Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Marco Berton

Da tempo, a Torino e in altre grandi città italiane, è in atto una sorta di “guerra” che contrappone due fazioni: la prima riguarda chi porta avanti un’incessante politica di sviluppo della mobilità attiva attraverso diversi interventi come nuove piste e corsie ciclabili, l’introduzione di innovazioni come case avanzate e controviali a 20 km/h, la messa in sicurezza di incroci e attraversamenti, l’istituzione di nuove aree pedonali e delle cosiddette “zone” 30″. La seconda, invece, riguarda quei cittadini che contrastano qualsiasi iniziativa in tal senso affermando come il proliferare di biciclette e monopattini possa diventare “pericoloso” per i pedoni, costretti a proteggersi da scalmanati che sfrecciano a tutta velocità ovunque, e di come la “guerra alle auto” (come è stata ribattezzata da qualcuno) possa  danneggiare gli spostamenti delle persone con ridotta mobilità; quest’ultima posizione è spesso supportata da molte persone con disabilità, che però portano alla discussione un elemento non trascurabile in più: quello delle barriere architettoniche.

Che le nostre strade e i nostri marciapiedi, moltissimi dei quali costruiti in tempi in cui l’accessibilità non era certo in cima alla lista dei pensieri di amministratori e urbanisti, risultino spesso di difficile fruizione è un dato di fatto, così come è un dato di fatto che l’evoluzione normativa e culturale richieda una ancor più specifica attenzione al tema. La mobilità attiva, e le soluzioni architettoniche previste per favorirla, potrebbero rappresentare proprio una soluzione (e non il problema) universale con l’equa redistribuzione dello spazio pubblico attraverso corsie, attraversamenti e percorsi dedicati di larghezza sufficiente a garantire la sicurezza di tutti, la predisposizione di scivoli, l’eliminazione dei gradini, la moderazione della velocità…

Sta proprio agli amministratori, in questo caso, far sì che alle politiche messe in atto seguano interventi materiali adeguati alla giusta promozione di forme di spostamento più rispettose dell’ambiente e delle necessità dei cittadini. La tracciatura della segnaletica orizzontale non è infatti sufficiente senza un’adeguata opera integrale di abbattimento delle barriere architettoniche presenti, soprattutto quando un cordolo o una radice rappresentano un ostacolo insormontabile. La scarsità di risorse non aiuta di certo, ma il dialogo e il coinvolgimento continuo di disability manager, associazioni di persone con disabilità e di tecnici specializzati possono contribuire a superare gli attriti e a lavorare nell’interesse generale.

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