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Medico o paziente? Persona!


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1Domenica 14 luglio – Un reparto – quello di ematologia dell’ospedale Mauriziano – che nasce in risposta ad una richiesta di condivisione da parte dei pazienti, in un contesto dove il medico cessa di essere una figura austera e lontana, ma diventa persona. Una persona accanto al paziente, che da paziente si tramuta anch’esso in persona, in un ambiente che permette la nascita di rapporti umani profondi, di amicizia, rispetto, stima. Perché chi soffre di una malattia così difficile ha necessità di recarsi in ospedale spesso, tra cicli di chemioterapia e trapianti di cellule staminali: c’è bisogno di una struttura amica, confortevole, in cui sentirsi quasi a casa.

 

Questo reparto rappresenta la nascita di un sogno: Solidarietà, Fiducia e Sostegno sono i cardini su cui si erge, e l’Allegria di chi ne fa parte è la colonna portante di tutto.

Dal punto di vista architettonico, invece, vi è una zona di filtro per tutelare i ricoverati da batteri e microbi, nonché lavandini per lavarsi le mani sempre, ma soprattutto un macchinario che si occupa del filtraggio dell’aria che viene aspirata e rimessa in circolo in una pressione ottimale e purificata completamente. Vi sono 7 camere con 14 posti letto, lettini elettrici, tv, poltroncine relax, servizi e ridenti lavagnette sulle quali i pazienti possono scrivere, attaccare foto, ricordi. Dalla sala operativa degli infermieri, poi, è possibile monitorare a distanza l’andamento dei ricoverati in tutte le camere.

 

Il 14 luglio a La Salute in Comune sono state toccate tematiche importanti. Si è parlato di leucemia ed è stato proiettato il  docufilm “Luce Mia”, girato nel nuovo reparto di ematologia. Inoltre le testimonianze di pazienti guariti dalla malattia hanno dato l’idea di un ospedale sempre più umanizzato, che condivide il destino dei pazienti e che riporta ad una visione più etica del lavoro del personale all’interno.

 

Giuseppe  Defilippis – direttore sanitario dell’ospedale Mauriziano – è davvero così?

Sì, la serata  ha permesso di far vedere l’altro lato dell’azienda, il lato umano, di costruzione del rapporto e crescita con i nostri pazienti.

All’ inizio, quando ci è stato richiesto di girare il docufilm, non avevamo colto subito l’idea, non sapevamo che cosa aspettarci.  Ma ora ci crediamo tantissimo. Quando abbiamo visto per la prima volta le riprese, abbiamo ritenuto che quel documentario  fosse fondamentale perché testimonia quello che i pazienti vedono, quello che vivono e che noi non conosciamo.

E’ un elemento fondamentale della nostra crescita e della nostra messa in discussione come medici e come azienda. Sappiamo di cosa hanno bisogno a livello terapeutico, non abbiamo problemi a trovare il farmaco giusto, ma non sappiamo cosa ci sia dietro la malattia, di cosa loro necessitano in quel momento. Una parola, un sorriso, un conforto, anche solo il silenzio, magari danno molto di più rispetto al classico percorso farmaceutico del paziente. E’ dimostrato che è fondamentale guardare il lato umano dei pazienti e diventa importante mostrarci senza camice, senza l’aspetto professionale, da persone quali siamo, persone con persone, con i propri limiti, con i propri pregi, con i propri difetti, anche con i propri errori. Non medici ma umani e con i quali si va avanti. Ringrazio i pazienti perché questo è anche un percorso di crescita per noi. Non sono parole ma ci crediamo a tal punto da aver finanziato parte del film. Abbiamo chiesto al regista Lucio di portare a compimento il film nel modo più personale possibile per poi poterlo utilizzare a nostro favore, per migliorare, per comprendere meglio i pazienti e quello di cui hanno bisogno.

 

Ha parlato di quanto sia fondamentale la sinergia tra pazienti  e operatori sanitari nell’umanizzazione dell’ospedale, anche perché  è proprio il cuore del progetto del Mauriziano…..

Assolutamente è fondamentale e ci crediamo tantissimo. Le faccio una serie di esempi, abbiamo iniziato un percorso con associazioni di volontariato con le quali stiamo andando avanti su vari argomenti.

L’altro giorno abbiamo avuto ospiti da noi la facoltà di agraria, che ha chiesto di poter far svolgere dei tirocini agli studenti volti all’abbellimento dei cortili dell’ospedale e vorremmo fare con loro uno studio su come un ospedale e i suoi pazienti possano beneficiare degli spazi verdi al suo interno. Inoltre gli studenti del liceo artistico saranno chiamati a dipingere i muri: loro fanno pratica e noi umanizziamo l’ospedale. Da settembre proveremo a rendere l’ospedale aperto senza gli orari di visita per permettere a famigliari e amici di stare vicino ai congiunti a aiutarli in un momento di distacco da casa. Questo per dire che sono vari gli elementi innovativi che stiamo costruendo con i pazienti e le associazioni che li rappresentano, sono tessere di un mosaico che ci permettono di  garantire il miglior servizio possibile.

Ringrazio il Comune di Torino e l’assessorato di Elide Tisi – che abbiamo coinvolto nella progettazione – e al quale abbiamo chiesto di aiutarci e accompagnarci in quest’avventura di miglioramento quotidiana.

Ci hanno pienamente sostenuto, li  ringrazio di aver creduto che non fossero solo parole quelle dell’ospedale Mauriziano, ma fatti concreti. Un sentito grazie di cuore

 

……………..grazie a voi!

 

Per Associazione Volonwrite

Vittoria Trussoni

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The Author

Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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