Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Marco Berton

Il coronavirus non ha fermato lo sport, nemmeno quello praticato da persone con disabilità a tutti i livelli, che ha continuato la propria attività in modalità alternative grazie alla tecnologia. Ed è proprio l’attività motoria a essere riconosciuta come uno degli aspetti più importanti quando si parla di disabilità, perché permette sia di poter gareggiare ad altissimi livelli ma anche di curare e includere. Il giornalista sportivo Claudio Arrigoni ne ha parlato con diversi ospiti illustri al Festival dei Diritti Umani 2020.

Ed è stato lo stesso Arrigoni a delinearne i tratti distintivi: “Lo sport – ha affermato – permette di cancellare il prefisso dis e di guardare alle abilità attraverso la promozione di una cultura nuova: in più ha tante sfaccettature perché include il grandissimo campione, la grandissima campionessa, chi ha il sogno paralimpico o chi fa attività per mantenersi in forma o per divertimento”.

Nel corso del talk, si sono susseguite le testimonianze di protagonisti che vivono lo sport in diversi modi; non è potuto mancare anche un focus sull’emergenza coronavirus. Una di queste è stata portata dalla pluri-campionessa paralimpica di atletica leggera Martina Caironi: “Grazie alla resilienza – ha spiegato – sviluppata nel tempo sono riuscita a trovare del positivo in questo momento di difficoltà: durante il lockdown ho cercato di mantenermi in forma e mi sono dedicata anche ad altre attività; spero che questo periodo abbia portato le persone a farsi delle domande sulle priorità della vita e che ciò possa diminuire le disuguaglianze”.

Caironi ha poi parlato del suo avvicinamento allo sport paralimpico, avvenuto dopo l’amputazione a causa di un incidente in moto quando aveva 18 anni, delle emozioni provate nel corso delle due partecipazioni ai Giochi e dell’impegno sociale in Africa: “Ero all’Inail di Budrio per la protesi e, vedendo una foto di Stefano Lippi a Pechino 2008, dentro di me è scattata la molla. Alla prima gara, nel 2010, ho fatto il record italiano e due anni dopo ho vinto la medaglia d’oro a Londra: quando ho capito di essere arrivata prima non ho subito realizzato, ci sono voluti mesi prima di capire la grandezza di quella vittoria. Mi ritengo fortunata ma è bello vedere anche altri atleti crescere grazie allo sport”.

Lo stesso canovaccio è stato seguito anche da Allegra Magenta, atleta emergente di tennistavolo: “Per noi – ha commentato – che siamo abituati a muoverci, stare a casa è stato difficile, per questo mi sono concentrata sull’aspetto mentale anche grazie al supporto delle tecnologie e alla possibilità di fare smart working. Il mio approccio con lo sport, invece, risale a quando ero bambina: nel corso degli anni ho fatto nuoto e judo prima di innamorarmi del softball, che mi ha portato a vincere anche uno Scudetto e una Coppa dei Campioni. Dopo l’incidente, in cui ho perso il braccio destro, grazie alle persone incontrate in Unità Spinale sono riuscita a concentrarmi sulle capacità residue arrivando a buoni livelli; il sogno paralimpico c’è ma prima devo entrare nel ranking internazionale”.

Il terzo ospite, Andrea Mikis D’Onghia, ha invece illustrato lo sport del Baskin: “La disciplina è nata – ha spiegato – nei primi anni 2000, dall’idea di un papà di una ragazzina con disabilità e di un insegnante di educazione fisica, per allargare la partecipazione sportiva a tutti: prende spunto dal basket e permette anche a chi ha disabilità intellettive o motorie molto gravi di giocare contemporaneamente insieme a persone normodotate. Al momento in Italia ci sono oltre cento società ma la cosa sta prendendo piede anche in Francia, Spagna, Grecia e Lussemburgo. In questo periodo di emergenza abbiamo riconosciuto il desiderio di tenerci in contatto, sognando di tornare presto alla vita sportiva”.

Il presidente del CIP Lombardia ed ex atleta paralimpico Pierangelo Santelli, infine, ha raccontato i disagi dello stop forzato a causa dell’emergenza coronavirus e analizzato l’evoluzione di questi ultimi quarant’anni: “Sono – ha dichiarato – costantemente in contatto con Roma per far sì che i ragazzi tornino al più presto ad allenarsi sul campo: ammetto che c’è un po’ di paura perché molti atleti hanno bisogno di supporto fisico. Il 23 febbraio ho chiuso preventivamente l’attività invernale a causa del focolaio di Codogno, questa scelta si è poi rivelata lungimirante; la tecnologia ha aiutato molto negli allenamenti a distanza ma stiamo lavorando per ripartire senza rischi. Quando mi avvicinai allo sport paralmpico, nel 1979, gli atleti si cimentavano in molte discipline diverse ma adesso, con la crescita delle tecniche di allenamento e la sempre più elevata preparazione specifica, questa cosa sarebbe impossibile ed è impensabile praticare più di uno sport”.

Categories: News, Sport&Disabilità

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