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Mille bianche gru per una vita

gru

Sadako Sasaki, è stata una bambina giapponese, vissuta nei pressi di Hiroshima. Quando aveva due anni, la bomba atomica fu sganciata sulla sua città. La piccola si trovava a casa sua, a circa due chilometri di distanza dal luogo dell’esplosione e apparentemente si salvò. Crescendo, divenne forte e atletica. Ma all’età di undici anni, le fu diagnosticata una grave forma di leucemia, come conseguenza delle radiazioni della bomba.
La sua migliore amica un giorno le parlò di un’antica leggenda secondo cui, chi fosse riuscito a creare mille gru – uccello simbolo di lunga vita – con la tecnica dell’origami avrebbe potuto esprimere un desiderio. Sadako cominciò nella speranza di poter tornare presto a correre e di porre fine a tutte le sofferenze di tutte le vittime del mondo per portar loro la pace.
Durante i quattordici mesi trascorsi in ospedale, Sadako realizzò gru con qualsiasi carta a sua disposizione, comprese le confezioni dei suoi farmaci, dopodiché la piccola morì.

Vi racconto questa storia perché venerdì 14 febbraio scorso, il giorno di San Valentino, nello storico ingresso dell’Ospedale S. Anna di Via Ventimiglia, sono nate tante piccole gru bianche realizzate con l’antica tecnica giapponese dell’origami, in segno di buon auspicio, infatti per ogni mille gru ci sarebbe una vita salva. Non a caso è stato scelto il giorno “degli innamorati”. Quale occasione migliore infatti per parlare di amore per la vita, per l’arte e per la cultura?

Tutto questo è stato reso possibile grazie a uno speciale associazionismo e lavoro di rete. Hanno partecipato la creatività degli studenti del Liceo Artistico Passoni, in collaborazione con l’Associazione Yoshin Ryu che cura a Palazzo Barolo la mostra in corso “Origami – Spirito di carta”, alla quale il liceo Passoni ha contribuito, il tutto organizzato dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna. Le persone sono state invitate “a pensare con le mani”, perché, citando il padre dell’origami moderno, Akira Yoshizawa: “Quando le mani sono impegnate, il cuore è sereno”.

Questo è uno dei tanti appuntamenti del Liceo Artistico Passoni con il S. Anna: lo scorso anno, in occasione del progetto “Giardini dell’Arte” (coordinato dal Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli con la partecipazione dell’artista Michelangelo Pistoletto), gli studenti hanno realizzato un grande wall painting sulle scale dell’edificio, a rappresentazione di un giardino fiorito. Il giardino è l’artificio per eccellenza, il perfetto dialogo tra uomo e natura e sottintende la dedizione e la cura finalizzate al piacere di colori, forme e profumi. Su questa tematica, l’ospedale si è immaginato un dialogo tra arte e uomo per creare un luogo accogliente e pieno d’amore, in grado di restituire benessere e accoglienza a chi lo popola.

Il giardino, simbolo usato come azione artistica condivisa per dare un nuovo significato all’ospedale, per umanizzarlo. L’arte diventa il mezzo per radunarsi, impegnarsi concretamente e prendersi cura dell’altro e di noi stessi.

 

Vittoria Trussoni

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Vittoria Trussoni

Mi chiamo Vittoria, sono nata nel 1985 e se mi chiedete qual è il mio mestiere la risposta è…non lo so.

C’è chi dice una “comunicatrice”, chi una pseudo reporter in erba, chi un’educatrice mancata e chi una mantenuta. Insomma potrei essere tutto o niente, ma tento di fare quello che mi piace, senza troppe pretese dato che non sono specializzata in nulla.

Sono laureata in Lettere ma, al di là di una discreta cultura (che anche lì è da provare), non ho sfruttato al meglio la mia triennale letteraria, preferendo buttarmi nel mondo del sociale. E’ quasi tre anni che collaboro con l’Associazione e grazie alle splendide persone che la popolano e alla educativa esperienza del servizio civile volontario, ho scoperto cosa mi piacerebbe fare nella vita – al di là della fattora eh, ma quella è un’altra storia.

Adoro stare in mezzo alle persone, dedicare il mio tempo agli altri, conoscere, informarmi, curiosare in giro. Fare polemica, ridere, scherzare e soprattutto parlare parlare parlare. Sono un’inguaribile logorroica.

Sono cresciuta senza riconoscere la mia forza, con la perenne paura di sbagliare e di disattendere le aspettative delle persone che mi stavano vicino. Con il tempo ho imparato a cercare la fiducia in me e non negli occhi degli altri. Descritta così sembro perfetta!

In realtà sono permalosa, cocciuta, distratta, casinista e non molto ben disposta ad ascoltare le critiche, soprattutto se penso di avere ragione (sono un ariete, ho detto tutto!) ma sono entusiasta della vita, non amo la negatività delle lamentele.

Ecco, ho scritto già troppo!

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