chiamata nominativa “scegliendo” di fatto una persona che abbia le caratteristiche giuste per una determinata posizione. Occorre inoltre considerare che, in generale nel mercato del lavoro, oltre il 90% dei contatti tra domanda e offerta avvengono attraverso il passaparola: la chiamata diretta attraverso le liste di collocamento è determinante solo in piccola percentuale. Un primo bilancio del lavoro della Fondazione Adecco nel 2015 parla di 720 avviamenti al lavoro e 630 collocamenti definitivi, il 5% circa del totale italiano che si assesta intorno alle 30 mila unità annue.

Claudio Soldà, forte della sua esperienza, snocciola un paio di consigli: il primo è di farsi sentire dalle agenzie di collocamento almeno una volta ogni sei mesi: «Quando ci arriva un’offerta – spiega – nello scegliere il candidato partiamo dai cv più recenti perché abbiamo più probabilità che la persona con disabilità sia ancora in cerca». La seconda raccomandazione è di non smettere mai di formarsi o di pensare che gli studi effettuati o la disabilità siano sufficienti ad essere selezionati.

Autore: Simone Fanti

Data: 15/12/2015

Fonte: Invisibili.corriere.it

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