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Le visioni di Nemrac – Ornette: made in America arriva in sala a Torino

È la terza volta che inizio questo pezzo, che già da questo primissimo indizio si intuisce mi stia molto a cuore. La verità è che Ornette: Made in America, ultimo film della sperimentatrice Shirley Clarke, è un’ opera straordinaria e come molte opere di questo calibro è difficile scegliere da dove cominciare, ma ci proverò.

Ornette Coleman è considerato il pioniere del free jazz, che ha fatto dell’esperienza individuale e dell’umano potere immaginativo gli elementi strutturali del propria composizione musicale. Comporre diviene così conseguenza di un modo personale di ascoltare e vivere la Realtà con l’atto creativo quale risultato di tale partecipazione. Per Coleman, che sognava d’essere architetto e studioso del cervello, suonare e comporre diventa la sua possibilità di esprimere il proprio universo interiore, di progettare la propria immaginazione in ogni opera compiuta e suonata. Ornette: Made in America è l’opera di un’artista (Shirley Clarke) che ritrae, in un omaggio, un altro artista (Ornette Coleman), in un intreccio d’esperienze che si influenzano vicendevolmente fino a rivelare di entrambi ciò che li avvicina, senza artifici, allo spettatore: il loro essere persone, prima d’essere artisti. Questa è la ragione più importante, almeno per chi scrive, per cui il prossimo martedì 27 marzo non dovreste perdere l’occasione di Vivere quest’opera, nella sua versione restaurata, grazie all’appassionata dedizione di Maria Letizia Gatti, in arte Reading Bloom, a cui abbiamo fatto qualche domanda.

Se non siete appassionati di musica jazz, c’è un’ultima cosa che voglio condividere con voi riguardo a quest’opera, ovvero la frase che ha riempito e colorato i miei pensieri nei giorni seguenti la mia prima visione: “La presenza fisica non ha niente a che vedere con ciò che pensi o ciò che credi, riguarda ciò e coloro i quali essa influenza”. C’è un momento nella vita di ciascun Uomo, in cui il vissuto fino a quel momento si trasforma in un nuovo inizio, dove tutto, persino il nostro futuro assume una prospettiva inimmaginabile. Ci sono molti modi di chiamare quel momento, il mio filosofo prediletto lo definì l’evento puro, in sceneggiatura è il punto di non ritorno o quello che comunemente si riconosce come “ciò che cambia la vita”. Questi momenti sono il risultato di un atto creativo del potere umano d’immaginare: Ornette con queste parole dimostra con autorevolezza la propria umanità. Per chi scrive, che quotidianamente vive una diversità fisica fin dalle apparenze, queste parole sono arrivate come una folgorazione: un persuasivo invito a continuare a cercare, nel personale universo interiore, il giusto modo di stare/ascoltare la Realtà per viverla profondamente.

Ciao Letizia, come si intuisce dalla presentazione, la prima visione di Ornette: Made in America, per me è stata illuminante, e mi chiedevo se non avessi un qualche ricordo particolare (feedback o sensazione) legato alla tua prima visione del film.

Ciao Carmen. Anzitutto ti ringrazio per l’interessamento e per avermi dato la possibilità di parlare di un’opera a cui tengo molto. Sono venuta a conoscenza di Ornette: Made in America tre anni fa, a Los Angeles, durante il mio primo incontro con Ross Lipman, filmmaker e restauratore di alcuni film di Shirley Clarke e altre importanti pellicole indipendenti. Ricordo che fui da subito pervasa da un sentimento di grandezza, sia per la qualità dell’opera sia per gli artisti che la abitano. Mi succede di rado di trovarmi al cospetto di tanta umana bellezza.

Il tuo primo incontro con il cinema di Shirley Clarke è stato da spettatrice o da distributore?

Da distributore. Benché Shirley Clarke sia stata una filmmaker molto importante del cinema indipendente e sperimentale statunitense, persino la critica l’ha trascurata per un tempo immemore non riconoscendole il ruolo che tanti filmmaker ben più celebri e celebrati di lei, come John Cassavetes e Ingmar Bergman, le hanno invece tributato. È stato grazie all’incontro con Milestone Film, la casa di distribuzione americana con la quale collaboro, che ho potuto conoscere e apprezzare la grandezza della sua produzione artistica.

Che cosa ami di Shirley Clarke e qual è la caratteristica che la rende unica?

L’opera di Shirley Clarke è sorprendente. Penso sia paradigmatico ciò che lei stessa, nata nel 1919 in una famiglia dell’alta borghesia newyorchese, dichiarò nel 1976 al «Los Angeles Times»: “Per anni mi sono sentita emarginata, perciò mi identificavo con i problemi delle minoranze. Pensavo fosse più importante essere una specie di dannato tossico alienato piuttosto che una donna alienata che non si sente parte del mondo e invece vorrebbe esserlo”. I suoi film sono tutti inscritti nel segno della libertà d’espressione e nel tentativo di esplorare con audacia, anche a costo della censura, le potenzialità espressive del linguaggio cinematografico.

Sono previste altre proiezioni in città del #ProjectShirleyClarke?

Project Shirley Clarke è il progetto di restauro e (ri)distribuzione di tutti i film della regista newyorkese, che comprende i suoi lungometraggi più celebri – come Ornette: Made in America [1985], The Connection [1961], Portrait of Jason [1967], Robert Frost: A Lover’s Quarrel with the World [1963] –, ma anche tanti cortometraggi e film di famiglia pressoché inediti, che gradualmente stiamo riportando nelle sale d’essai e in tutti gli spazi che avranno piacere di accogliere questo progetto e collaborare con noi. Nell’ambito di www.projectshirley.com, Reading Bloom cura anche un progetto di sonorizzazione dal vivo di alcuni suoi cortometraggi sperimentali che vede il coinvolgimento di Maria Teresa Soldani [per i Brussels Loops, 1958], Roberto Paci Dalò [per gli Home Movies, 1927-50] e altri compositori internazionali. Nei prossimi mesi sono previste proiezioni a Torino (Cinema Massimo, 27 marzo e 20-24 aprile), Milano (Cinema Beltrade, marzo/aprile), Genova (Teatro Altrove e Cinema Cappuccini, aprile), Ferrara (Cinema Boldini, 27 marzo e 17 aprile), Prato (Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, aprile/maggio), Santarcangelo di Romagna (Supercinema, aprile), Pisa (Cinema Arsenale, 30 aprile e 16 maggio), Gaeta (Cinema Ariston, 2 maggio), Asolo (Asolo Art Film Festival, 4-10 giugno) e altre città non solo italiane. Per la programmazione aggiornata vi invito a visitare le pagine facebook e instagram di RB: www.facebook.com/readingbloom e www.instagram.com/reading_bloom.

Carmen Nemrac Riccato

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