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La leggenda dei numeri 7 del Manchester United

George Best, Bryan Robson, Eric Cantona: loro hanno fatto nascere la leggenda del numero 7 dei Red Devils. Una maglia che da questi giocatori è stata onorata con bravura, inventiva e colpi di classe.Grazie alle loro giocate il pubblico dell’Old Trafford si è divertito ad ogni partita perchè non c’è mai stata banalità in quello che hanno fatto, ma solo tanta passione. Tre campioni molto diversi tra loro: non solo per il modo di giocare ma anche per lo stile di vita.

George Best (un cognome, una garanzia) ha dato il via alla grande tradizione dei numeri 7 del Manchester United, a cavallo tra gli anni ’60 e ‘70. Non solo è stato uno dei migliori calciatori di tutti i tempi ma verrà ricordato, soprattutto, per la sua vita sregolata fuori dal campo. Alcune sue dichiarazioni sono rimaste negli annali, rivelando il suo carattere ironico ma terribilmente realista: «Ho speso molti soldi per alcool, donne e macchine veloci…il resto l’ho sperperato», «Non sono mai stato in spiaggia, per arrivarci dovevo passare davanti a un bar e mi sono sempre fermato prima di raggiungere l’acqua», «Alcune cose me le sono lasciate sfuggire… Miss Canada, Miss Regno Unito, Miss Mondo…» sono solo alcune delle sue massime. Per quanto riguarda il Best calciatore, è molto difficile assegnargli una posizione specifica, perché sarebbe riduttivo; potremmo definirlo “un’ala libera”, imprendibile, che saltava l’uomo come il grandissimo Garrincha: lui e la palla sembravano una cosa unica, inscindibile. Oltre a questo, una grande visione di gioco gli consentiva di segnare anche molti gol: 181 in 473 gare con i Red Devils che gli hanno permesso di conquistare la Coppa dei Campioni nel 1968. Purtroppo per lui, la sua dipendenza all’alcool lo ha portato in un vortice da cui non si è mai più ripreso, morendo di cirrosi epatica nel 2005 all’età 59 anni. Oggi, purtroppo, giocatori con le sue caratteristiche mancano tantissimo.

Quasi 10 anni dopo Best, ci ha pensato Bryan Robson a far sognare i tifosi dello United. Robson approdò a Manchester nel 1981 dal West Bromwich Albion ed è ricordato per essere, ancora oggi, il più longevo capitano della squadra e, all’epoca, l’acquisto più costoso della storia del calcio inglese: 1,5 milioni di sterline. Centrocampista centrale completo con spiccate doti offensive: bravo nell’anticipo, nel controllo di palla, nei contrasti e nei colpi di testa; queste doti gli sono state riconosciute anche nel 2011, quando è stato premiato come “Miglior giocatore del Manchester United di tutti i tempi” da un sondaggio fatto dagli ex giocatori della squadra. Anche Robson ha rischiato di entrare nel tunnel della dipendenza da alcool con i compagni di squadra McGrath e Whiteside, ma la sua determinazione a far bene e l’ammirazione di quanti vedevano in lui un leader lo hanno aiutato a capire che stava sbagliando. Tutto ciò gli ha permesso di conquistare numerosi trofei, tra cui due scudetti, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea in 345 partite totali (condite da 74 gol).

E’ stato un francese, Eric Cantona, l’erede di Robson con la mitica numero 7: dal 1992 al 1997, con gran genio ma tanta sregolatezza (soprattutto caratteriale), ha fatto sognare i tifosi presentandosi come vero e proprio punto di riferimento per i compagni, che si affidavano alla sua classe (non tanto come goleador ma piuttosto come uomo assist), per vincere. Con lo United ha vinto il suo primo scudetto nel ’93, ripetendosi l’anno successivo grazie anche ad una sua doppietta decisiva. Purtroppo, nel ‘95, Cantona è diventato famoso in negativo perché, durante una partita contro il Crystal Palace, tirò un calcio in faccia a un tifoso che lo stava insultando da bordo campo, mostrando il suo carattere irascibile: da quell’episodio non verrà più chiamato in Nazionale. Nelle interviste successive, Cantona, ai giornalisti che gli chiedevano il perchè del gesto, rispose: «Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che verranno gettate in mare delle sardine». In tutto, le sue presenze con lo United sono state 143, con 64 gol in Premier League, 11 nelle coppe nazionali e 5 in Champions League. Cantona ha lasciato una dichiarazione ai suoi ex tifosi: «Sono molto orgoglioso che i tifosi cantino ancora il mio nome allo stadio, ma ho paura che un domani loro si fermino. Ho paura perché li amo. E ogni cosa che ami, hai paura di perderla». Dal punto di vista umano, Cantona è, ancora oggi, un personaggio a tutto tondo: a testimonianza della sua espressività ci sono le numerose apparizioni cinematografiche, culminate nel ruolo di protagonista nel film di un regista importante come Ken Loach “Il mio amico Eric”, in cui ha interpretato se stesso.

Altri grandi campioni che hanno indossato questa gloriosa maglia sono stati David Beckham, lo Spice Boy, famoso per la sua presenza in passerella così come in campo, e Cristiano Ronaldo, attuale stella del Real Madrid, lanciato nel grande calcio come numero 7 dei Red Devils e l’unico ad essere stato considerato da George Best in persona suo erede: «Ci sono stati vari giocatori nel corso degli anni segnalati come il nuovo George Best, ma questa è la prima volta che è stato un complimento per me».

Simone Croce

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?

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