Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Marco Berton

Ledha (associazione di promozione sociale che riunisce oltre 180 organizzazioni operanti in Lombardia, ndr), a seguito di diverse segnalazioni ricevute al proprio Centro Anti-Discriminazioni, ha denunciato l’impossibilità di fare visita ai parenti con disabilità nelle strutture residenziali del territorio. Tutto ciò a seguito di un Decreto della Giunta Regionale: il permesso, infatti, può essere concesso solo eccezionalmente e su autorizzazione del responsabile medico. Secondo Ledha le persone con disabilità starebbero prolungando il proprio periodo di lockdown in modo immotivato e sproporzionato rispetto alle relazioni sociali libere vissute al di fuori delle strutture. A proposito, i legali Laura Abet e Giulia Grazioli hanno scritto una lettera all’assessore al welfare lombardo Giulio Gallera, al Garante Nazionale dei Diritti delle Persone Detenute o Private della Libertà Personale Mauro Palma e al coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità Giampiero Griffo: “Riteniamo – hanno fatto sapere – che, con i necessari dispositivi di protezione individuale, previo accertamento dello stato di salute e con la rilevazione della temperatura, non possa mai essere negato il diritto di incontrare il proprio familiare, dentro e fuori dalla struttura, nel rispetto delle norme attualmente in vigore e del diritto delle persone con disabilità alla dignità e all’inclusione come previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Ogni restrizione imposta alle persone che vivono nelle strutture residenziali, qualora non sia ragionevolmente motivata, può costituire una discriminazione sanzionabile ai sensi della legge 67/2006.”

Secondo gli avvocati, anche le disposizioni relative alle uscite sarebbero “lesive dei diritti delle persone con disabilità in quanto restrittive e limitanti” perché subordinate alla sola discrezionalità dei medici, mentre la gestione dei nuovi ingressi nelle strutture socio-sanitarie sarebbe eccessivamente generica: “Chiediamo  – hanno proseguito – una valutazione caso per caso, senza attendere mesi, con i necessari dispositivi di protezione individuale e previo accertamento dello stato di salute con tamponi e/o test sierologici. Anche in questo caso l’eventuale diniego o la dilazione infinita, se non ragionevolmente motivati, possono costituire una discriminazione sanzionabile ai sensi della Legge 67/2006.” Il fine ultimo è quello di modificare il DGR: “Se sarà necessario – ha commentato il presidente di Ledha Alessandro Manfredi – ricorrere alle vie legali, ci schiereremo al fianco delle persone con disabilità coinvolte.”

 

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