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Ospedali ed accessibilità dei disabili.

Barriere architettoniche, assenza di percorsi prioritari, mancanza di spazi adatti e di assistenza, medici impreparati. Gli ospedali italiani non sono posti per disabili.

Un problema grave e diffuso, se si pensa che le persone con una disabilità in Italia sono oltre 3 milioni (dati Istat 2013) e che di questi una parte rilevante, e destinata a crescere, è rappresentata da anziani ultrasessantacinquenni.

Il quadro emerge dalla prima indagine conoscitiva sui percorsi ospedalieri per le persone con disabilità, realizzata dalla cooperativa sociale romana “Spes contra spem”, insieme all’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in collaborazione con la Fondazione Ariel e con il contributo di Fondazione UmanaMente del gruppo Allianz.

L’indagine è stata realizzata con un questionario, inviato ad 814 strutture sanitarie, tra ospedali, Asl, policlinici e Ircss. A rispondere, prima nota dolente, sono state 161 strutture, pari a meno del 20% del totale.

Di queste il 53,4 % risiedono al Nord, il 27,3% al Centro e il 19,3 % nel Sud e nelle isole. Tra i rispondenti, poco più di un terzo (36%) ha dichiarato di prevedere un flusso prioritario per i pazienti con disabilità in ambulatorio o in day hospital. Soltanto il 16,8% delle strutture ha un punto unico di accoglienza, mentre il 61,5% prevede la presenza di un case manager dedicato e la quasi totalità (95,7%) consente la permanenza di un assistente o un parente della persona disabile oltre l’orario di visita.

Considerando i diversi tipi di disabilità, nessuna struttura ha mappe a rilievo per persone non vedenti, mentre i percorsi tattili sono assenti al Sud e poco presenti (13%) nel Centro Nord. Quanto ai deficit intellettivi e cognitivi solo il 12,4 % delle strutture hanno attrezzato locali o percorsi adatti per visitare questi pazienti.

Questo articolo riprende, con lievi modifiche, un testo di Marco Piazza apparso su Il Corriere della Sera del 10.04.2016

Fonte: lavocedeltrentino.it

(s.c./l.v.)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?