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Non più solo fruitori, ma parte strutturale di quella mostra

C’è una mostra d’arte contemporanea, inaugurata nei giorni scorsi nel Molise, che si avvale dell’appoggio dell’UICI di Isernia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e dell’IRIFOR Molise (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell’UICI), dove in modo del tutto innovativo il percorso parallelo dedicato alle persone con disabilità visiva è parte strutturale sia della stessa mostra, sia della ricerca dell’artista Luciano Sozio, configurandosi a propria volta come un’ulteriore e complessa opera d’arte e di senso.

C’è una mostra d’arte contemporanea, inaugurata nei giorni scorsi nel Molise, che si avvale dell’appoggio dell’UICI di Isernia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e dell’IRIFOR Molise (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell’UICI), dove in modo del tutto innovativo il percorso parallelo dedicato alle persone con disabilità visiva è parte strutturale sia della stessa mostra, sia della ricerca dell’artista Luciano Sozio, configurandosi a propria volta come un’ulteriore e complessa opera d’arte e di senso.

L’UICI di Isernia (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e l’IRIFOR del Molise (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell’UICI) stanno appoggiando in queste settimane e patrocinando il progetto espositivo dell’artista isernino Luciano Sozio, denominato Back Side of the Blind Spot (“L’altra faccia dell’angolo cieco”), ovvero Percorso al buio, evento inaugurato il 17 aprile scorso a Venafro (Isernia), presso il Museo Nazionale di Castello Pandone e che sarà visitabile (a ingresso libero) fino al 22 maggio.
La mostra è curata da Tommaso Evangelista e Serena Ribaudo, oltre ad avvalersi del patrocinio del Polo Museale del Molise.

Riflettere sull’aspetto avvertito e non visto delle cose significa indagare anche il tema della percezione, dell’immaginazione e degli angoli nascosti e in tal senso l’esposizione di Luciano Sozio – per la volontà di ricercare tali tematiche – si presta a un discorso trasversale che coinvolge i luoghi e le persone. In particolare si presta a svolgere una didattica specifica anche per il pubblico di ciechi e di ipovedenti, chiamato a relazionarsi con le opere in mostra.
Per la prima volta nella Regione Molise, infatti – e più in generale per la prima volta in Italia nell’àmbito di una personale di arte contemporanea – viene coinvolto un pubblico di non vedenti, per il quale è stato predisposto un parallelo itinerario di visita. La mostra, pertanto, viaggia su due binari paralleli, acquisendo senso e completezza dal discorso attuato in dialogo con tale disabilità, con l’artista e i curatori che hanno predisposto un particolare taglio espositivo e critico, specifico ad essere percepito dal tatto e dall’udito.

In altre parole, il percorso parallelo dedicato alle persone con disabilità visiva è parte strutturale sia della mostra che della ricerca artistica di Sozio, configurandosi a propria volta come un’ulteriore e complessa opera d’arte e di senso. Esso è impostato infatti sulla resa in 3D (tridimensionale) delle tele in mostra su apposite lastre, le quale sono arricchite inoltre da una descrizione verbale del soggetto e da un apposito commento musicale ispirato allo stesso.
Attraverso l’uso del tatto e dell’udito, quindi, il fruitore non vedente, accanto a quello vedente, «forma il flusso di pubblico integrato e unito al tempo stesso, senza alcuna distinzione discriminante», come più volte suggerito dall’esperto in Scienze Tiflologiche Marco Condidorio, direttore dell’IRIFOR Molise e componente della Direzione Nazionale UICI, il quale ha guidato e sostenuto l’intero progetto, al fine di includere artisticamente e socialmente anche le persone non vedenti in un’idea curatoriale e culturale nuova.
Si viene a determinare pertanto una nuova formula partecipativa, che segue la mission stessa dell’esposizione, ovvero l’“angolo cieco”.

«Quale mostra innovativa – sottolineano i curatori -, il progetto consente anche ai ciechi e agli ipovedenti la fruizione di immagini, attraverso l’esplorazione aptica [processo di riconoscimento degli oggetti attraverso il tatto, N.d.R.] delle opere riprodotte in rilievo, corredate di descrizione audio, e perciò risulta estremamente stimolante, formativo e inclusivo, caratterizzandosi anche per la sua valenza didattica nei confronti di alunni in situazione di minorazione visiva, per i loro processi di apprendimento e di strutturazione dei contenuti mentali, oltreché per la verifica e la restituzione degli stessi».

Data: 21/04/2016

Fonte: Superando.it

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