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Pagaia per la vita


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1Martedì 9 luglio – Sono donne che hanno già vinto la propria sfida con la vita e che adesso hanno fatto dell’agonismo un mezzo con il quale combattere una malattia che invade non solo il corpo, ma anche la psiche.

 

A Torino si riuniscono in un’associazione, Dragonette Onlus, che aderisce ad un progetto internazionale nato nel 1996 dall’intuizione di un medico canadese, il dottor McKenzie, deciso a sfatare la credenza che voleva le donne operate al seno costrette ad un muto e compassionevole isolamento oltrechè ad un poco salutare immobilismo fisico.

 

Oggi, il progetto unisce tutto il mondo in un solo gesto: la pagaiata, il movimento che fanno i canoisti quando sono in barca.

“Siamo una squadra di dragonboat in rosa, cioè di donne che hanno combattuto e che stanno vincendo il cancro al seno” spiega Marina Caldaro, presidente di Dragonette, intervistata martedì 9 luglio nell’ambito de La Salute in Comune “e lo facciamo stando sedute sul dragonboat, una lunga canoa che ha le sembianze di un drago con la testa a poppa e la coda a prua. Su questi dragoni trovano posto 20 atlete – 10 a destra e 10 a sinistra – una tamburina che da il tempo della pagaiata e un timoniere che da la direzione”.

 

Uno sport di gruppo, quindi, perché unione e condivisione sono il modo migliore per evitare la depressione e avviarsi a grandi falcate verso la guarigione.

Tuttavia, il dragonboat è molto più di un semplice passatempo per fare un po’ di movimento con le amiche. “La pagaiata, infatti” afferma Cinzia Palmeri, tesoriere dell’Associazione Dragonette “è preventiva per quanto riguarda le persone che non hanno la patologia ma è assolutamente utile per coloro che hanno subito l’asportazione ascellare e che quindi rischiano il linfedema, malattia che, a causa dell’accumulo di liquidi nei tessuti, porta rigonfiamento del braccio, dolore e perdita di funzionalità. Con il movimento dato dal dragonboat, si effettua una sorta di linfodrenaggio naturale che aiuta a ridimensionare e addirittura a prevenire il problema in coloro che invece ancora non ce l’hanno”.

 

Mentre Roma si preparava a combattere la prima Guerra Punica contro Cartagine, in Cina nasceva la barca del drago con lo scopo di salvare il poeta nazionale cinese Qu Yuan dall’annegamento.

Ancora oggi, questa imbarcazione rimane simbolo di speranza e di vita per le donne in rosa che, citando ancora le parole di Marina “hanno voglia di mettersi in gioco e dicano ok, ce l’ho fatta e quindi posso ancora fare dell’altro!”.

 

Lo slogan è, infatti, combattere per vincere, è questa la cosa più bella.

Pagaia per la vita!

 

Per Associazione Volonwrite

Giada Morandi

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Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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