Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

1Domenica 7 luglio – Ci sono esperienze che cambiano la vita: dieci anni fa Marco Braico, insegnante di matematica e fisica presso il liceo scientifico, sconfiggeva la sua lotta personale contro la leucemia. Questa esperienza lo ha portato a scrivere, componendo il primo libro qualche anno fa, intitolato “La festa dei limoni”, e portandolo oggi a presentare presso la Salute in Comune il suo secondo volume.

 

Metà di tutto racconta la storia di Alberto che misura i passi, le cose, i minuti. Misura le forze che stanno tornando. Osserva gli allievi e i colleghi insegnanti, li classifica divertito per categorie. Guarda il mondo con occhi diversi, ora.

E quando un’amica infermiera gli affida Danielle, una paziente in crisi, perché la ascolti e la aiuti, si tuffa anima e corpo in un’avventura imprevista.
Perché Danielle è sola, malata, bellissima. Ma, soprattutto, Danielle ha un segreto.

Per aiutarla davvero, Alberto dovrà imbarcare nella sua impresa una squadra di compagni, incrociati o ritrovati per caso, ma tutti disposti a farsi carico della vita degli altri.
Tra Torino e Bruges, tra le aule del liceo e le stanze della chemio, tra i Murazzi e le Molinette, tra bar di periferia e trattorie in riva al lago, tra autoradio a palla e notti silenziose, si dipana la storia, ricca d’emozioni, di un gruppo di nuovi amici che sanno per cosa vale la pena lottare.

 

Marco, ci racconti un po’ la tua esperienza di vita?

Dieci anni fa ho ricevuto il midollo da mia sorella, per combattere quella malattia conosciuta come leucemia; da lì ho iniziato a scrivere, per trasmettere il mio personale messaggio: l’ironia nonostante tutto. Con il ricavato dei miei libri compro attrezzature per gli ospedali, senza chiedere soldi a nessuno, diffondendo l’importanza del pensiero positivo e dell’amore per la vita.

 

“Metà di tutto” è il nome del tuo nuovo libro. Cosa significa per te questo titolo?

Nella vita di un uomo come me, di 45 anni, si fanno dei bilanci, si cerca di capire se si è diventati quello a cui si aspirava: il docente che si sognava di essere, il marito perfetto, il padre ideale, l’arbitro professionale di serie A di pallavolo. La risposta è sempre no, in tutti i campi.

Ma  questo “no” non deve portare ad abbattersi ma semplicemente a valutare cosa si è raggiunto e quali obbiettivi rimangono, per porre le basi per le nostre scelte future. Come fa Danielle, che da quando si ammala cambia vita, guarisce e deve tornare nel mondo del lavoro, un’impresa complicata, soprattutto per una donna. Una donna che spesso non smette di essere trattata come “malata”.

 

Marco, perchè hai scelto di scrivere i tuoi romanzi con il punto di vista di una donna, Danielle?

Danielle compariva già nel mio primo libro, “La festa dei limoni”: è una donna bellissima, al contrario dello stereotipo che abbina il binomio brutto-malato.

Ho ripreso questo personaggio per mettere su carta ciò che ho visto accadere tante volte, come il dramma della caduta dei capelli, un effetto collaterale non sempre valutato, e poi il fenomeno del pietismo: una donna è sempre una donna! Occorre riconsegnarle la femminilità che le appartiene di diritto.

 

Vi è un legame tra il primo libro e il secondo?

Si può leggere il secondo senza aver letto il primo; il legame tra i due romanzi è rappresentato dal mondo della scuola, utile per spezzare da momenti di forte intensità, e che si presta inoltre ad aneddoti divertenti e profondi. Vi è poi il legame della malattia, che viene vissuta molto fortemente nel primo libro, mentre nel secondo è “alle spalle”. Bisogna infine imparare a chiamare ogni cosa con il proprio nome: un cancro è un cancro, inutile definirlo “brutto male”. Farne un dramma complica le cose, bisogna essere positivi.

 

Per Associazione Volonwrite

Claudia Cespites

Categories: News

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