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Comunicazione Sociale sulla Disabilità

La notizia è arrivata, come un fulmine a ciel sereno, nella giornata di ieri: Martina Caironi, pluri-campionessa paralimpica e mondiale di atletica leggera, una delle “donne più veloci del mondo”, è stata trovata positiva a un controllo anti-doping effettuato lo scorso 17 ottobre a Bologna. L’atleta era in procinto di prendere parte ai Mondiali, in programma a Dubai da oggi fino al 15 novembre; della spedizione fanno parte anche gli atleti piemontesi Roberto La Barbera e Marco Pentagoni.La sostanza in questione è il Clostebol Metabolita, uno steroide anabolizzante, rilevata durante l’analisi del primo campione al controllo fuori competizione effettuato dal Comitato Controlli Antidoping di Nado Italia: immediata la sospensione da parte del Tribunale Nazionale Antidoping, il quale ha agito su richiesta della Procura Nazionale.

Caironi, la sera stessa, ha dato la sua versione dei fatti attraverso un post pubblicato sulla propria pagina Facebook: “In attesa – si legge – dell’esito delle contro-analisi del campione B, dichiaro di essere a conoscenza della sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto. Tale crema veniva da me acquistata nel gennaio 2019 dopo tre mesi di sofferenza per ulcera all’apice del moncone. Si tratta di una ferita aperta che nessun farmaco è riuscito a richiudere e nemmeno il non utilizzo delle protesi da cammino e da corsa, con evidenti disagi importanti. In gennaio chiedo al medico federale la possibilità di usare questa crema e mi viene detto che deve essere usata in modo locale e a piccole dosi, e che non è necessario il TUE per le quantità troppo basse. Faccio il test antidoping a luglio che risulta  negativo. Da quel momento la ferita si apre altre due volte ma in maniera meno grave e quindi ritengo di poter continuare in piccole dosi in quanto sicura di non incorrere in alcun tipo di infrazione, tanto è vero che all’ultimo controllo antidoping di ottobre ho dichiarato tale sostanza. Mi ritrovo a dover saltare un Mondiale in un anno fondamentale senza ancora aver provato una definitiva cura per la mia ulcera”.

A ruota sono arrivate anche le dichiarazioni del presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli e della Federazione Italiana Sport Paralimpici e Speciali Sandrino Porru: ““Martina – ha sottolineato il primo – è sempre stata un’atleta esemplare sia in pista che nella vita. Prima di esprimere ogni giudizio vogliamo conoscere a fondo la vicenda sempre nella consapevolezza che saranno gli organi preposti a valutare il caso. Al momento non possiamo che esprimere sorpresa per una campionessa che ha sempre fatto parlare di sé prima di tutto per gli eccezionali risultati sportivi”. “Mai avrei potuto – ha aggiunto il secondo – immaginare una notizia di questa portata, che accolgo con sconcerto. Conosco Martina per la sua serietà e dedizione, dimostrata in tutti questi anni di attività ad altissimo livello e per la sua umanità, ricca di grandi ideali e valori. Nel porre la mia fiducia sulle autorità di controllo preposte, sono certo che faranno piena luce sulla situazione. Colgo l’occasione per invitare i componenti della squadra azzurra e la grande famiglia FISPES a stringersi compatta in questo particolare momento. Oggi sono iniziati i Mondiali sui quali non dobbiamo perdere la benché minima concentrazione.”

Della notizia ha scritto sulla Gazzetta dello Sport Claudio Arrigoni, storico commentatore delle Paralimpiadi per la Rai e ospite al nostro recente convegno su giornalismo e disabilità: secondo il noto cronista sportivo, Caironi rischierebbe una squalifica che va dai 12 ai 18 mesi che metterebbe seriamente a rischio le sua partecipazione ai Giochi di Tokyo 2020: “Quella crema – ha commentato Arrigoni sui social – cicatrizzante e quel medico superficiale (e mi fermo qui su di lui…). Martina non è stata, non è e non sarà mai un’atleta che utilizza il doping per migliorarsi. Lo fa con l’allenamento, la fatica, le piaghe e il sangue, anche. Purtroppo nello sport al suo livello non sono ammesse leggerezze, anche senza colpe”.

 

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