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Comunicazione Sociale sulla Disabilità

Le diverse sfaccettature della disabilità sono al centro dell’edizione 2020 del Festival dei Diritti Umani. Molte di queste sono state affrontate durante l’appuntamento odierno della sezione EDU, con ospiti in grado di trasmettere, attraverso la propria esperienza personale, la possibilità di vivere seguendo le proprie aspettative e aspirazioni.

Ad aprire le “danze” è stata la cantautrice Veronica Tulli, meglio conosciuta con lo pseudonimo di LuluRimmel: “Non ho mai considerato – ha dichiarato – la musica come una terapia dedicata solo a persone in difficoltà o con una disabilità. Credo che la musica, così come l’arte in generale, salvi tutti indipendentemente dalla propria condizione. Il mio percorso è pieno di piccoli traguardi da raggiungere con impegno, pianificati come quelli di qualsiasi altro lavoro; il problema, che vale a livello generale, è la scarsa considerazione di chi fa il o la cantante professionista”.

La stessa filosofia è applicata anche alla disabilità: “La considero – ha aggiunto – una condizione fisica, voi utilizzate le gambe per camminare, io le quattro ruote. Ciò non implica che questa sia la cosa più importante da dire su di me, anzi: nei miei testi non me ne sono ancora occupata ma parlo di sentimenti e molto altro attraverso analogie e metafore”.

Ilaria Galbusera, capitana della nazionale di pallavolo sorde, ha invece trovato la propria strada grazie allo sport: “Ho cominciato a 12 anni – ha raccontato – in piena adolescenza: era un periodo in cui non mi accettavo e in cui subivo discriminazioni, per questo ho affrontato diverse sfide difficili; l’esperienza di mio fratello, già giocatore di pallavolo, mi ha stimolato e da lì è nata una passione. Il desiderio di inclusione si riflette in campo, dove tutti sono uguali, lo sport è uno degli strumenti più importanti per integrare le persone”.

Il filo del discorso si è poi spostato sulla comunicazione tra e con le persone sorde: “Nel mondo – ha proseguito Galbusera – ci sono più di 300 lingue dei segni nazionali. Esiste, però, una lingua internazionale che lavora principalmente a livello visivo: l’esempio più calzante riguarda il prendere un caffè insieme, che si mima con il gesto della tazzina. La cultura sorda, a proposito, è molto forte perché esiste un grande sentimento di scambio anche se l’Italia, purtroppo, in questo è fanalino di coda perché la lingua dei segni non è riconosciuta ufficialmente”.

Un’altra dimensione importante è quella del viaggio, analizzata dalla blogger e psicologa Giulia Lamarca (qui la nostra intervista): “Il viaggio – ha commentato – rappresenta l’80% della mia realizzazione personale, non è molto comune vedere una persona con disabilità caricarsi le valigie sulle proprie gambe. Quando si frequentano stazioni e aeroporti, soprattutto quelli internazionali in cui è richiesto uno scalo, si è totalmente in balia delle persone che incontri anche se è importante girare con leggi e documenti per far valere i propri diritti. Il viaggio che mi ha cambiato di più è stato quello in Giappone, paese molto accessibile: il mio sogno è quello di rendere i paesi davvero inclusivi”.

La stessa libertà di essere è vissuta da Armanda Salvucci, ideatrice del progetto Sensuability, riguardo uno degli aspetti tabù, quello della sessualità (qui il nostro articolo sul progetto): “Secondo gli stereotipi della coscienza comune – ha spiegato – solo chi ha un corpo atletico e giovane può avere una vita sessuale soddisfacente. Il nostro slogan ‘La prima volta siamo tutti disabili’ ribalta completamente questa visione affermando come ogni corpo possa essere sensuale e desiderabile. In Italia esiste la figura dell’educatore all’affettività e alla sessualità, comunemente noto come assistente sessuale, ma può essere una soluzione valida solamente per le disabilità cognitive o gravissime perché ognuno ha questa esigenza vitale”.

Durante la mattinata sono stati anche presentati il cortometraggio di Gaia Vianello “Zulu Rema che ha imparato a volare”, sulla storia del ballerino di break dance amputato Emeer, e il progetto “Colour blindness” della fotografa Paola Cominetta sul daltonismo.

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