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Le visioni di Nemrac – Il matrimonio imperfetto tra Spazio e Tempo

Arrivederci Teacher and Master Stephen Hawking

A Maria Luisa e Marco, maestri del qui ed ora per un fuoco di sogni su cui non smettere di soffiare

Non è mia abitudine scrivere i pezzi dedicandoli a qualcuno in particolare (e prometto che non diventerà consuetudine), ma oggi non posso farne a meno perché il mio omaggio a Stephen Hawking inizia dalla condivisione con una cara amica, insegnante, di un pezzo uscito sull’Huffington Post esattamente due anni fa. In quell’occasione, Hawking raccontava di come il suo talento di matematico, ancor prima che di fisico e cosmologo, fosse alimentato dalla passione per l’insegnamento della materia di un suo professore: «Le sue lezioni erano illuminanti e vivaci, ogni cosa poteva divenire oggetto di discussione».

È come se in queste parole fossi riuscita, per la prima volta, dopo molti input di natura diversa, a tracciare un ritratto di Stephen Hawking accessibile a me che di matematica e fisica ci ho sempre capito poco. Un ritratto umanistico di quel genio, da me riconosciuto dall’oggettiva portata delle sue scoperte, ma al di fuori del suo lavoro di studioso. Quelle parole schiudevano, nella loro semplicità, una sorta di immediata empatia con l’argomento: rivelatrici di un metodo. La messa in prospettiva che non inchioda l’evoluzione alle premesse assiomatiche, si rivela il primo passo di un metodo che progressivamente conduce al raggiungimento della scoperta. Relativizzare continuamente, lungo il percorso di scoperta, non è segno di insicurezza o debolezza dell’argomentare ma piuttosto illumina il potere della confutazione, strumento decisamente meno totalizzante dell’antitesi.

Sono sempre più convinta che il talento per la matematica e la fisica, in Stephen Hawking, si accompagnassero in modo paritario alla sua capacità di teorizzare le sue scoperte rivoluzionarie attraverso confutazioni mai dogmatiche. Credo anche che la grandezza, nella portata geniale delle sue scoperte, avesse nella progressione degenerativa della sua malattia il suo contrappeso nell’economia di un umano destino. Probabilmente non è un caso che, al momento di scegliere il suo argomento per la tesi di dottorato, Hawking fosse indeciso se trattare in egual misura Spazio e Tempo, optando poi per quest’ultimo proprio nel frangente in cui i sintomi della sua patologia non erano più ignorabili. Con una prospettiva di vita di appena due anni, come non essere curiosi e motivati a trovare il modo di ripiegare il tempo su se stesso?

Ho “conosciuto” più da vicino la storia umana di Hawking grazie alla pellicola del 2014 di James Marsh La teoria del tutto adattato dalla biografia di Jane Wilde Hawking; qui la storia e le scoperte del cosmologo Stephen si intrecciano alle vicissitudini del suo matrimonio fino alla separazione. Non casualmente, la pellicola non prende il nome direttamente dalla biografia di Jane, ma dalla ricerca di Stephen Hawking che, per buona parte della sua vita, scandita dalle implicazioni della diversità fisica, ha lavorato all’elaborazione della Teoria del Tutto secondo cui esisterebbe un’unica equazione che (di)spieghi la complessità dell’Universo e il suo ordine.

La ricerca della perfetta equazione, spiegata alla moglie, è iniziata come “lo studio del matrimonio tra Spazio e Tempo” suonava già come la ricerca di un perfetto equilibrio che, il tempo degli eventi, ha rivelato irraggiungibile. Se scientificamente la teoria del tutto non ha ancora trovato dimostrazione, e l’Universo conserva buona parte del suo affascinante ed ancestrale mistero, l’uomo Hawking (alle prese quotidianamente con i limiti d’ un corpo differente, imprevedibile quanto ingovernabile) è stato l’inconfutabile prova dell’imperfetto equilibrio che governa ogni cosa. La perpetua ricerca dell’ equilibrio scopre la sua più realistica natura nel continuo tentativo di una stabilità portatrice di certezze, di una soluzione definitiva ai limiti di cui siamo costituiti e che l’esperire ci invita a superare.

Ad oggi, senza la teoria del tutto del signor Hawking, l’imperfezione è ancora quella serie d’infinite variabili che ci permette di mettere in discussione ciò che apprendiamo e di confrontarci con chi prima di noi ha provato a donarci quello stesso ordine che continuiamo ad inseguire.

Carmen Nemrac Riccato

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