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L’Italia ai Campionati Europei di rugby in carrozzina

Se pensate che il rugby italiano si fermi alle grandi star come Martin Castrogiovanni o i fratelli Bergamasco vi sbagliate di grosso. Da qualche anno a questa parte sta prendendo sempre più piede il rugby in carrozzina, disciplina che vede impegnata, in questi giorni (fino al 10 ottobre), la Nazionale Italiana ai Campionati Europei di Nottwil, piccolo comune svizzero sede di una delle più importanti cliniche di riabilitazione per pazienti con lesioni midollari.

Per prima cosa, occorre fare un po’ di storia: il rugby in carrozzina nacque nel 1977 a Winnipeg, in Canada, dall’idea di un gruppo di atleti tetreplegici in cerca di qualcosa di alternativo alla pallacanestro. L’obiettivo era quello di consentire a persone con ridotta mobilità agli arti superiori di gareggiare alla pari in uno sport di squadra: in principio fu il murderball, che cambiò poi nome in wheelchair rugby. La prima competizione dimostrativa al di fuori del Canada si tenne nel 1979 alla Southwest State University del Minnesota, negli Stati Uniti; successivamente, i due stati pionieri viaggiarono a braccetto fino all’organizzazione del primo torneo internazionale, nel 1982, con due sole squadre partecipanti.

Nel corso degli anni ottanta la popolarità della disciplina si diffuse anche in altre parti del mondo, sfociando nella prima partecipazione di una squadra non nord-americana ad un torneo internazionale: la Gran Bretagna. Ma la vera svolta per il rugby in carrozzina avvenne nel 1993, con la fondazione della federazione internazionale, la IWRF (International Wheelchair Rugby Federation), e nel 1994, con il riconoscimento ufficiale paralimpico (le nazioni attive erano 15).  Dopo essere comparso in modo dimostrativo alle Paralimpiadi di Atlanta 1996, il rugby in carrozzina venne ufficialmente inserito nel programma dei Giochi a partire da Sydney 2000. Attualmente, gli stati in cui viene praticato sono più di quaranta.

Ora un po’ di regole per capire meglio il rugby in carrozzina: può essere praticato anche da atleti con ridotta mobilità agli arti superiori (la maggior parte hanno lesioni spinali ma non sono escluse persone con cerebrolese o con distrofia muscolare) e unisce elementi di rugby, basket e pallamano. I giocatori sono suddivisi in due squadre da quattro componenti ciascuna e l’obiettivo è quello di portare la palla al di là della linea di porta della squadra avversaria. Sono previste carrozzine speciali e il contatto è concepito per rallentare o bloccare la corsa dei rivali, proprio come avviene nel rugby tradizionale con i “placcaggi”.

La Nazionale Italiana (che gareggia sotto il vessillo della FISPES) sta partecipando agli Europei divisione B dopo aver ottenuto la qualificazione grazie alla vittoria agli Europei C. Questi gli atleti convocati dal referente tecnico Diego Bagno: Davide Giozet, Ahmed Raourahi, Paolo Sacerdoti, Giuseppe Testa, Nicolas Battistella, Massimo Girardello, Mattia Faccioli, Stefano Asaro, Angelo Fontana e Nicola Giuriolo. L’Italia è stata inserita nel gruppo B insieme a Belgio, Svizzera e Austria, mentre nel gruppo A ci sono Finlandia, Polonia, Repubblica Ceca e Russia. Si qualificheranno alle semifinali le prime due classificate di entrambi i gironi, mentre le finaliste passeranno di diritto agli Europei Divisione A, che si svolgeranno nel 2017 in Germania.

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Marco Berton

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