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Oggi si pranza al buio. Fa’ la cosa giusta!

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La dodicesima edizione di Fa’ la cosa giusta!, il più importante appuntamento nazionale sul consumo critico e sugli stili di vita sostenibili aprirà venerdì 13 marzo alle ore 9, per chiudere alle 20 di domenica 15 marzo presso i padiglioni di Fieramilanocity.

La ricetta è quella di sempre, un evento di confronto sui temi delle buone pratiche con stand, botteghe artigiane, laboratori, spazi verdi, ristoranti, spettacoli e incontri suddivisi in 13 sezioni tematiche: Mangia come parli, Vegan, Pianeta dei piccoli, Mobilità sostenibile, Turismo consapevole e percorsi, Critical fashion, Abitare green, Editoria e prodotti culturali, Pace e partecipazione, Commercio equo e solidale, Cosmesi naturale e biologica, Economia carceraria, Servizi per la sostenibilità.

A queste macrosezioni si aggiungono 8 spazi speciali: Green maker (design, stampanti 3D e tool per la creatività), La via dei teatri, Volevamo la pace (che cercherà di raccontare le guerre dimenticate), Territori resistenti, Scuole in fiera, Street food, Pulci pettinate, Fa’ la cosa giusta! Umbria.

Ma non solo: quest’anno la Fiera sfida la disabilità sensoriale, dando vita al “Dark on the road”.
In cosa consiste? Si tratta di una maxi roulotte adibita a bar, messa a disposizione dell’evento dalla cooperativa sociale Irifor del Trentino Onlus in collaborazione con l’Istituto dei ciechi di Milano e l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti: qui sarà possibile assaporare un pranzo al buio, un buio fitto e innaturale (non come quello che si può creare a casa spegnendo la luce…). Un’esperienza che se da un lato incuriosisce e si propone come location alternativa, dall’altra vuole far riflettere: il “buio forzato” è infatti un rimando alla cecità, per provare a immedesimarsi in una condizione che per chi vede normalmente è difficilmente comprensibile.

Tre guide e cinque camerieri, tutti non vedenti, accompagneranno i visitatori in questa avventura, che farà toccare con mano alcune delle difficoltà che i ciechi e gli ipovedenti si trovano ad affrontare giorno dopo giorno. Si camminerà nel buio, si parlerà nel buio e si berrà una bibita al buio, riscoprendo l’importanza degli altri sensi.

Abbiamo accolto con entusiasmo l’invito degli organizzatori a partecipare a questa manifestazione -afferma il presidente nazionale dell’Unione, Mario Barbuto -. Questo appuntamento rappresenta per noi un’importante occasione per sensibilizzare chi vede verso le problematiche che i ciechi affrontano quotidianamente nella loro vita, offrendo la possibilità di vivere un’esperienza un po’ particolare“.

Proposte simili a quella di Milano sono presenti anche nella nostra Città: La Cena al Buio è infatti il nome di un’offerta di pasto alternativo già consolidata da molti cittadini torinesi; come leggiamo dal sito si tratta di un’indimenticabile occasione per risvegliare i sensi del gusto, dell’olfatto, del tatto e dell’udito.

Giocare a riconoscere le cose, a distinguere oggetti comuni senza la vista, a godere di sapori e profumi senza lasciarsi influenzare dagli stimoli visivi. Parlare col vicino senza i condizionamenti dell’immagine, dell’apparenza.

Come si svolge?

Tutti i partecipanti vengono accompagnati in un breve percorso in cui viene offerto l’aperitivo per familiarizzare gradualmente con il buio. Tutto è pronto per iniziare la cena.
All’arrivo delle prime portate la serata entra nel vivo e le piccole difficoltà del buio, come trovare posate, cibo, bicchieri, accendono un clima di contagiosa allegria

L’importante è che, dietro la simpatia del momento vissuto come gioco, vi sia una riflessione importante…

Claudia Cespites

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Claudia Cespites

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Ci sono persone che da subito nascono con la vocazione per il mondo del sociale: sognano di diventare educatori, assistenti sociali, insegnanti.
E poi ci sono persone che nel colorato panorama del sociale ci "inciampano" per caso, come è successo a me. A differenza di tanti miei colleghi dell'associazione io provengo da un mondo completamente differente, con studi in comunicazione e marketing e con un contratto di lavoro come addetta ufficio presso un supermercato alimentare: ero abituata a confrontarmi con numeri e dati, più che con le persone.
Ma a volte, per fortuna, la vita ti riserva percorsi di crescita personale e professionale imprevedibili, che cambiano completamente il tuo modo di pensare e la prospettiva con cui ti rapporti a ciò che ti circonda.
Da quando, due anni fa, ho risposto a quell'annuncio di stage in comunicazione sociale presso l'Associazione Volonwrite, la mia vita è cambiata.
Ad oggi mi chiedo come sarebbero stati i miei giorni senza questa realtà: sicuramente più grigi, più "soli" e più superficiali...
A Volonwrite devo tantissimo: per me si tratta di una seconda famiglia, più che di un'associazione...e si sa, la famiglia non si abbandona mai!