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La Ledha a Belpietro: “I disabili non sono una tassa”

Lettera aperta della Ledha al direttore del quotidiano La Verità. In un articolo sull’obbligo, introdotto dal Jobs act, di assumere persone con disabilità anche per le aziende sotto i 35 dipendenti, le persone disabili sono equiparati a un nuovo balzello. “L’inclusione lavorativa è un diritto e non una forma di assistenza”.

Titolo: “I disabili trasformati in tassa”. Sommario: “Il Jobs act di Renzi scarica il welfare sui privati: da febbraio le 100.000 aziende che contano tra i 15 e i 35 dipendenti obbligate ad assumere un handicappato”. Questo su La verità del 27 gennaio, quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. Già senza leggere l’articolo ce n’è abbastanza per far arrabbiare le associazioni che si occupano di persone con disabilità. Innanzitutto la parola “handicappato”, termine ormai desueto perché ritenuto offensivo. E poi il concetto che l’assunzione di un disabile sia un peso, un ulteriore balzello per gli imprenditori. Il lavoro è un diritto anche per chi è disabile. Il problema, però, è che il titolo è fedele all’articolo, non è una sparata di un titolista annoiato. Ed è così che la Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha), alla quale aderiscono una quarantina di associazioni, ha scritto una lettera aperta al direttore del quotidiano. “Nell’articolo sono contenute diverse inesattezze e gravi imprecisioni sul tema -scrive la Ledha-. La prima, e di certo non indipendente da stereotipi, riguarda l’uso delle parole dal momento che nel 2017 siamo ancora obbligati a ribadire un concetto che oramai credevamo assodato: usare il termine “handicappato” per riferirsi a una persona con disabilità è sbagliato. E non per un presunto amore del politically correct. Ma perché la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dal Governo Italiano e quindi legge dello Stato) ci dice chiaramente che stiamo parlando di persone. Di uomini, donne, bambini, studenti, sportivi e – in questo caso – lavoratori…. con disabilità. L’uso del termine “handicappato” o “disabile” fa coincidere la parte con il tutto, annullando una persona e tutte le sue caratteristiche in una sola: la sua disabilità”.

Il secondo grande errore del giornalista de La Verità, Claudio Antonelli, è quella di non considerare il lavoro un diritto anche per le persone con disabilità. “Dobbiamo sottolineare l’altrettanto ingeneroso attacco del pezzo: ‘Trasformare i disabili in una tassa e a scaricare sulle aziende quello che dovrebbe essere un sacrosanto dovere pubblico’. Qui il giornalista dimostra di non conoscere l’ordinamento giuridico italiano perché l’inclusione lavorativa per le persone con disabilità è sancita da una legge dello Stato (legge numero 68/99), rappresenta un diritto e non – come erroneamente suggerisce l’articolo – una forma di assistenza. Che è cosa profondamente diversa.

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