La Salute in Comune - 2014

Medici per l’Africa

La Salute in Comune, in occasione della serata del 19 luglio 2014, ha affrontato un’importante riflessione a riguardo della carenza di servizi sanitari in realtà difficili quali quelle delle popolazioni africane.

Interna_Chisiamo_Apertura-628x450A seguire, gli interventi di Marilena Bertini, Presidente del Comitato Collaborazione Medica e di Marco Pratesi, volontario dell’associazione Cuamm, medici con l’Africa.

ll CCM – Comitato Collaborazione Medica – è una Organizzazione Non Governativa e Onlus fondata nel 1968 a Torino da un gruppo di medici e da allora la Sua missione è promuovere e garantire le cure primarie nei Paesi a basso reddito.

In Africa lavora per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria di base e favorire l’accesso ai servizi da parte di tutta la popolazione, sia a livello territoriale che ospedaliero, attraverso il potenziamento delle competenze locali e l’utilizzo di tecnologia appropriata al contesto. Il Comitato di Collaborazione medica si occupa quindi del diritto alla salute, affinchè le disuguaglianze nel mondo terminino: diritto alla salute inteso come possibilità di accesso ai servizi sanitari, operando nei luoghi più bisognosi, come il Corno d’Africa.

L’impegno si concentra sia in zone rurali, ove i servizi sanitari sono completamente assenti, sia in luoghi che ospitano fasce di popolazione particolarmente fragile, che ha subito violenze o ha una disabilità.

Operare in Africa significa occuparsi di salute primaria, favorendo la distribuzione sul territorio di ambulatori in cui le persone che hanno bisogno possano trovare un primo rimedio contro le malattie; inoltre si supportano gli ospedali, luoghi ove recarsi nel momento in cui il centro di salute primaria ha riconosciuto la malattia e ha diagnosticato il trasferimento in ospedale.

Presso il Comitato di Collaborazione Medica è attivo il Progetto “Sorriso di Madri Africane“: questa campagna nasce nel 2011 e si propone entro il 2015 di garantire un parto assistito a 200.000 donne e cure e vaccinazioni a 500.000 bambini africani. Il nome del Progetto richiama il sorriso delle donne che, nonostante le avversità, comunicano una positività contagiosa; al momento il Comitato sta agendo nelle tempistiche previste.

Il bisogno di questa popolazione, nonostante i risultati ottenuti siano importanti, resta troppo elevato: una goccia di aiuto in un oceano enorme, pertanto è fondamentale attivarsi anche in Piemonte, in difesa di migranti e rifugiati che non hanno diritto ai servizi sanitari. Il Servizio Sanitario Nazionale deve divenire un diritto per tutto il mondo.

Vi sono poi molti Progetti pensati parallelamente a sostegno dei  ministeri sanitari locali, pertanto in questi casi la criticità consiste nel trovare accordi burocratici e formali con gli altri Governi; è difficile poi la gestione pratica poichè culturalmente è complicato comunicare. Anche il reperimento dei fondi rappresenta una problematica, poichè in un momento di crisi come quello che ha investito l’Europa Occidentale la competizione per accedere ai bandi è spietata: rischiano di mancare soldi fondamentali per cooperare.

Nonostante tutto il lavorare con organizzazioni non governative è una splendida opportunità per entrare in contatto con mondi nuovi, sconosciuti.

Il Cuamm (Medici con l’Africa) è la prima organizzazione italiana che si spende per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane: un’avventura iniziata nel 1950 e mai interrotta, che vede personale attivo a fianco di medici e infermieri locali negli ospedali, nei distretti, nelle scuole e nelle università di Angola, Etiopia, Mozambico, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania e Uganda.

Medici con l’Africa Cuamm è membro di Link 2007, associazione di coordinamento consortile che raggruppa 9 tra le più importanti Organizzazioni Non Governative Italiane. Il Cuamm è quindi specializzato nella collaborazione sanitaria con i Paesi dell’Africa subsahariana, al fine di assicurare il diritto all’accesso ai servizi sanitari: è presente in sette Paesi, aiuta nell’organizzazione 14 ospedali e 16 province. Le province sono quella rete di dispensari periferici gestiti da infermieri e che svolgono quella prestazione che in Italia è realizzata dai medici di base.

Il Cuamm segue sia le reti sia gli ospedali di riferimento, ma è anche attivo in grandi centri e collabora con tre università: occorre rispondere ai bisogni espressi dalle differenti realtà locali, che riguardano soprattutto la richiesta di invio di medici esperti in medicina preventiva e curativa, ma anche aiuti nell’organizzazione del servizio sanitario.

Un’esperienza importante è stata quella svolta in Angolia, per occuparsi dell’ospedale per la programmazione del consumo di materiale quali medicinali, aghi, siringhe: le criticità sono state tante, anche nell’imparare ad adattarsi e a relazionarsi con persone di altre culture. E’ importante riconoscere le persone che possono essere idonee per apprendere le nozioni, sostenendole, incoraggiandole, favorendo dei corsi di aggiornamento, attribuendo loro le giuste responsabilità.

Le difficoltà riscontrate sono le stesse che coinvolgono gli altri enti cha lavorano in campo sanitario in Paesi con differenti culture e burocrazie: nonostante questo il caso dell’Angola è ancora un esempio di paese “ricco” (risorse di petrolio, diamanti, oro), perciò meno dipendente dal Cuamm poichè in sua assenza potrebbe rivolgersi ad esempio a personale cubano.

E’ quindi fondamentale sapersi relazionare, giungendo a compromessi.

Per Associazione Volonwrite
Claudia Cespites

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Claudia Cespites

Claudia Cespites

Ci sono persone che da subito nascono con la vocazione per il mondo del sociale: sognano di diventare educatori, assistenti sociali, insegnanti.
E poi ci sono persone che nel colorato panorama del sociale ci "inciampano" per caso, come è successo a me. A differenza di tanti miei colleghi dell'associazione io provengo da un mondo completamente differente, con studi in comunicazione e marketing e con un contratto di lavoro come addetta ufficio presso un supermercato alimentare: ero abituata a confrontarmi con numeri e dati, più che con le persone.
Ma a volte, per fortuna, la vita ti riserva percorsi di crescita personale e professionale imprevedibili, che cambiano completamente il tuo modo di pensare e la prospettiva con cui ti rapporti a ciò che ti circonda.
Da quando, due anni fa, ho risposto a quell'annuncio di stage in comunicazione sociale presso l'Associazione Volonwrite, la mia vita è cambiata.
Ad oggi mi chiedo come sarebbero stati i miei giorni senza questa realtà: sicuramente più grigi, più "soli" e più superficiali...
A Volonwrite devo tantissimo: per me si tratta di una seconda famiglia, più che di un'associazione...e si sa, la famiglia non si abbandona mai!