Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

Di Niccolò Ghirardi

Ho sempre pensato che la mia disabilità motoria debba essere considerata una risorsa prima di tutto per me e successivamente  per i contesti che vivo sapendoli codificare, oggi più di prima in quanto sociologo. Una delle sfere sociali in cui questa convinzione può esprimersi con più forza è lo sport.

Sin da piccolo è emerso in modo vigoroso il mio amore per l’acqua. Nell’infanzia e poi nell’adolescenza ho frequentato corsi di nuoto che sono serviti per familiarizzare con l’ambiente acquatico di cui infatti sono diventato sin da subito amico. Gli impegni scolastici e le prime esperienze lavorative mi hanno però costretto ad interrompere per un lungo periodo.

Tre anni fa ho stabilito di riprendere a nuotare con regolarità e l’ho fatto alla piscina di Chieri, città dove abito, sotto la guida di una persona formidabile, Marco Fiori, esperto del settore. Attraverso la sua figura professionale ho fin da subito compreso il fatto che per migliorare nell’utilizzo degli stili natatori è utile eseguire in acqua esercizi di varia natura per stimolare la muscolatura e migliorare la mobilità in senso globale. In questa prospettiva mi ha insegnato ad accedere alla vasca con autonomia, salendo e scendendo i gradini della scaletta. Questa esperienza per me nuova è stata molto faticosa, ma assolutamente arricchente, visto che ho raggiunto un risultato che non pareva alla mia portata. Oggi l’utilizzo della scaletta è un obiettivo consolidato, punto di partenza per elaborare un percorso dotato di finalità nuove.

Tra le tante cose che mi ha insegnato e mi insegna, Marco è stata la persona che più di ogni altra mi ha fatto comprendere che vivere correttamente le esperienze sportive, in particolare per noi persone con disabilità, attraverso l’elaborazione personale delle sensazioni corporee, significa potenziare il benessere personale misurando nel contempo l’ampiezza dei miglioramenti raggiunti.

Lavorando insieme sugli assi del mio equilibrio, ha portato alla mia attenzione il fatto che questo specifico aspetto avrebbe potuto migliorare ancora molto se parallelamente io avessi preso in seria considerazione l’ipotesi di effettuare delle lezioni di sci nell’ambito di un progetto apposito. A riflettere in questa direzione mi ha portato anche Elena Pelizzolo, educatrice del Consorzio Socio Assistenziale del Chierese. Le motivazioni addotte da Marco e da Elena mi hanno fatto comprendere che lo sci poteva rappresentare una tappa importante della mia crescita psicofisica, facendomi superare le perplessità legate ad un approccio diversificato allo sport in genere.

Traendo spunto da tutti questi splendidi stimoli ho scelto di prendere contatti con una scuola specializzata di Salice d’Ulzio (dove tra l’altro scia anche Marco Dolfin, nuotatore paralimpico di cui ho parlato in articoli precedenti). Tra il 12 Marzo e il 2 Aprile scorsi ho effettuato quattro lezioni in cui ho iniziato ad approcciare l’utilizzo del ‘guscio’ guidato dal maestro, seguendone il movimento con il tronco. Sciare con autonomia vuol dire coinvolgere con gradualità nello sforzo gli arti superiori, facendo uso di attrezzi specifici denominati stabilizzatori. Tali arnesi fanno spostare il guscio nella giusta direzione, se entra in gioco la forza esercitata dalle braccia.

Credo che questo specifico segmento di attività mi sarà molto utile per incrementare la motricità fine dei miei arti superiori in azioni inerenti la mia vita quotidiana, come l’allacciamento dei bottoni delle camicie.

Per quanto concerne l’anno prossimo sono convintissimo di proseguire nell’attività sciistica ad oggi solo ‘assaggiata’.

Con questo articolo intendo anche ringraziare Marco ed Elena per il decisivo apporto che mi viene costantemente da loro fornito per ragionare in modo sempre più maturo sulla disabilità, imparando a sposare nuovi paradigmi di analisi.

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