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La comunicazione (e l’inclusione) può passare anche per una tovaglietta

Pare proprio che l’inclusione delle persone con disabilità possa essere realizzata anche attraverso delle semplici tovagliette illustrate, tramite la Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), facendo capire, a chi ancora non lo sapesse, che per comunicare non è necessario saper parlare e nello specifico pensando a persone che non utilizzano i più comuni canali comunicativi, come il linguaggio orale e la scrittura, a causa di gravi patologie neurologiche, congenite o acquisite. Tutto è successo durante una cena…

La quotidianità è fatta di piccole cose. Poter consumare il pasto in compagnia comunicando le proprie esigenze, oppure esprimendo una valutazione sul cibo, sono attività semplici solo in apparenza. Esse possono essere molto difficoltose se chi le deve svolgere è una persona che non utilizza i più comuni canali comunicativi (il linguaggio orale e la scrittura), a causa di gravi patologie neurologiche, congenite o acquisite. Quando ricorrono queste circostanze, è necessario pensare a metodi di comunicazione alternativi.

L’insieme delle conoscenze, delle tecniche, delle strategie e delle tecnologie che servono a semplificare e incrementare la comunicazione delle persone con questo tipo di difficoltà si chiama Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), metodo altamente flessibile e personalizzabile che, oltre a sostituire o a proporre nuove modalità comunicative, cerca di incrementare le competenze della persona con disabilità – ad esempio, la capacità di emettere suoni o compiere gesti – utilizzandole, ove possibile, ai fini della comunicazione. Da ciò l’aggettivo “aumentativa”. La qualifica di “alternativa” viene invece utilizzata per indicare l’impiego di ausili e della tecnologia avanzata.

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Data: 09/11/2016

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