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La fine non è altro che un nuovo inizio

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Non avrei mai voluto che arrivasse un momento come questo e, di certo, non me lo sarei mai aspettato così. Per chi, come me, di mestiere, per passione o per hobby scrive, arriva il momento di doverlo fare con dolore, anche se è convinto che non servirà a nulla se non a ricordare il passato, mantenendo viva la memoria di fatti, persone e posti speciali.

Caro Vincenzo, ci hai fregato anche stavolta: te ne sei andato a modo tuo, inaspettato. Anche stavolta non sei stato banale, così come in tutta la tua vita. Tanti rimpiangeranno di non essere passati a salutarti, ma io preferisco ricordarti come sempre, come l’ultima volta che ti ho visto: con il tuo faccione sorridente, davanti al tuo bel piattone di grigliata mista piuttosto che in ospedale attaccato ad un respiratore. Come quando parlavamo di donne, di Juve o di politica.

Ricordo come fosse ieri il giorno del nostro primo incontro, nell’autunno del 2009: io, studente venticinquenne ingenuo e un po’ sbruffone, tesi la mano per stringere la sua; lui non mi disse niente ma mi guardò come per dirmi: «Ma che cazzo stai facendo?!». Questo fu il suo primo, grande insegnamento. Ma Vincenzo non mi ha solamente insegnato tutto sulle persone con disabilità, Vincenzo ha fatto di più: mi ha insegnato a vivere, a volere tutto e a non rinunciare a nulla per se stessi e per le persone a cui vogliamo bene. Per questo non posso che ringraziarlo e considerarlo, così come pochi altri, un maestro di vita.

E sono immensamente felice che, da fervente cattolico, prima di lasciare questa Terra Vincenzo sia riuscito a coronare uno dei suoi sogni più grandi: incontrare Papa Francesco a Roma. Per me, non credente incallito, il Paradiso non è altro che la Terra in cui viviamo, perché possiamo provare a renderla tale. Vincenzo, senza ombra di dubbio, ha contribuito più di chiunque altro a farla somigliare ad un Paradiso. Sono anche pronto a scommettere che, se mai un Paradiso ultraterreno dovesse esistere, ne farebbe parte con pieno merito.

Da oggi, caro amico, ci sentiremo sicuramente un po’ più soli, ma ci stringeremo ancora di più per non sentire la tua mancanza. E andremo avanti, come avresti voluto, perché c’è ancora tanta strada da fare insieme. Perché, come ci ha fatto capire un altro grande maestro di vita, la fine non è altro che un nuovo inizio…

Marco

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