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La tragedia di Adan è una sconfitta per tutta la nostra civile società

«Quanto accaduto ad Adan e alla sua famiglia riguarda tutti noi, in quanto persone, cittadini, genitori, figli, esseri umani, perché crediamo che il valore della vita e della dignità non possano mai essere messi in discussione, o in secondo piano»: non si possono non condividere le parole diffuse dalla UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), di fronte alla tragedia di Adan, ragazzo curdo iracheno con grave disabilità, fuggito dalla guerra, rifiutato dalla Svezia e morto a Bolzano, dopo avere vagato per molti giorni tra strade e uffici, insieme alla sua famiglia.

Lascia a dir poco sgomenti, sin dal titolo, quanto abbiamo letto in questi giorni nel sito del Progetto Melting Pot Europa: La morte di Adan, minore curdo iracheno lasciato in strada assieme alla sua famiglia.
La terribile storia di cui si parla è appunto quella del piccolo Adan, morto a Bolzano tra sabato e domenica scorsi, per le complicazioni legate a una caduta e al decorso postoperatorio, inseriti nel quadro di salute di un ragazzo con una malattia grave come la distrofia muscolare.
La sua famiglia curda irachena, composta dai genitori e da quattro figli, era fuggita nel 2015 dall’Iraq in guerra, approdando in Svezia e ricevendo due anni dopo dal Paese scandinavo il diniego alla richiesta di protezione internazionale, con relativa minaccia di espulsione e rimpatrio coatto in Iraq, se non avesse provveduto ad allontanarsi volontariamente.

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Data: 11/10/2017

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