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Mi vedono con le stampelle e non mi considerano disabile

La sedia a rotelle ti dà un’identità forte, rende visibile la disabilità. Le stampelle, invece, no. Perché danno l’idea di un problema fisico passeggero che però nel mio caso è permanente.Con questa dichiarazione Adda Abdelli, attore e sceneggiatore francese che la poliomelite costringe a vivere con le stampelle, denuncia a gran voce la sua condizione di disabile di serie B. Visto che ha gli stessi bisogni di chi è obbligato a muoversi in carrozzina, ma non le stesse tutele. Un mancato riconoscimento di servizi e assistenza che trasforma la sua vita quotidiana in una ingiusta via crucis.

Immaginate i controlli di sicurezza all’aeroporto – ha raccontato Adda Abdelli alla stampa francese – se passate attraverso il metal detector con le stampelle questo comincerà a suonare. Bisogna quindi metterle sul tapis roulant per farle scannerizzare. Io però senza non sono in grado di camminare ma il regolamento ufficiale dice che il passeggero deve essere in grado di passare in tutta autonomia. Allora cerco come posso di aggrapparmi a qualcosa”.

Senza parlare poi del momento in cui varca le porta di una banca. Qui la situazione assume contorni addirittura grotteschi. Gli è persino capitato di essere spogliato dei pantaloni da una guardia di sicurezza in cerca di una protesi metallica nella sua gamba.

Quello che più colpisce nel racconto della sua vita è l’infinito numero di difficoltà dell’esistere quotidiano. Come la gimcana con le grucce sui marciapiedi bagnati dalla pioggia. Un’azione per i più semplice ma che nel suo caso può trasformarsi, ad ogni passo, in un rischioso scivolone. O la sfida che si manifesta anche solo nel compiere il gesto di inforcare gli occhiali da vista con una mano perché con l’altra deve reggersi alla stampella. Alla macchinetta del caffè, poi, diventa quasi impossibile estrarre il bicchiere a meno che, dice con il fare di chi conosce bene cos’è la comicità, “tu non abbia quindici dita!”.

Se non è avere un handicap tutto questo non so cosa possa esserlo!”, conclude e aggiunge con un sorriso:“vivere in equilibrio è faticoso”.

Fonte: west-info.eu

(s.c./mjp)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?