News

LE SFIDE (VINTE) DI UN GIOCATORE SENZA MANI

Il suo motto è “No excuses”: ha cominciato con un computer ricevuto in dono da bambino ed è diventato campione del mondo di videogiochi. Ma oggi è soprattutto una star sui social. Con una mission: aiutare gli altri a diventare persone migliori.

Nella vita non ci sono sfide impossibili. E Massimiliano Sechi, in arte Macs HG (Handless gamer), lo dimostra. Nato senza tre arti a causa della focomelia, è sempre riuscito a sfruttare al meglio le sue potenzialità. Il primo computer, ricevuto a quattro anni, gli ha fatto scoprire il mondo dei videogiochi. Una passione che ha fatto diventare questo “giocatore senza mani” un campione del mondo di Gec, giochi elettronici competitivi, grazie a un touchpad e un gamepad azionati con il piede sinistro e a un mouse tenuto sotto il braccio destro. Nel 2012 è stato scelto come primo e unico testimonial italiano del brand americano Razer, due anni dopo è testimonial del progetto Gec e si fa portavoce di “No excuses”, una campagna di sensibilizzazione a cui aderiscono persone da tutto il mondo. Nel suo curriculum conta anche un servizio televisivo per Le iene, la trasmissione di Italia uno. Seguitissimo sui social (il suo profilo Facebook conta 140mila “mi piace”), oggi ha messo da parte joystick e mouse per diventare coach e master practitioner di programmazione neurolinguistica. Nel suo ruolo da motivatore aiuta gli altri a migliorarsi. Ma lui, perfezionista per natura, non si sente ancora appagato. E alla soglia dei 30 anni vede nel suo futuro ancora tante altre sfide da affrontare, come quella di far crescere “Be-ing the difference”, un progetto nato per aiutare le persone a superare gli ostacoli che lui stesso si è trovato davanti per tutta la vita. Si racconta nell’intervista al magazine SuperAbile Inail.

Lei è stato un campione mondiale di videogiochi e oggi è diventato una star sui social, ma come è nato il suo rapporto con le nuove tecnologie?
Il primo computer mi è stato regalato a quattro anni e per me è stato un grande passo avanti. Scrivevo con il piede e con le braccia, ma i miei genitori ritenevano che avere un computer avrebbe potuto facilitarmi le cose da grande. Ovviamente lo utilizzavo anche per giocare e col tempo questa è diventata una grande passione, fin quando non sono entrato nel mondo dei videogiochi competitivi. Ho battuto record prima europei poi mondiali. In seguito ho deciso di aprire un canale Youtube, in inglese, che ha fatto quasi subito 20mila iscritti. Allora mi sono reso conto che stavano iniziando a interessarsi a me aziende e realtà importanti e ho pensato di sfruttare questa visibilità per costruire qualcosa di più importante. Volevo andare oltre la stima dei fan e far sì che l’esempio di Massimiliano Sechi potesse guidare le persone per superare i propri limiti, soprattutto mentali.

Il mondo del web le ha cambiato la vita. In molti casi può anche rappresentare una trappola, quella di nascondersi in un universo parallelo. Come è riuscito a non caderci?
Il mondo parallelo non è solo quello del web: se vediamo le cose dall’alto, ci sono altri spazi in cui chiudersi. Per esempio c’è chi guarda solo all’aspetto fisico e cerca di compensare quello che gli manca con l’apparenza. Anche il videogioco può essere un modo per nascondere la fisicità, così come il web, ma può anche far emergere aspetti che ti caratterizzano o che vorresti facessero parte di te: il tuo io ideale, insomma. Questo permette anche di filtrare le persone: se hai davanti a te qualcuno è difficile nascondere le tue debolezze, mentre online puoi ideare un personaggio più facilmente. Credo che questa sia una possibilità, più che una trappola. Io per esempio faccio un post ogni giorno perché voglio che le persone vivano nel mio mondo e capiscano che al di là dei sorrisi, dei messaggi positivi, per arrivare si deve passare anche per i momenti difficili.

L’altro rischio per chi riesce a superare le difficoltà è quello di essere percepito e raccontato come un supereroe. Lei che è un simbolo per tante persone, come fa ad arginare questo pericolo?
Penso che far vedere la difficoltà come un momento di partenza sia più importante che mostrarsi come un superuomo o una persona invincibile, con la vita perfetta. È quello che cerco di fare ogni giorno, trasmettendolo alle persone che mi seguono. Mi capita spesso che chi è in difficoltà mi contatti pensando che io possa cambiare la sua vita. Ecco, cerco di far capire che serve un lavoro più profondo su se stessi.

È uno dei portavoce della campagna “No excuses” . Pensa che la disabilità non possa essere una scusa per porsi dei limiti nella vita?
“No excuses” non è un motto nato solo sulla disabilità, ma rappresenta uno stile di vita. Credo che ognuno di noi abbia tanti motivi per lamentarsi ogni giorno: dalle difficoltà fisiche ai problemi personali o di lavoro. Ma fino a quando attribuiremo la responsabilità di quello che ci succede ad altri o ad altro, non avremo mai il controllo della nostra vita. Nel momento in cui, invece, saremo noi per primi a chiederci cosa possiamo fare per cambiare ciò che siamo e ciò che ci circonda, non avremo più scuse e ci prenderemo la responsabilità di cambiare e migliorare.

Di sfide ne ha superate tante, ne ha una per il futuro?
Io penso che avrò sempre una sfida da superare, e quella sfida è migliorarmi. Quando pensiamo di non avere obiettivi più grandi da raggiungere, ci spegniamo. Spegniamo quella leva che abbiamo al nostro interno e che ci permette di crescere. Per me in questo momento significa far crescere l’associazione non profit Be-ing the difference, che è stata ideata per trovare soluzioni alle difficoltà che io, per primo, ho incontrato nella vita. In particolare lavoriamo sui bisogni delle famiglie che vivono al proprio interno situazioni di disabilità, dando loro supporto e aiutandole a scoprire il loro potenziale, tramite il coaching e la pet-therapy. Attualmente siamo ancora in una fase preliminare, in futuro vorrei andare nelle scuole non tanto a parlare con gli alunni disabili quanto con tutte le persone che li circondano. In una società che punta sull’omologazione voglio portare un messaggio opposto: e cioè quanto sia importante essere se stessi ed essere diversi. Viene ricordato chi ha fatto la differenza.

Autore: Eleonora Camilli

Data: 03/08/2016

Fonte: Superabile.it

Post precedente

Concorso scuola: molti bocciati sul sostegno

Prossimo post

NUOVI LEA, VIA LIBERA DEL MINISTERO DELL'ECONOMIA. "A SETTEMBRE LI AVREMO"

The Author

redazione

redazione