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«L’Europa deve darsi una mossa»

Movimento, salute, stili di vita. L’Unione Italiana Sport Per tutti presenta il progetto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per migliorare i livelli di attività fisica

Si chiama «Strategia per l’attività fisica OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità 2016–2025» e in una sessantina di pagine elenca le politiche generali e i comportamenti individuali che dovrebbero spingere gli europei più refrattari all’attività fisica a «darsi una mossa». Lo ha presentato in un convegno a Roma, la Uisp (Unione italiana sport per tutti, che raggruppa 1,4 milioni di associati) che ha curato la traduzione del documento in italiano. «Promuovere la buona salute per tutti e per tutte le fasce di età attraverso la cultura del movimento, secondo le abilità di ciascuno, è l’obbiettivo a cui la Uisp guarda da sempre nel coniugare attività fisica, educazione, ambiente, benessere e diritti di cittadinanza — dice Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp —. Le strategie dell’OMS ci incoraggiano in questo senso e ci confermano che la strategia dell’Uisp è efficace: puntare su movimento, salute e stili di vita attivi».

Dai bambini, agli anziani

Il Piano strategico è fondato sull’attività fisica come fattore trainante, per la salute e il benessere della Regione europea. La strategia riguarda tutte le forme di attività fisica praticabili nel corso della vita e individua, più specificatamente, alcuni ambiti di intervento: fornire orientamento e coordinamento in materia di promozione dell’attività fisica; promuovere l’attività fisica tra tutti i bambini e gli adolescenti affinché si sviluppino in modo sano, attraverso approcci che tengano conto delle diverse esigenze e inclinazioni; promuovere l’attività fisica come parte della vita quotidiana di tutti gli adulti di tutti i gruppi sociali, ad esempio nelle modalità di trasporto, sui luoghi di lavoro, nelle attività ricreative e all’interno del sistema sanitario; mantenere le capacità funzionali, la forza e l’equilibrio delle persone anziane; sostenere le misure adottate attraverso il lavoro di monitoraggio, controllo, valutazione e ricerca.

Pianificazione urbana, trasporti, ambiente di lavoro

Ma in concreto, cosa suggerisce il documento? Come tutte le strategie – che alla fine sembrano il classico “libro dei sogni”- , il Piano fornisce una “visione d’insieme” più che indicazioni operative concrete. Tra le strade da esplorare a livello di politiche governative, vengono citati gli interventi di pianificazione a livello urbano nonché di edifici scolastici, ambienti di lavoro, modalità di trasporto e spazi per il tempo libero; gli incentivi fiscali per incoraggiare l’attività fisica o scoraggiare i comportamenti sedentari; il finanziamento di interventi di promozione dell’attività fisica in diversi settori e per differenti gruppi di popolazione; il coordinamento delle politiche tra i diversi rami e livelli di governo, nonché il coordinamento tra pubblica amministrazione, società civile e settore privato; la sensibilizzazione dei singoli individui e delle realtà organizzate circa i livelli di attività fisica consigliati nonché il ricorso a strumenti adeguati per promuovere l’esercizio fisico. Insomma, tutti argomenti sui quali non si può che convenire.

Italiani tra i più sedentari

Gli obbiettivi del Piano europeo sono quelli stabiliti a livello mondiale dal «Global action plan for the prevention and control of non communicable diseases 2013–2020» (Piano di azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili 2013-2020) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, adottato nel maggio 2013 dalla 66a Assemblea Mondiale della Sanità: ottenere una riduzione del 10% dei livelli di insufficiente attività fisica entro il 2025 . Non solo. Aumentare i livelli di attività fisica è un fattore importante per il raggiungimento di altri tre «goal»: ridurre del 25% la mortalità precoce dovuta a malattie cardiovascolari, tumori, diabete o malattie respiratorie croniche; del 25% la prevalenza dell’ipertensione oppure, a seconda della situazione nazionale, contenere la prevalenza dell’ipertensione; fermare l’aumento del diabete e dell’obesità. A livello globale, un adulto su tre non raggiunge i livelli di attività consigliati. In Europa, oltre un terzo delle persone in età adulta non fanno attività in modo sufficiente. Negli Stati membri dell’Unione Europa, tra le persone di età superiore ai quindici anni, sei su dieci non fanno mai, se non raramente, esercizio o sport, e che oltre la metà pratica solo raramente o non pratica mai alcun altro tipo di attività fisica. Gli italiani sono tra i più sedentari in Europa, con il 60% che dichiara di non fare mai sport o attività fisica, contro una media europea del 42% e un primato, quello della Svezia, che si ferma al 9%.

I rischi : un milione di morti all’anno

Le statistiche parlano chiaro, ma ribadirle può servire a comprendere i rischi che corriamo. Nella Regione europea dell’OMS, l’inattività è ritenuta responsabile ogni anno di un milione di decessi (il 10% circa del totale) e di 8,3 milioni di anni persi al netto della disabilità(Disability-adjusted life years, DALY). Si stima che all’inattività fisica siano imputabili il 5% delle affezioni coronariche, il 7% dei diabeti di tipo 2, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori del colon . In 46 paesi (l’87% della Regione), oltre la metà degli adulti sono sovrappeso od obesi, ed in diversi casi si arriva a sfiorare il 70% della popolazione adulta. Anche molti bambini e adolescenti sono sovrappeso e obesi, soprattutto in Europa meridionale. È dimostrato che l’inattività fisica contribuisce allo squilibrio energetico che sta alla base dell’assunzione di peso. A livello collettivo, l’inattività non solo ha un pesante impatto negativo in forma di costi diretti per il sistema sanitario, ma ha anche un elevato costo indiretto in termini di aumento dei congedi per malattia, delle inabilità al lavoro e delle morti precoci. Si calcola che per una popolazione di dieci milioni di persone per metà insufficientemente attive, il costo dell’inattività sia di 910 milioni di euro l’anno .

I vantaggi

Secondo il documento dell’OMS, riducendo i livelli d’inattività fisica in Europa si otterrebbero benefici sostanziali per la salute della popolazione, nonché in altre sfere. Si calcola che l’aspettativa di vita di media nella Regione europea aumenterebbe di 0,63 anni se si ponesse fine all’inattività fisica. L’ambiente, la qualità della vita delle singole persone, la partecipazione e la resilienza sociale delle comunità ne trarrebbero vantaggio. Andare di più a piedi o in bicicletta significherebbe ridurre le emissioni di gas serra, l’inquinamento atmosferico, quello acustico e il congestionamento del traffico. Inoltre, più attività fisica significherebbe maggiori opportunità economiche per tutta una serie di settori, come l’industria, i trasporti, i servizi sanitari, lo sport e il turismo. Un esempio che ben illustra l’impatto potenziale di tutto ciò è offerto da un’analisi comparata di 56 grandi città europee e nordamericane, secondo cui sarebbero oltre 76 mila i posti di lavoro che potrebbero essere creati in queste città se solo esse portassero l’uso della bicicletta agli stessi livelli di Copenaghen, in Danimarca .

Fonte: corriere.it

(s.c./l.v.)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?