La Salute in Comune - 2015

Mi presti la tua famiglia?

Ecco il tema trattato Lunedì 6 luglio 2015 a “La Salute in Comune”: una serata emozionante, che ha visto affidatari e affidati mettersi in gioco raccontando, con sentimento, la propria esperienza.

La parola in questo caso va a Pimpi ed Alberto, due genitori affidatari che a cuore aperto hanno trasmesso il significato profondo di questo termine.

L’affidamento è temporaneo. La principale differenza rispetto all’adozione è proprio questa: la famiglia “di sostegno” colma con amore e impegno genitoriale il tempo che serve alla famiglia d’origine per essere ritenuta idonea alla custodia del minore.

Si tratta di una scelta non facile, che deve essere presa con consapevolezza: la maggior difficoltà infatti sta nella comprensione che si tratti di una convivenza transitoria, non per tutta la vita. E’ necessario saper amare in maniera smisurata ed accogliere senza trattenere, ospitare senza appropriarsi di un altro cognome, ma senza per questo non affezionarsi.

E’ complicato, ma Pimpi ed Alberto, tramite il loro racconto sul palco e ai microfoni di Volonwrite, sono riusciti perfettamente a comunicare il perchè si sceglie di diventare affidatari. Il desiderio di aiutare quei bambini che non possono crescere con la propria mamma e il proprio papà è forte e il valore dell’esperienza ineguagliabile. Nella loro vita la coppia ha ospitato ben 8 bambini di fasce d’età differenti, da neonati a maggiorenni.

Ma cosa si prova quando il bambino ritorna presso la famiglia d’origine?

Si vive da un lato una grande gioia per lui, dall’altro un grande vuoto, ma si mantiene sempre il contatto con il bambino e con la famiglia naturale. Nonostante il dispiacere, la ricchezza del vissuto insieme è così grande e profonda da essere più forte di qualsiasi nostalgia.

Si tratta di un amore davvero incondizionato!

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Grazie per avermi prestato la tua famiglia!

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Claudia Cespites

Claudia Cespites

Ci sono persone che da subito nascono con la vocazione per il mondo del sociale: sognano di diventare educatori, assistenti sociali, insegnanti.
E poi ci sono persone che nel colorato panorama del sociale ci "inciampano" per caso, come è successo a me. A differenza di tanti miei colleghi dell'associazione io provengo da un mondo completamente differente, con studi in comunicazione e marketing e con un contratto di lavoro come addetta ufficio presso un supermercato alimentare: ero abituata a confrontarmi con numeri e dati, più che con le persone.
Ma a volte, per fortuna, la vita ti riserva percorsi di crescita personale e professionale imprevedibili, che cambiano completamente il tuo modo di pensare e la prospettiva con cui ti rapporti a ciò che ti circonda.
Da quando, due anni fa, ho risposto a quell'annuncio di stage in comunicazione sociale presso l'Associazione Volonwrite, la mia vita è cambiata.
Ad oggi mi chiedo come sarebbero stati i miei giorni senza questa realtà: sicuramente più grigi, più "soli" e più superficiali...
A Volonwrite devo tantissimo: per me si tratta di una seconda famiglia, più che di un'associazione...e si sa, la famiglia non si abbandona mai!