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LEGO, nei negozi il primo personaggio disabile

Educare alla diversità attraverso i giocattoli è possibile? In risposta alla campagna #ToyLikeMe, Lego crea un personaggio disabile, ma l’opinione pubblica si divide

Lanciata nel 2015, la campagna #ToyLikeMe per il sostegno della disabilità nei giochi ha in breve tempo raccolto più di 20 000 firme sulla piattaforma Charge.org. L’idea è nata da tre mamme che hanno lanciato l’hashtag su Twitter per sensibilizzare gli utenti della rete portando la loro attenzione sulla possibilità di creare giocattoli che facciano sentire meglio e più accettati i bambini diversamente abili. Gli ideatori della campagna hanno quindi lanciato una provocazione alle società di giocattoli accusandole di escludere i piccoli con disabilità, costringendoli a confrontarsi con giochi che rappresentano stereotipi di bellezza e perfezione.

La prima azienda ad accettare la sfida è stata la britannica Makies che ha realizzato una linea di bambole che possono essere personalizzate con l’aggiunta di ausili, come occhiali, protesi e apparecchi acustici o di particolari caratteristiche, come macchie della pelle e cicatrici.

Successivamente Lego ha seguito il consiglio di #ToyLikeMe, che conta ormai 50 000 adesioni, e alla Nuremberg and London Toy Fairs ha presentato una nuova collezione “Lego city” che comprende 15 omini tra cui un personaggio disabile.

I Lego sono uno dei giochi più diffusi tra i bambini e, ben conscia della sua influenza, la società aveva già inserito nella sua gamma un omino in sedia a rotelle. Contro le aspettative aveva però ricevuto numerose critiche perché il personaggio rappresentava un anziano spinto da una badante e ciò non faceva altro che alimentare gli stereotipi della disabilità, relegandola a una fascia d’età ben definita. Per far si che i bambini che vivono con una disabilità possano identificarsi anch’essi in un omino, la nota marca ha presentato quest’anno la figura di un ragazzo in carrozzella, accompagnato da un cane.

L’uscita di questi nuovi giocattoli ha però suscitato la reazione del web, in cui si confrontano pareri discordanti: c’è chi li interpreta come uno strumento di “inclusione” per i bambini disabili, chi invece come un mezzo per strumentalizzare la disabilità, a discapito dei più piccoli. Ancora, una voce punta il dito contro gli adulti, che non riuscendo a immedesimarsi nel mondo dei bambini, credono di aiutarli creando bambole con disabilità e vanno invece incontro al rischio che persino i giocattoli siano discriminati. L’educazione alla diversità deve avvenire al di fuori del mondo fantastico del gioco, devono essere i genitori nella vita reale ad accompagnare i figli alla scoperta della disabilità.

Fonte: dilei.it

(s.c./l.v.)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?