Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

fotoprincipalefranco_faceboxGiovedì 3 luglio si è parlato di alimentazione come maniera per nutrire e saziare non solo il fisico, ma anche l’anima e la mente.

Don Domenico Cravero, protagonista delle pillole di salute della serata, ha raccontato la realtà della Cooperativa Terramia, di cui egli è fondatore.

Terramia ogni sera è ospite presso la Salute in Comune con il proprio stand.

Ma di cosa si occupa nello specifico questa Cooperativa?

Terramia nasce in seguito ad una lunga ricerca e ad un lavoro di strada svolti negli anni ’80 (1982-1983 per essere precisi), presso i quartieri di Torino Sud, a proposito delle difficoltà dei ragazzi, della tossicodipendenza, del disagio giovanile.

In seguito a questo lavoro con i ragazzi è nata la Cooperativa, con un triplice obiettivo: accogliere le persone, dare possibilità di autonomia iniziando dei percorsi di cura per chi avesse un disagio di carattere psicologico o psichiatrico rilevante e diventare sul territorio un punto di riferimento, un’occasione in più.

Tra i vari progetti della Cooperativa vige quello dell’agricoltura biologica: questa è stato individuata come risorsa reale e metaforica per realizzare i tre obiettivi prefissati. Si tratta infatti di un’occupazione, tra l’altro anche impegnativa, che prevede diligenza e conoscenza delle tecniche. Il lavoro con la terra è un’operazione dura, metafora di quell’impegno più profondo, terapeutico e psicologico che è bene approfondire; nello stesso tempo, l’agricoltura sociale è un modo estremamente importante per fare cultura, per creare una forma alternativa di economia e per promuovere  grandi valori.

L’agricoltura biologica mira, attraverso impegno, fatica fisica e investimento intellettivo, a rendere fertile il suolo in modo naturale, senza inquinarlo, senza sporcarlo, al fine di ottenere così raccolti con caratteristiche organolettiche assolutamente proprie.

Non è infatti difficile distinguere un prodotto biologico: la forma del frutto o dell’ortaggio non è perfetta quanto quella ricavata da un’agricoltura industrializzata. Questa proprietà può essere vista come pregio da alcune persone, come difetto da altre; anche il gusto è differente, perché il prodotto biologico ha un sapore “proprio” in quanto il terreno è particolarmente ricco di quella fertilità naturale scaturita dal non utilizzo di additivi chimici che non appartengono alla terra.

Don Domenico Cravero, a tal proposito, è anche autore del libro “Nutrire il corpo e alimentare l’anima”, il cui tema cardine prevede di riuscire a realizzare la scena della tavola e la fiera del cibo secondo quelle tre parole antiche, alla base della nostra cultura e derivanti dalla Grecia, che indicavano l’amore: Eros, Filia e Agape.

La tavola diviene così una scena “piena”, ove attraverso il cibo si dà piacere all’altro, condividendo il desiderio, l’eros.

Il cibo, non a caso, fa parte di quella scena originaria nella quale si sperimenta il piacere dell’amore attraverso l’alimentazione. Il bisogno e la pulsione verso le vivande, ovvero l’eros, attraverso la Filia, la condivisione, trasformano la tensione in bramosia.

Il desiderio è il raggiungimento, attraverso il cibo, di qualcosa che va oltre le portate, includendo il piacere della compagnia delle persone con cui si condivide la tavola.

Per Associazione Volonwrite
Claudia Cespites

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