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Parigi, senza passare dal via


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1Venerdì 5 luglio – Parigi, senza passare dal via è il libro di Francesco Forlani, frutto di 18 anni di pura passione per il capoluogo francese.

“Parigi significa tutto per me” – racconta Francesco – “un tutto in movimento, non statico, un tutto rappresentato da 18 anni di vita in questa città, dove ho declinato tutti i lavori possibili”.

 

Il titolo rimanda inevitabilmente al gioco del Monopoli nel quale, il giocatore che si trova spedito da qualche parte senza passare per il via, deve rinunciare alle 20.000 lire che quel passaggio gli avrebbe garantito, e si trova ad affrontare gli altri giocatori in posizione di svantaggio.

Parigi diventa, così “un percorso a ostacoli, come è tutto quello che si ama veramente” – dice Francesco.

Una frase che rende evidente il profumo dell’aria bohemien che ancora si respirava nella Parigi del XX secolo. Artisti, scrittori, musicisti e attori marginalizzati e impoveriti dalla scelta volontaria di frugalità e povertà necessarie, secondo loro, a trasformare lo svantaggio in libertà, creatività, fantasia, immaginazione altrimenti soffocate dai vincoli imposti dai tradizionalismi della società.

Il bohémien, invece, esula da qualunque definizione di tipo ideologico o scolastico, regola alla quale lo stile narrativo di Francesco Forlani non fa eccezione, in un mix di uè e voilà, di napoletano e francese.

 

Così, nel libro, ci si trova a sostare sugli Champs-Élysées anziché sul Parco della Vittoria, a fermarsi non alla Stazione Sud ma a la Gare de Lyon potendo saltellare da un posto all’altro senza perdersi. “Parigi” – dice ancora Francesco – “ha una configurazione molto particolare. E’ organizzata nei venti arrondissement, quasi in una conchiglia, una rampa a spirale, e ogni quartiere mantiene una propria identità anche scollegata dagli altri, così come i capitoli del libro mantengono un ordine non necessariamente consequenziale e possono essere letti anche separatamente gli uni dagli altri”.

 

Quello che Forlani racconta sono proprio le avventure di un bohémien di fine Novecento: insegue il sogno di fondare una rivista d’avanguardia multilingue, La bête étrangère; tira tardi nei bistrots tra incontri memorabili e bellissimi; impartisce lezioni di cucina napoletana a un gangster; sa che il cuore di Parigi batte dove il venditore di crêpes, la domenica mattina, spiega in tre o quattro lingue al turista in cerca della Bastiglia che quel monumento è stato distrutto più di più di due secoli fa.

 

“Questo libro l’ho scritto per me, perchè racconta quasi 20 anni di vita di artisti che se ne sono andati e di cui volevo raccontarvi la storia. Volevo che i ragazzi ventenni pronti a partire per Parigi oggi, trovassero nel libro una frase, una pacca sulla spalla, perché comunque bisogna tenere botta, è una città di barricata, non una città che si dà. Io quella città invece, la conosco un po’ come si può conoscere l’anima…. a una certa età”.

 

Per Associazione Volonwrite

Giada Morandi

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Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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