La Salute in Comune - 2016

Le sfide dei sensi

I sensi, lo studiamo fin da piccoli, sono cinque: olfatto, udito, tatto, vista e gusto. Può capitare però che uno dei cinque sensi non si sviluppi – o si sviluppi meno – di quanto dovrebbe: si parla in questo caso di disabilità sensoriale, identificata nella condizione di sordità e cecità.

Ma è anche in questo caso possibile aspirare ad una vita indipendente?

La 15esima serata de La Salute in Comune ha voluto rispondere a questo interrogativo. Sul palco sono state invitate le educatrici professionali Marisa Cattai, Adriana Rosso e Luisa Colluto – operatrici del Servizio Disabilità Sensoriali del Comune di Torino – e Sara Frezzetti e Dajana Gioffrè, due giovani ragazze che hanno raccontato la loro esperienza rispettivamente con la disabilità uditiva e con quella visiva.disabiiltasensoriali

Il Servizio Disabilità Sensoriali è un servizio alla persona rivolto a minori sordi, ciechi e ipovedenti e prevede un progetto individualizzato che si raccorda con tutti i soggetti che interagiscono con il bambino. La famiglia è il primo attore di questa rete che coinvolge la scuola e i professionisti dell’ASL. Lo scopo è sviluppare al massimo le potenzialità del bambino e fornirgli gli strumenti per vivere nel modo più autonomo possibile. E’ importante intervenire in modo precoce (anche a partire da un anno e mezzo di età) e intensivo, per sviluppare in modo graduale tutte le competenze per l’autosufficienza.

Il Servizio è in accreditamento al Comune di Torino ed è gestito dalle agenzie educative iscritte presso il registro del Comune stesso; esiste inoltre una convenzione tra Comune e ASL che prevede un cofinanziamento da parte dell’ASL per i bambini al di sotto dei 6 anni. Al Servizio si accede grazie alle segnalazioni dei Servizi Territoriali, ma il contatto può essere proposto anche dalla scuola o dalla famiglia.

E’ fondamentale aumentare la capacità di attenzione di un bambino sordo, usando giochi e strategie per fare esperienza e partecipare attivamente alla vita – ha spiegato Marisa Cattai – l’apprendimento del linguaggio deve essere sostenuto con esperienze concrete e la famiglia ha il compito di incoraggiare i propri figli, insieme all’educatore professionale, per vincere questa sfida.

Per i bambini ciechi o ipovedenti è ancora più difficile raggiungere l’autonomia; l’educatore in questo caso opera cercando con il bambino punti di riferimento e adoperando strisce tattili, per dargli la possibilità di capire le proprie potenzialità. E’ importate la rete, l’azione congiunta di scuola e famiglia.

Il messaggio più positivo e incoraggiante è stato lanciato dalle ragazze Sara e Dajana: per quanto non sia facile convivere con una disabilità sensoriale, si può comunque condurre una vita normale e indipendente.

Sara è sorda e nonostante il forte impatto avuto con l’impianto cocleare che la aiuta a sentire, ha deciso di far tesoro della sua esperienza e della sua forza per fondare l’Associazione ConTatto per persone con disabilità sensoriali.

Dajana è cieca e per merito della sua determinazione vive da sola da tre anni grazie all’esperienza con Enjoy The Difference e in compagnia del suo Labrador Camilla ha concluso il Cammino di Santiago de Compostela.

Una splendida frase rappresenta pienamente la gioia di vivere di queste due ragazze: Il mare trova sempre la forza di riprovarci; dovremmo farlo anche noi, sempre.

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Claudia Cespites

Claudia Cespites

Ci sono persone che da subito nascono con la vocazione per il mondo del sociale: sognano di diventare educatori, assistenti sociali, insegnanti.
E poi ci sono persone che nel colorato panorama del sociale ci "inciampano" per caso, come è successo a me. A differenza di tanti miei colleghi dell'associazione io provengo da un mondo completamente differente, con studi in comunicazione e marketing e con un contratto di lavoro come addetta ufficio presso un supermercato alimentare: ero abituata a confrontarmi con numeri e dati, più che con le persone.
Ma a volte, per fortuna, la vita ti riserva percorsi di crescita personale e professionale imprevedibili, che cambiano completamente il tuo modo di pensare e la prospettiva con cui ti rapporti a ciò che ti circonda.
Da quando, due anni fa, ho risposto a quell'annuncio di stage in comunicazione sociale presso l'Associazione Volonwrite, la mia vita è cambiata.
Ad oggi mi chiedo come sarebbero stati i miei giorni senza questa realtà: sicuramente più grigi, più "soli" e più superficiali...
A Volonwrite devo tantissimo: per me si tratta di una seconda famiglia, più che di un'associazione...e si sa, la famiglia non si abbandona mai!