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Ladispoli, studenti della Corrado Melone affrontano il tema della disabilità

Cos’è la disabilità? Prima di parlare di disabilità dovremmo capire che cosa intendiamo per normalità. A grandi linee la normalità può essere definita come la capacità di compiere i normali atti quotidiani: mangiare, vestirsi, lavarsi, lavorare, passeggiare… Una persona disabile non riesce a fare alcune di queste cose, ma anche i cosiddetti normodotati non riescono a fare tutte queste cose a perfezione ed hanno anche loro sempre bisogno degli altri e del loro aiuto. Ciascuno di noi ha un grado di “disabilità” e tutti noi dobbiamo imparare a rispettare e ad interagire con chi ha difficoltà più o meno grandi. È molto importante non far sentire in senso sbagliato e negativo la diversità, non solo perché ci si potrebbe ritorcere contro, ma proprio perché siamo tutti siamo diversi. “Ama il prossimo tuo come te stesso” ha detto Lui, quindi è giusto far di tutto per mettere a proprio agio anche chi ha alcune difficoltà e farlo sentire bene, proprio come tutti gli altri. Le persone diversamente abili sono persone particolarmente coraggiose perché convivono tutti i giorni con le loro piccole o grandi difficoltà e lottano per farsi accettare dagli altri in una società in cui domina l’egoismo. Sono persone speciali e, per loro, come per tutti noi, è fondamentale ricevere attenzione e affetto.

Questa mia è solo una delle riflessioni che i miei compagni hanno letto durante l’incontro avuto nell’aula consiliare del Comune di Ladispoli concessaci dal sindaco Paliotta, per partecipare ad un incontro con la dottoressa Mirella Verduchi sul tema “sindrome di Williams”, una malattia genetica con la quale la nostra ospite non aveva mai avuto una diretta esperienza finché non si è risposata con un uomo che ha una figlia con questa sindrome. Grazie all’esperienza personale, Mirella Verduchi ha scritto un libro sulla vita e sulla quotidianità di una ragazza affetta da questa rara sindrome.

Dopo le riflessioni, l’esperta ha descritto la sindrome. La malattia è genetica e appare dalla nascita; è stata scoperta nel 1961, ma per decenni è stata scambiata per un’altra sindrome, quella dell’autismo. Una statistica, molto incerta, stabilisce che la malattia colpisce 1 nato su 20.000. Adesso la malattia si può scoprire anche grazie al test del DNA. La nostra ospite prima di parlare dei sintomi della patologia, ha esposto le caratteristiche delle persone affette dalla malattia: solitamente sono molto affettuose, si fidano sempre del prossimo e preferiscono interagire con persone adulte o con persone più piccole. I bambini affetti dalla sindrome hanno ritardi a camminare, parlare, scrivere e ragionare, hanno però una spiccata attitudine alla musica. I sintomi di questa malattia sono: disturbi del sonno, molto fastidio ai rumori forti, ritardi mentali e difficoltà motorie. La loro diversità non infastidisce il prossimo, anzi la loro socievolezza è positiva.

La nostra professoressa di Italiano, Stefania Pascucci, ha poi letto alcuni brani tratti dal libro intitolato “Il bruchino e la farfalla”, scritto dalla nostra ospite, che narra appunto le vicende di questa ragazza; in particolare un capitoletto relativo ad un avvenimento che sarebbe potuto succedere a chiunque, come sottolinea la nostra ospite, ma con più facilità alle persone colpite dalla malattia, che tendono a fidarsi ciecamente del prossimo. Il capitolo letto raccontava un episodio che ci ha fatto riflettere. Un giorno la ragazza, con l’hobby della radio ricetrasmittente, tramite la radio, conosce un ragazzo di nome Federico che desiderava assolutamente incontrare. Infatti Federico sembrava, nelle comunicazioni radio, una brava e gentile persona. Nasce piano piano il desiderio di vederlo. La ragazza, per giustificare un appuntamento con lui, mente ai genitori, dicendo di volere uscire per andare a comprare un libro sulle spezie. I ragazzi si incontrano ad una fermata dell’autobus, Federico, con la scusa di farle vedere la sua collezione di modellini di moto, la fa salire a casa sua, ma anche se la collezione esiste veramente, in realtà si tratta solo di una scusa per approfittarsi di lei. Infatti, a casa di Federico, questo inizia a baciare la ragazza con violenza, ma fortunatamente lei riesce a liberarsi e ad andare via. Alla fine la ragazza torna a casa sconvolta e con un livido sulla spalla. Dopo la lettura, l’esperta ha invitato i ragazzi a riflettere sulla vicenda narrata e ad essere sempre prudenti e sinceri con i genitori; situazioni come queste possono capitare a tutti, se non si sta attenti. La prof. Pascucci ha letto poi un altro capitolo, il capitolo conclusivo del libro in cui si narra della ragazza, ormai grande, che vive felicemente insieme a delle sue amiche e a degli operatori sanitari che la aiutano a svolgere gli atti quotidiani. Alla fine della lettura c’è stato un grande applauso da parte degli alunni all’esperta.

Questo incontro per me è stato molto costruttivo e interessante e mi ha fatto riflettere e capire la vita dei disabili, persone uguali a tutti noi, ma spesso messe da parte da chi non capisce che se ad un disabile manca una qualche capacità a loro manca del tutto il cuore. In una società civile tutti, ma le persone più deboli in particolare, devono essere protette e tutelate, anche punendo severamente i “predatori”, intimorendo così chi vuole seguire il loro cattivo esempio.

Fonte: terzobinario.it

(s.c./m.m.)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?