Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

1Sabato 6 luglio – Africa centrale. Jenghi, il misterioso e potente spirito della Foresta, è pronto a uccidere i giovani pigmei di un accampamento durante un antico rito d’iniziazione. Tra i ragazzi che giacciono a terra nella radura, nudi, con i corpi dipinti e cosparsi di sangue, c’è per la prima volta anche un bianco, uno studente di antropologia arrivato nella foresta da pochi mesi. Comincia così il racconto autobiografico di Luis Devin, scandito dai rituali a cui i pigmei Baka l’hanno sottoposto per farne un membro del gruppo e consentirgli di condividere con loro i segreti della foresta. Ma il rito di passaggio, con le sue prove da superare e i suoi insegnamenti, è anche il filo conduttore di una vicenda più ampia, che si sviluppa in un mondo naturale (la grande foresta africana) e culturale (gli accampamenti pigmei) mantenutosi fino a tempi abbastanza recenti in relativo equilibrio, un mondo che purtroppo sta velocemente scomparendo. Spedizioni per la raccolta del cibo, battute di caccia con la balestra, canti propiziatori, strumenti musicali fatti di foglie e di acqua, ma anche deforestazione, conflitti con i popoli Bantu, stregoneria, alcolismo, prostituzione e commercio illegale di selvaggina: sono questi alcuni dei temi che fanno da sottofondo alla storia principale, che Luis Devin ci narra con uno stile asciutto e coinvolgente, sempre in presa diretta, in grado di fondere narrativa, antropologia e suggestioni poetiche di una sconosciuta lingua pigmea in una sintesi del tutto originale.

 

Un libro autobiografico che racconta una tua esperienza straordinaria?

 

Racconta le esperienza di vita e di ricerca antropologica che ho condotto in Africa centrale su un gruppo di cacciatori raccoglitori, conosciuti come i pigmei o i baka del Camerun e del Gabon.

Ho voluto raccontare questa esperienza in chiave narrativa per dare l’idea del dietro le quinte delle ricerche antropologiche su questo popolo, la ricerca sul campo della vita quotidiana, delle amicizie e dei rapporti interpersonali.

 

Quali difficoltà hai incontrato?

In realtà mi è rimasta impressa l’infinita generosità e accoglienza di questo popolo. Mi han permesso di condurre le mie ricerche e vivere in un ambiente ostile, difficile come quello della foresta pluviale. In realtà quando lo conosci ti da più sicurezza che non ansia o paura. Il titolo del libro richiama questa idea non espressa verbalmente, ma molto chiara e ovvia, che la foresta ti possiede. Foresta intesa come grande ecosistema. Un’ idea diametralmente opposta a quella che abbiamo noi di ambiente: noi pensiamo di possedere la natura, un bosco un terreno e poter fare quello che ci pare con le risorse naturali a nostra disposizione.

Tutto il contrario per loro invece: è la natura che ti possiede, noi ne facciamo solo parte.

Questo macro organismo è pieno di odori, colori, suoni e animali e loro ne fanno parte come popolo della foresta e ne sfruttano il minimo indispensabile per sopravvivere, ne fanno parte ma non lo posseggono.

 

Ora che hai intrapreso la carriera letteraria, qual è il tuo futuro, continuerai a scrivere?

Sto scrivendo altre cose, ma allo stesso tempo non vedo l’ora di tornane nella foresta pluviale del Camerun e ritrovare i miei amici baka, a cui devo tutto per quanto riguarda tutte queste esperienze, che mi hanno formato e soprattutto cambiato.

Per Associazione Volonwrite

Vittoria Trussoni

Categories: News

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