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Mio figlio è autistico


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1Mercoledì 17 luglio – Un libro nato per contribuire ad allargare la conoscenza di un settore, quello legato alle strutture residenziali che ospitano soggetti autistici, non di rado poco noto non solo al grande pubblico ma persino agli addetti ai lavori. In esso, viene raccontata l’esperienza del padre di un ragazzo autistico inserito in una comunità.

Tecnici, studiosi e appassionati tra i più autorevoli nel campo dell’autismo, in Italia, hanno scelto pubblicamente di appoggiare questo sforzo, consapevoli dell’importanza di avviare una riflessione e un confronto intorno a problematiche che non di rado sono colpevolmente dimenticate.

Gianfranco Vitale, autore del libro, ci racconta la sua esperienza di padre.

 

 

Perché il titolo “Mio figlio è autistico?”

Perché ho un figlio autistico, la cui vita è negata nel momento in cui vive in una struttura residenziale non adatta a lui, per cui la vita diventa davvero difficile. Alla scelta della istituzionalizzazione non si arriva per caso, ma alla fine di un lungo processo, spesso segnato da errori che incidono pesantemente sulla qualità della vita dei nostri cari e sulla nostra vita stessa. Un percorso che quindi parte da lontano, dove i nodi strategici si aggrovigliano inesorabilmente e questo fa sì che eventi normali diventino inattesi, quasi non affrontabili, con tutte le conseguenze che ciò comporta.

 

Cosa si può fare?

Occorrerebbe creare strutture all’altezza dei bisogni delle persone autistiche, specie delle persone autistiche adulte, e delle politiche abilitative e riabilitative con l’obbiettivo di riattivare tutta una serie di capacità che queste persone possiedono ma che con il tempo sono andate affievolendosi in quanto ci si è nascosti dietro il comodo pretesto della gravosità della sindrome.

Per quanto concerne le strutture, io penso che non bisogna andare verso strutture di grandi dimensioni, anzi serve l’esatto contrario! Servono comunità alloggio perfettamente integrate sul territorio, luoghi in cui le attività sono pensate a misura dei bisogni di ciascuno, e strutture in cui si costruisce un vero e proprio progetto di vita e giorno per giorno lo si arricchisce di tutto quello che occorre.

Per quanto riguarda la politica educativa, servono misure che però vanno costruite con un vero tecnico dell’autismo, ovvero qualcuno che sia in possesso di competenze e esperienze molto precise, una persona che sia autorevole, poiché l’autismo è una problematica complessa che richiede un approccio serio e l’approccio serio può essere garantito solo da un vero esperto!

Questo è necessario affinché la persona autistica acquisisca nuove competenze in più campi, perché diventi pian piano più autonoma per appropriarsi e godere della propria vita!

 

 

Come possiamo venir fuori da questo problema molto grave?

Si può riuscire in questo intento solo mettendo al centro della politica e dell’iniziativa delle associazioni e dei nuclei famigliari il tema dei diritti: gli autistici potranno avere un futuro solo quando i loro diritti saranno davvero riconosciuti, rispettati e applicati. La rivendicazione dei diritti è assolutamente centrale, così come è decretato dall’articolo 26 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

 

 

Quali sono le nostre responsabilità a riguardo?

A livello sociale la responsabilità sta nel fatto che c’è una scarsa conoscenza del problema; a livello di associazioni credo che queste stiano purtroppo avendo un ruolo sempre più marginale e sempre meno propositivo, mancano di un progetto strategico.

 

 

Gianfranco, quali sono i tuoi contatti e dove possiamo acquistare il libro? 

Io ho un blog molto modesto, non monotematico; qui ovvio c’è molto spazio dedicato all’autismo, ci sono idee mie, di altri genitori: il blog si chiama “dallaloroparte.blogspot.com” .

Il libro è in commercio, lo si può ordinare in libreria o ordinarlo via internet collegandosi al sito della casa editrice Vannini.

 

Per Associazione Volonwrite

Claudia Cespites

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The Author

Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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