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Lavori in corto


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1Lunedì 15 luglio – L’Associazione Museo Nazionale del Cinema è stata fondata da Maria Adriana Prolo nel 1953 con l’intento di costituire a Torino un Museo del cinema che prese effettivamente vita nel settembre del 1956, nella sale di Palazzo Chiablese in piazza San Giovanni, permettendo così agli studiosi ed ai visitatori di accedere ai preziosi documenti e cimeli raccolti per trent’anni da Maria Adriana Prolo.

Dal 2012, in collaborazione con l’Associazione Riccardo Braghin, l’associazione promuove un concorso rivolto agli under 35 per la realizzazione di cortometraggi sulle tematiche sociali.

 

Valentina D’Amelio, presidente dell’Associazione, puoi parlarci di Lavori in corto?

Lavori in corto” è un concorso cinematografico che abbiamo organizzato insieme all’associazione Riccardo Braghin ed è rivolto a giovani autori under 35. La prima edizione ha trattato il tema dell’inserimento sociale attraverso il lavoro ed è proprio da quella che abbiamo tratto i quattro cortometraggi che faremo vedere questa sera; parlano prevalentemente di cibo e intercultura: ci sembrava interessante inserirli in questo percorso di salute e cibo. Quest’anno abbiamo cambiato tema, si parlerà di scelte abitative per la condivisione di spazi o per esigenze economiche, tutto sempre nell’ottica di cinema sociale per dare l’opportunità a giovani autori che non hanno grandi occasioni di mostrare il proprio lavoro di vederli proiettati in luoghi molto interessanti come La Casa nel Parco di Mirafiori, la Casa del Quartiere a San Salvario. La serata finale, come tutti gli anni, si svolgerà al Cinema Massimo.

 

Stefano Darchino è il vincitore della prima edizione. Stefano, ci parli del tuo cortometraggio che, già dal titolo, preannuncia cibo e cucina….Tajarin?

Tajarin è nato dall’idea di un gruppo di ragazzi del Dams che hanno deciso di buttarsi nella realizzazione di un corto. Eravamo davvero alle primissime armi: volevamo romanzare l’esperienza che l’altro ragazzo con cui ho diretto il film Giacomo Piumatti e il nostro sceneggiatore Francesco Toto avevano vissuto, ossia quella di lavorare all’interno di una cucina scoprendo di essere gli unici italiani al suo interno. Da lì abbiamo estrapolato l’idea di una storia di integrazione al contrario; ci sono stati, ovviamente, moltissimi problemi durante la sua realizzazione, soprattutto perché questo film è stato realizzato a costi zero.

Vincere è stata veramente una sorpresa incredibile, credo che la giuria abbia visto, nella nostra opera prima, pur nella sua semplicità, la volontà di raccontare una storia nonostante la povertà dei mezzi, andando oltre a quelli che potevano essere i problemi tecnici, valorizzando quella che è stata la passione che abbiamo messo nel girare il nostro corto.

 

Ambra Zambernardi è la seconda regista. Ci parli del tuo cortometraggio?

Inizio col dire che non è un vero proprio cortometraggio: non l’ho girato con una videocamera ma è semplicemente uno slideshow, ovvero un montaggio alternato di fotografie e di citazioni che ho ascoltato personalmente e letto sui libri che riguardano due o tre quartieri importanti per torino che sono Borgo Dora, Porta Palazzo e San Salvario. Il suo  titolo è lungo e improbabile perché è Torino Multietnica Shall Save the Human Race Papparapa Allen Ginsberg: è una versione riadattata in poesia della Quinta Internazionale che Allen Ginsberg cantò nel ‘92 o nel ‘93 alla Vienna Poetry School. Questo titolo è legato ad un workshop internazionale a cui presi parte con la Scuola Holden nell’estate del 2010.

Ho scelto questi quartieri perché sono il fulcro delle attività imprenditoriali e di primo inserimento sociale di nuovi e vecchi migranti nella Città di Torino. Mi piace pensare che il mercato sia il luogo e la forma per eccellenza dello scambio culturale, interculturale e intergenerazionale e mi piace pensarlo come luogo di connessioni rurali e urbane quando abbiamo il mercato dei contadini di Porta Palazzo, formali e informali perché ci sono mercati diurni e notturni e legali e illegali per gli stessi motivi; in più connette abitanti autoctoni con nuovi e vecchi migranti. Porta Palazzo mi piace anche perché è il mercato all’aperto più grande d’Europa, esiste da 150 anni, è il primo luogo di inserimento dei canali migratori, ha ogni giorno più di 1000 ambulanti e più di 100000 avventori: è una realtà importante nella nostra città, sono partita da quello.

 

Complimenti ragazzi, aspettiamo l’edizione del prossimo anno!

 

Per Associazione Volonwrite

Marco Berton

Lunedì 15 luglio – L’Associazione Museo Nazionale del Cinema è stata fondata da Maria Adriana Prolo nel 1953 con l’intento di costituire a Torino un Museo del cinema che prese effettivamente vita nel settembre del 1956, nella sale di Palazzo Chiablese in piazza San Giovanni, permettendo così agli studiosi ed ai visitatori di accedere ai preziosi documenti e cimeli raccolti per trent’anni da Maria Adriana Prolo.

Dal 2012, in collaborazione con l’Associazione Riccardo Braghin, l’associazione promuove un concorso rivolto agli under 35 per la realizzazione di cortometraggi sulle tematiche sociali.

 

Valentina D’Amelio, presidente dell’Associazione, puoi parlarci di Lavori in corto?

Lavori in corto” è un concorso cinematografico che abbiamo organizzato insieme all’associazione Riccardo Braghin ed è rivolto a giovani autori under 35. La prima edizione ha trattato il tema dell’inserimento sociale attraverso il lavoro ed è proprio da quella che abbiamo tratto i quattro cortometraggi che faremo vedere questa sera; parlano prevalentemente di cibo e intercultura: ci sembrava interessante inserirli in questo percorso di salute e cibo. Quest’anno abbiamo cambiato tema, si parlerà di scelte abitative per la condivisione di spazi o per esigenze economiche, tutto sempre nell’ottica di cinema sociale per dare l’opportunità a giovani autori che non hanno grandi occasioni di mostrare il proprio lavoro di vederli proiettati in luoghi molto interessanti come La Casa nel Parco di Mirafiori, la Casa del Quartiere a San Salvario. La serata finale, come tutti gli anni, si svolgerà al Cinema Massimo.

 

Stefano Darchino è il vincitore della prima edizione. Stefano, ci parli del tuo cortometraggio che, già dal titolo, preannuncia cibo e cucina….Tajarin?

Tajarin è nato dall’idea di un gruppo di ragazzi del Dams che hanno deciso di buttarsi nella realizzazione di un corto. Eravamo davvero alle primissime armi: volevamo romanzare l’esperienza che l’altro ragazzo con cui ho diretto il film Giacomo Piumatti e il nostro sceneggiatore Francesco Toto avevano vissuto, ossia quella di lavorare all’interno di una cucina scoprendo di essere gli unici italiani al suo interno. Da lì abbiamo estrapolato l’idea di una storia di integrazione al contrario; ci sono stati, ovviamente, moltissimi problemi durante la sua realizzazione, soprattutto perché questo film è stato realizzato a costi zero.

Vincere è stata veramente una sorpresa incredibile, credo che la giuria abbia visto, nella nostra opera prima, pur nella sua semplicità, la volontà di raccontare una storia nonostante la povertà dei mezzi, andando oltre a quelli che potevano essere i problemi tecnici, valorizzando quella che è stata la passione che abbiamo messo nel girare il nostro corto.

 

Ambra Zambernardi è la seconda regista. Ci parli del tuo cortometraggio?

Inizio col dire che non è un vero proprio cortometraggio: non l’ho girato con una videocamera ma è semplicemente uno slideshow, ovvero un montaggio alternato di fotografie e di citazioni che ho ascoltato personalmente e letto sui libri che riguardano due o tre quartieri importanti per torino che sono Borgo Dora, Porta Palazzo e San Salvario. Il suo  titolo è lungo e improbabile perché è Torino Multietnica Shall Save the Human Race Papparapa Allen Ginsberg: è una versione riadattata in poesia della Quinta Internazionale che Allen Ginsberg cantò nel ‘92 o nel ‘93 alla Vienna Poetry School. Questo titolo è legato ad un workshop internazionale a cui presi parte con la Scuola Holden nell’estate del 2010.

Ho scelto questi quartieri perché sono il fulcro delle attività imprenditoriali e di primo inserimento sociale di nuovi e vecchi migranti nella Città di Torino. Mi piace pensare che il mercato sia il luogo e la forma per eccellenza dello scambio culturale, interculturale e intergenerazionale e mi piace pensarlo come luogo di connessioni rurali e urbane quando abbiamo il mercato dei contadini di Porta Palazzo, formali e informali perché ci sono mercati diurni e notturni e legali e illegali per gli stessi motivi; in più connette abitanti autoctoni con nuovi e vecchi migranti. Porta Palazzo mi piace anche perché è il mercato all’aperto più grande d’Europa, esiste da 150 anni, è il primo luogo di inserimento dei canali migratori, ha ogni giorno più di 1000 ambulanti e più di 100000 avventori: è una realtà importante nella nostra città, sono partita da quello.

 

Complimenti ragazzi, aspettiamo l’edizione del prossimo anno!

 

Per Associazione Volonwrite

Marco Berton

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Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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