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Lennon e i disabili: mancanza di rispetto o goliardata?

La notizia del giorno, uscita su tutti i maggiori quotidiani in varie salse, è sicuramente quella del video di John Lennon che prende in giro, imitandole con movimenti goffi e scoordinati, le persone
con disabilità. Gravissima mancanza di rispetto o semplice goliardata? Come quanto successo con la nuova Miss Italia qualche giorno fa (fatti i dovuti distinguo sullo spessore dei personaggi in
questione), il fatto ha scatenato pubblici ministeri e avvocati difensori, impegnati come non mai in una delle tante battaglie “social” di questo periodo.

Per fare chiarezza sull’episodio occorre, prima di tutto, narrare i fatti. Il video in questione, caricato per la prima volta su Youtube già nel 2009, riprende John Lennon in concerto con i Beatles negli
anni ’60; alla specifica richiesta da parte di Paul McCartney di battere le mani ed i piedi sul pavimento, Lennon risponde con il fattaccio. La bomba è esplosa dopo che BBC Channel 4, nel suo
programma It was alright in the ’60, ha ritrasmesso il filmato in versione integrale. I giornali italiani, nel riportare la notizia, hanno dato diversa enfasi a titoli e contenuti: si va da “I fan di John
Lennon sconvolti” de La Stampa al più duro “John Lennon sfotte i disabili” de Il Giornale fino al più cauto “BBC mostra Lennon che irride i disabili” di Repubblica. Anche i commenti apparsi sui
principali social network sono sembrati tutt’altro che accomodanti: c’è chi dice di essere indignato e chi non se l’aspettava da un’icona pacifista come Lennon, autore di una delle canzoni più
famose della storia della musica come Imagine. I difensori, invece, oltre a ricordare che il video era già stato pubblicato sulla raccolta The Beatles Anthology, hanno sottolineato il suo pesante senso dell’umorismo, una sua presunta ossessione (fin da bambino) per i corpi deformi e il diritto a sfondare il muro del politically correct.

Il titolo del programma BBC contiene, molto probabilmente, la risposta alla domanda fatta in apertura; in più, occorre contestualizzare il fatto negli anni in cui avvenuto e con la persona che ha
coinvolto. Cose che andavano bene negli anni ’60 e che ora, viste le conquiste sociali ottenute, non sarebbero più accettabili, almeno per quanto riguarda la sfera pubblica: un insegnamento
semplice ma efficace. Come ricorda Gianluca Nicoletti in un’editoriale sul sito de La Stampa, negli anni ’60 era “orribilmente e banalmente comune che un insegnante ti potesse dare del
mongoloide se ti beccava impreparato” e “le persone con disabilità erano tenute nascoste come se fossero una vergogna di famiglia”; scenette come quella di Lennon, quindi, erano
assolutamente normali per l’epoca, così come erano normali le discriminazioni a scuola o sul posto di lavoro. In secondo luogo, la cartina di tornasole di una società che include è dimostrata sì
dalle parole ma anche, e soprattutto, dai comportamenti quotidiani: quante delle persone che si sono indignate sui social evitano di parcheggiare davanti ad uno scivolo di un marciapiede?
Resta comunque sacrosanto il diritto della satira (anche quella più irriverente) a sfondare il famoso muro, ma solo se aiuta a far riflettere e comprendere certe situazioni, a valorizzando le diversità.

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The Author

Marco Berton

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