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Luce Mia


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1Lucio Viglierchio ha 32 anni. Tre anni fa gli è stata diagnosticata la leucemia mieloide acuta. Oggi, dopo tre cicli di chemioterapia, si trova nel limbo, in attesa della completa guarigione.

Un’esperienza che ha certamente segnato profondamente la vita e l’animo di Lucio che per questo ha deciso di farne un mezzo di sensibilizzazione e speranza: Lucio è tornato nelle stanze dell’Ospedale Mauriziano nelle quali si è curato ed è qui che ha incontrato Sabrina.

“In realtà” spiega “ho deciso di rientrare in quelle stanze perché credevo di aver perso qualcosa, volevo riconsegnare la mia condizione di paziente e riprendermi quella di uomo privo di paura. Proprio lì ho incontrato Sabrina, che è stata così generosa da insegnarmelo lei questo percorso. Da una parte, avendo già vissuto delle cose, l’ho aiutata nel processo da compiere e lei invece me l’ha fatto percorrere a ritroso. Sabrina” – continua – “è in un certo senso quello che io ero durante la malattia e io sono quello che lei sarà dopo la guarigione”.

Insieme, hanno deciso di girare Luce Mia, un docufilm per raccontare le loro storie senza retorica nè finzione. Leucemia, Luce Mia: due modi diversi di combinare le stesse lettere, diametralmente opposti i loro significati: il dolore, la paura, la sofferenza associate al primo termine; speranza e positività trasmesse dal secondo.

“Luce Mia” – racconta  – “è il nome che Silvia, la mia compagna, aveva dato alla mia malattia, un nome simbolico per esorcizzarla, in modo che ci facesse meno paura. In realtà io ho scelto poco in questo documentario, la bellezza sta nel fatto che trasuda verità, è vissuto sulla nostra pelle ma in senso assolutamente positivo. È assolutamente così come si vede. Senza fronzoli”.

 

Oggi, il sogno di Lucio e Sabrina è quello di reperire i finanziamenti che permettano al loro cortometraggio di diventare un vero e proprio film.

“Sabrina sta ancora lottando e lo sta raccontando e questo documentario merita davvero di essere finanziato” dice Lucio “Siamo alla ricerca di finanziamenti. Il destino del documentario è incerto soprattutto perché la sorte di Sabrina è incerta, noi stiamo lavorando in una situazione precaria. È incerto anche perché non ci sono fondi. Ogni contributo è ben accetto. Sul nostro sito si può donare, c’è scritta la nostra storia, i nostri trailer. Se volete contribuire a questo film ve ne saremo eternamente grati www.lucemia.it“.

 

Un esempio concreto di come dal dolore possano trarsi esperienze virtuose, di grande e profonda umanità. E speranza.

 

Per Associazione Volonwrite

Giada Morandi

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Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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