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Musica…senza barriere?

La musica fa bene all’anima e al cuore. Fa bene alle orecchie, alla testa, alla pelle. Ha la capacità di farci vibrare, quei brividi che all’improvviso, ascoltando la nostra canzone, ci invadono il corpo, le membra. Ci fa viaggiare, andare via lontano, ha la capacità di sollevarci dal suolo, sospesi nel mezzo senza più un peso che ci costringe a rimanere incollati a terra. La musica ci fa ricordare, ci porta indietro e poi con un balzo ci proietta nel futuro. Ci stringe forte, un’amica che non ci lascia mai soli anche quando tutto il mondo intorno sembra non riuscire a fare niente di diverso. La musica ci protegge, ci riempie, ci completa. La musica ci cura.

La musica, una medicina senza effetti collaterali

Sono diversi gli studi che sono stati condotti circa la musica ed i suoi effetti benefici su mente e corpo, essendo questi, come tutti sappiamo, legati in modo profondo ed indissolubile. La musica è una medicina che non ha limiti di età né presenta effetti collaterali sul proprio foglietto illustrativo: i suoi effetti sono puramente ed esclusivamente benefici.

Ma su cosa influisce la musica?

L’effetto più generico della musica è quello di saper rilassare e migliorare l’umore, a patto però che si tratti di quella preferita. Ascoltare musica aiuta a lenire il dolore come dimostrato da uno studio sul dolore cronico legato a patologie come l’osteoartrite e l’artrite reumatoide.
La musica influisce sul battito cardiaco, la pressione sanguigna, la respirazione (determina un aumento della disponibilità di O2 a livello di vari distretti corporei, influenza i livelli di alcuni ormoni ed in particolare quello dello stress, e di alcune sostanze chimiche prodotte dal cervello conosciute con il nome di endorfine.
Dopo un’operazione chirurgica è in grado di distrarre la persona fornendo alla sua mente una via di fuga e di conseguenza lenisce il dolore avvertito permettendo di ridurre la somministrazione di antidolorifici e gli effetti collaterali che possono comportare come nausea e vomito. Trova impiego anche nel trattamento del dolore dei malati terminali favorendo il benessere fisico ed il rilassamento conseguente all’aumentato rilascio di endorfine da parte del cervello indotto dall’attività musicale.
Molti studi hanno provato che l’ascoltare musica rilassante e suoni della natura per un tempo ragionevole aumenta i livelli di serotonina nel sangue. La serotonina è un neurotrasmettitore detto anche “L’ormone della felicità”. Ci dona buon umore, riposo migliore, capacità di apprendimento, appetito e memoria.
La musicoterapia è oggi impiegata in alcune sale parto durante il travaglio: le madri che ne hanno beneficiato hanno richiesto una somministrazione ridotta di antidolorifici perché la musica induce la visualizzazione di immagini positive ed il rilassamento favorendo al contempo la dilatazione della cervice ed il posizionamento corretto del bambino.
E’ stato provato che suonare uno strumento musicale ci aiuta a comunicare più efficacemente ed a incrementare la nostra intelligenza spazio-temporale. I ricercatori hanno inoltre scoperto che anche ascoltare musica contribuisce ad una migliore interconnessione tra i nostri emisferi celebrali, aumentando e facilitandone la comunicazione.
Le sessioni di musicoterapia in diverse persone affette da malattie della pelle come la psoriasi hanno portato ad una diminuzione della pressione sanguigna e del battito cardiaco, alla riduzione dello stimolo di grattarsi e della manifestazioni cutanee nel loro complesso.
La musica trasmette al nostro cervello una sensazione piacevole data dal rilascio di dopamina, un potente neurotrasmettitore che gioca un ruolo importante nel controllo dei movimenti, nella motivazione, nell’eccitamento, nella cognizione, aumenta il senso di stima ed accettazione e migliora alcune funzioni di base tra cui la produzione di latte nella donna e la gratificazione sessuale.
Uno studio effettuato su pazienti affetti da Alzheimer ha dimostrato che la musica può apportare beneficio riducendo le conseguenze tipiche della condizione. Infine, ascoltare musica per due o tre ore al giorno nel periodo successivo ad un ictus facilita il recupero della memoria verbale, stimola la capacità di concentrarsi e migliora l’umore prevenendo la depressione.
L’effetto Mozart

L’espressione “effetto Mozart” vede il suo esordio nel 1993 con la pubblicazione di un articolo su Nature da parte di un’equipe di neurobiologi dell’Università della California. I risultati dell’esperimento sostenevano che facendo ascoltare agli studenti 10 minuti di Sonata il punteggio di alcuni studenti nei test che misuravano le capacità di ragionamento spaziale aumentava.

Per gran parte del mondo scientifico però l’effetto Mozart è solo un mito. Ascoltare musica, ed in particolare musica piacevole, aumenta il rilascio di dopamina da parte del cervello. La dopamina è un neurotrasmettitore che solleva il tono dell’umore ed una sua aumentata secrezione sembra essere correlata ad un miglioramento delle prestazioni cognitivo. Ma lo stesso effetto positivo si verifica con tutti i tipi di musica, basta che al nostro cervello risulti piacevole.

E’ possibile per le persone disabili andare ai concerti?

Per poter affrontare l’argomento con una minima cognizione di causa, come di consueto, mi sono dovuta e voluta documentare sul tema effettuando una serie di ricerche sul web. Ad essere sincera prima di fare questo lavoro, grazie al quale ho imparato a guardare al mondo senza quel velo fatto di banalità e di cose date per scontate davanti agli occhi, non mi era mai capitato di chiedermi come una persona disabile potesse vivere l’esperienza di un concerto, l’emozione di vedere il proprio cantante preferito suonare dal vivo, la sensazione unica di sentirsi vicini a lui e di lasciarsi stregare dalla sua musica… E devo ammettere con amarezza che nel momento in cui sono arrivata a farmi tutte queste domande, le risposte non sono state di certo quelle che nel profondo mi auguravo.

Così, leggendo commenti ed esperienze descritte su vari forum ed articoli, ecco la realtà, purtroppo comune alla maggior parte se non a tutte le situazioni descritte. A partire da Renato Zero ed arrivando a Vasco passando per Jovanotti, le premesse sembrano essere più o meno le stesse: i disabili possono assistere ai concerti esclusivamente in aree apposite e delimitate, ed il numero di persone che possono accedervi è limitato. Solitamente l’area dedicata consiste in una pedana rialzata e circondata per tutto il perimetro dalle cosiddette “sbarre di protezione” che nella maggior parte dei casi, più che proteggere la persona, le impediscono di avere una visuale decente. Non a caso da molti viene definita “il recinto”, uno spazio confinato a distanza da tutto e tutti, primo fra tutti l’artista.

Assistere ad un concerto da disabili significa innanzitutto organizzazione. Si inizia con il contattare i responsabili che si occupano di gestire l’evento (informazione che si può trovare sul sito di vendita dei biglietti) ai quali bisogna inviare, via mail o via fax, un modulo che contenga i propri dati, il concerto al quale si vuole assistere ed una fotocopia del documento di invalidità. Alcune organizzazioni prevedono l’assegnazione di un posto gratuito sia al disabile che all’accompagnatore, altre solo al disabile (l’accompagnatore dovrà comprare un biglietto parterre).

Una decina di giorni prima del concerto, o in alcuni casi anche prima, si verrà contattati per avere conferma del posto e ricevere le indicazioni circa il ritiro dell’accredito (nei casi in cui sia previsto). E’ consigliabile inviare la richiesta il prima possibile proprio perché, essendo i posti sulla pedana limitati, soprattutto in caso di concerti di artisti o band rinomati a livello internazionale, si rischia di non poter assistere all’evento per esaurimento degli stessi. E’ da tenere in conto che solitamente la priorità è data alle persone in carrozzina. Come descritto da persone disabili che assistono spesso ad eventi musicali, purtroppo la conferma dell’avvenuta prenotazione avviene con pochi giorni di preavviso rispetto alla data fissata per il concerto, così spesso capita che fino all’ultimo si rimanga con il dubbio.

Le norme che tutelano l’accessibilità

L’articolo 27 della legge 118/1971, convertita poi in D.L. 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili, recita:
“Per facilitare la vita di relazione dei mutilati e invalidi civili gli edifici pubblici o aperti al pubblico e le istituzioni scolastiche, prescolastiche o di interesse sociale di nuova edificazione dovranno essere costruiti in conformità alla circolare del Ministero dei lavori pubblici del 15 giugno 1968 riguardante la eliminazione delle barriere architettoniche anche apportando le possibili e conformi varianti agli edifici appaltati o già costruiti all’entrata in vigore della presente legge;…in nessun luogo pubblico o aperto al pubblico può essere vietato l’accesso ai minorati; in tutti i luoghi dove si svolgono pubbliche manifestazioni o spettacoli, che saranno in futuro edificati, dovrà essere previsto e riservato uno spazio agli invalidi in carrozzella…”

Il decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989 n. 236, individuando i criteri di progettazione dei luoghi dove si svolgono attività ricreative precisa, al punto 5.2, che …”nelle sale destinate a riunione, spettacolo o ristorazione, devono essere previsti per i disabili 2 posti riservati ogni 400 o frazione di 400 nonché 2 spazi liberi, ogni 400 o frazione di 400 su pavimento orizzontale, di dimensioni tali da consentire un’agevole manovra ad una persona su sedia a ruote e collocati in prossimità delle vie di fuga o di un luogo sicuro statico.”

Infine la Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), all’articolo 2, comma 2 recita testualmente: “Si ha discriminazione diretta quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga”.

E’ giunto il momento di tirare le somme, dunque. Senza dubbio non possiamo far altro che riconoscere che la società in cui viviamo viaggi a rilento rispetto alle continue ed incessanti mutazioni ed esigenze che ogni giorno si manifestano nel mondo, e che la strada da fare sia ancora molta, su tanti fronti. Ma voglio credere che l’impegno di ognuno di noi venga con il tempo ripagato, voglio credere che presto quella pedana diventerà uno spazio ampio dove le persone, in piedi ed in carrozzina, possano condividere un momento magico come quello che si crea ad un concerto, voglio credere che la volontà di cambiare e migliorare le cose sia e sarà più forte di quella di distruggerle.

Autore: Elena Sartori

Data: 18/02/2016

Fonte: Abilitychannel.tv

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