Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Carmen “Nemrac” Riccato

“Non è amore questo” inizia come inizia uno dei miei film preferiti, riguardo le scelta d’ intreccio, con quello che io dal 2002 ho volgarmente soprannominato “il gioco dei desideri”. Mentre, però. nel film “In America” i desideri erano contati, nella storia di Barbara sono copiosi, potenti ed evocativi al pari del Manifesto futurista.

Barbara ha trentanove anni, capelli ricci, occhi grandi e rotondi che armonizzano il vissuto tracciato nella rotondità rugosa delle guance. Una cicatrice importante nel ginocchio sinistro, riconosco come le sue gambe si sono disegnate e sono cresciute, divenute adulte e forti nel supporto dei tutori, che se in crescita ti regalano una mobilità funzionale, dove il resto del mondo non conosce altro che automatismi, in maturità si fanno lato oscuro e materia prima della non elasticità della pelle.

Barbara è bisessuale, alla ricerca della sua metà.

Barbara mi offre uno specchio perfetto, col suo corpo non conforme, lontano dalle storie che la ribalta conosce, ma si trasforma ne “Il doppio segreto” di Magritte quando svela i suoi desideri, sia il primo che esce dell’ombelico, senza filtri, nell’immortalità della madre, sia quello che include il desiderio d’ amore carnale, incondizionato, reciproco. L’amore è così autentico, così lontano dalle parole dei libri, dai copioni dei film drammatici e romantici. Il suo desiderio d’ amore carnale così vero da far implodere un cuore, è fatto del sinonimo più comune di amplesso, la fa apparire quasi scurrile, sconcia qualcuno potrebbe dire, io dico che il suo parlare è viscerale, pieno di quel desiderio che normalmente è plateale, esibizionista fonte di imbarazzo e vergogna. Il suo desiderio di fisicità e di contatto , spaventa nella sua immediatezza, nella sua limpida purezza. Il suo desiderio, nelle metafore sinestetiche che lei stessa attribuisce alla notte, è poetico, possibile, respirabile e sensibile nella figuratività delle figure retoriche, per natura potenti più della Realtà nel super potere evocativo.

Io il desiderio di Barbara lo conosco, lo condivido, l’ho vissuto, lo rinnovo ogni volta che, nello spazio tra me e le persona che amo, sento vibrare l’empatia; ho imparato che la reciprocità è un fiore raro per chi è diverso, per chi è come noi.

Barbara e io condividiamo le foto vintage, fatte con la reflex, negli anni ottanta in cui le magliette con le scritte erano rare e le variazioni del taglio dei capelli tracciavano il nostro umore, cornice degli occhi. Condivido con lei la pluralità delle esperienze, la fatica dei tentativi, la gioia della prossimità genitoriale.

Io e Barbara, come te che leggi queste parole, siamo state bambine, siamo diventate adulte e cerchiamo ciò che ci rende felici e attutisce il rumore della solitudine.

Teresa Sala, offre il suo sguardo in controcampo, alla storia ed ai desideri di Barbara, senza giudicare, senza intervenire, semplicemente cercando di costruire un contrappeso nei dettagli di una quotidianità invisibile e scontata a chi guarda in superficie. Così un caffè fumante, il disordine d’un tavolo, i colori dei vestiti in un cassetto, la birra appena spinata, cercano d’essere i testimoni di una reciprocità possibile, nelle occasioni colte e non in quelle sprecate generatrici di rimpianti. Vivere di desideri fa profumare la quotidianità di possibilità dietro l’angolo.

Avere la pazienza di guardare la fisicità non conforme da vicino trasuda bellezza, nelle pieghe nascoste della carne, tutta da assaggiare.

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