Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Niccolò Ghirardi

“Non sono come tu mi vuoi”, il volume scritto da Stefano Perinetti e Francesca Carmela Longobardi sul tema della violenza di genere tanto attuale quanto drammatico, è frutto di numerose riflessioni scaturite dal lavoro voluto dal Comune di Torino insieme all’Associazione Liberi Tutti, che sviluppa progetti tematici sul territorio regionale. Per questa ragione alle presentazioni del volume , e quindi anche quella che si è svolta lo scorso Venerdì 22 Marzo presso la Biblioteca Comunale ‘Enzo Marioni’ di Santena, è presente l’Assessore alle Pari opportunità della Regione Piemonte Monica Cerutti.

Il gruppo dei relatori della serata santenese, oltre che dall’Assessore Cerutti, era costituito dagli autori, dall’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Santena Lidia Pollone e da Adriana Sumini, Presidente del Centro Antiviolenza del Comune di Chieri e Vice Presidente della Cooperativa Sociale Mirafiori.

Non sono come tu mi vuoi ha come protagonista Luca, uno studente universitario ventenne di buon cuore . Nonostante questo, alcuni tratti della sua personalità ricordano in termini molto bonari quella di un vitellone alla Fellini. La vicenda è incentrata sull’incontro tra il giovane ed Elena, sua compagna di giochi durante l’infanzia, ragazza solare e molto dinamica. Si incontrano di nuovo da adulti dopo una particolare circostanza della vita di Elena. E’ diventata madre. Quel fatto naturale, qui però acquisisce delle caratteristiche particolari in quanto la sua bambina viene al mondo dopo una brutale violenza da lei subita.

Questa esperienza ovviamente è molto difficile da narrare per Elena, in quanto l’essere vittima di una violenza sessuale impone alla donna di descrivere il fatto nella sua bidimensionalità. Ciò vuol dire rendere partecipe la collettività delle caratteristiche che fanno diventare aggressivo il comportamento del violentatore e nel contempo esplicitare le percezioni soggettive provate in termini emotivi dalla donna.

Non sono come tu mi vuoi condensa un itinerario teorico che analizza la violenza di genere in una prospettiva prettamente maschile. Infatti Luca, appropriandosi del vissuto esperienziale di Elena, si trasforma in persona empatica ed altruista dopo essersi comportato per anni come una delle persone più egocentriche al mondo.

Uscendo da quella che è la trama del libro, è importante formulare alcune considerazioni generali sul tema della violenza di genere, che spesso si concretizza all’interno dei contesti informali rappresentati dalle mura domestiche, sfociando poi purtroppo anche nei femminicidi. In quest’ottica la ‘violenza economica’ diventa una sfaccettatura dell’argomento, in quanto in presenza di relazioni familiari logorate l’uomo non consente alla donna di possedere autonomia nella gestione del bilancio casalingo, rendendola ulteriormente succube. Affrontare l’argomento definendolo come fenomeno da contrastare significa approvare e condividere documenti legislativi di sistema in grado di condurre gli esperti, anche attraverso l’apporto di validi dati empirici, ad elaborare e produrre linguaggi e pratiche utili ai Centri Anti Violenza distribuiti sul territorio. Questo principio generale significa rendere pubblici fatti privati per mezzo dello strumento della denuncia, tanto più necessaria in presenza di figli.

Per realizzare questo auspicio metodologico è importante che gli esperti agiscano con l’obiettivo che le forze dell’ordine accolgano la fragile emotività delle donne denuncianti. La sensibilizzazione verso l’attrezzo “burocratico” della denuncia fa sì che sul territorio nazionale debbano esistere contesti appositi utili ad accogliere i violenti, ma essi non devono corrispondere a case circondariali, ma bensì a case rifugio, ambienti attrezzati per offrire un’assistenza sanitaria qualificata, occupandosi in specifico anche di minori, e sportelli per impostare successivi, appositi inserimenti lavorativi.

Tutti questi organismi dovranno agire strutturando politiche improntate alla prevenzione attraverso azioni nelle scuole di ogni ordine e grado, aventi l’obiettivo di abbattere pregiudizi e stereotipi anche mediante l’adozione di libri di testo contraddistinti da un impostazione concettuale e stilistica moderna, che tenga conto della digitalizzazione della didattica. A questo fatto si collega l’imprescindibile esigenza che i giovani siano educati a cogliere i rischi del bullismo e del cyberbullismo.

Quello della violenza di genere è un fenomeno che riguarda tutte le classi sociali e va combattuto in quelli che la Sociologia e la Pedagogia definiscono “luoghi di vita”. Per questa ragione i Centri Antiviolenza dovranno coordinare sempre di più la loro azione sul territorio, persino ad esempio confrontandosi con parrucchieri e saloni di bellezza.

In particolare le famiglie sono contesti esperienziali importantissimi per contrastare la violenza di genere. Le sentenze giudiziarie sinora non aiutano in tal senso, in quanto spesso pongono l’accento sul fatto che l’uomo non sarebbe violento se la donna non ponesse in essere comportamenti provocatori. Così come non dovrebbero neppure essere citate distinzioni tra italiane o per esempio extracomunitarie. Il livello culturale della popolazione deve essere mantenuto alto. L’elevata formazione aiuta infatti un valido processo di pacificazione sociale che debella anche razzismo e antisemitismo.

Il livello culturale di uno Stato si misura appurando la capacità dei genitori di far sì che i bambini non replichino comportamenti di vita negativi interiorizzati da adulti che si pongono come modelli devianti.

Mi auguro che l’Università si adegui a plasmare nuovi profili professionali ibridi tra la dimensione sociologica e quella giuridica per offrire una visione sempre più ampia utile a fronteggiare i fenomeni incentrati sulle discriminazioni. La ricerca scientifica dovrà coniugare in maniera sapiente gli approcci teorici ed empirici per contribuire a costruire una cultura della legalità a trecentosessanta gradi.

Categories: News

Comments are closed.