La Salute in Comune - 2015

Per un palloncino di carta

Mercedes Gentile, responsabile della Campagna di promozione dell’Affidamento familiare a Torino, promossa dalla Casa dell’Affidamento del Comune di Torino è stata protagonista del momento Pillole di Salute di Lunedì 6 luglio, durante il quale ha presentato il progetto spiegandone l’importanza e le motivazioni che hanno portato alla sua nascita.

L’affidamento è un’accoglienza temporanea di un bambino o di più bimbi. Si può attivare con varie modalità, può essere un affido diurno – quindi dove non si prevede un allontanamento dalla famiglia d’origine, ma solo un supporto; può essere svolto da un single, da uno pseudo-educatore o proprio da una famiglia intera, con il progetto “dare a una famiglia un’altra famiglia”, principalmente occupandosi dei bambini ma anche dei genitori.Tutte le famiglie, le coppie e le singole persone che si sentono disponibili a vivere un’esperienza di genitorialità sociale e che hanno nella propria vita e nella propria casa lo spazio per accogliere un’altra persona. Fra le varie azioni di supporto alle famiglie di origine attivate, riveste particolare importanza l’intervento della famiglia d’appoggio. Questa importante forma di solidarietà fra famiglie mira a fornire alla famiglia in difficoltà un sostegno concreto, sia fattivo che emotivo, nella vita di tutti i giorni e a facilitare l’integrazione della famiglia nella comunità, per consentire al bambino di stare nella propria casa o di tornarvi al più presto. A questo fine, i Servizi Sociali del Comune di Torino e le 34 famiglie ad oggi coinvolte nel Progetto PIPPI, stanno cercando famiglie d’appoggio che abbiano voglia di sperimentarsi in questa sfida e di affrontare un percorso insieme.

Mercedes Gentile, in particolare, si occupa dell’affido familiare, ovvero della ricerca di single o famiglie che possono accogliere temporaneamente bambini e ragazzini dai 6 ai 14 anni, che vengono allontanati dalla famiglia di origine poiché ritenute non idonee a seguire la loro crescita. Rispetto all’adozione, i bambini interessati non prenderanno mai il cognome dell’affidatario – si devono mantenere i rapporti con la famiglia di origine – e la legge prevede la durata di un massimo di due anni, eventualmente rinnovabili, lontani dal nucleo originario, poichè si parte dal presupposto che la famiglia di sangue possa recuperare le capacità educative verso il proprio figlio.

“Un palloncino di carta” è il filo conduttore della nuova campagna 2015, voluta dalla Città di Torino. La campagna, lanciata nel 2007 e divenuta “diffusa e permanente” grazie alle numerose iniziative che si sono sviluppate negli anni successivi, si rifà il look, mantenendo lo slogan ma cambiando le immagini: con un cortometraggio di due minuti del regista Matteo Bernardini si narra la storia di un bambino di carta che, dopo esser stato accolto nella casa e nella vita di una famiglia affidataria, fa ritorno, felice, nella propria, che nel frattempo è riuscita a superare il temporaneo momento di difficoltà.

Il palloncino rosso che accompagna il bambino nel suo viaggi, ricompare sulla copertina del libro “Storie di affido” realizzato da un gruppo di famiglie affidatarie in collaborazione con la Scuola Holden (reperibile a offerta libera presso la Casa dell’Affidamento, Via San Domenico 28, Torino).

Pensata per rimarcare l’universalità della proposta di affido, la campagna intende richiamare i cittadini ai valori di solidarietà e accoglienza, soprattutto in riferimento al diritto di crescere degli elementi più vulnerabili, i bambini. La Casa Dell’Affidamento, quindi, è una vera e propria casa e si trova in via San Domenico 28 dove c’è un’equipe formata da assistenti sociali e dalla responsabile della casa dell’affido.

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Vittoria Trussoni

Vittoria Trussoni

Mi chiamo Vittoria, sono nata nel 1985 e se mi chiedete qual è il mio mestiere la risposta è…non lo so.

C’è chi dice una “comunicatrice”, chi una pseudo reporter in erba, chi un’educatrice mancata e chi una mantenuta. Insomma potrei essere tutto o niente, ma tento di fare quello che mi piace, senza troppe pretese dato che non sono specializzata in nulla.

Sono laureata in Lettere ma, al di là di una discreta cultura (che anche lì è da provare), non ho sfruttato al meglio la mia triennale letteraria, preferendo buttarmi nel mondo del sociale. E’ quasi tre anni che collaboro con l’Associazione e grazie alle splendide persone che la popolano e alla educativa esperienza del servizio civile volontario, ho scoperto cosa mi piacerebbe fare nella vita – al di là della fattora eh, ma quella è un’altra storia.

Adoro stare in mezzo alle persone, dedicare il mio tempo agli altri, conoscere, informarmi, curiosare in giro. Fare polemica, ridere, scherzare e soprattutto parlare parlare parlare. Sono un’inguaribile logorroica.

Sono cresciuta senza riconoscere la mia forza, con la perenne paura di sbagliare e di disattendere le aspettative delle persone che mi stavano vicino. Con il tempo ho imparato a cercare la fiducia in me e non negli occhi degli altri. Descritta così sembro perfetta!

In realtà sono permalosa, cocciuta, distratta, casinista e non molto ben disposta ad ascoltare le critiche, soprattutto se penso di avere ragione (sono un ariete, ho detto tutto!) ma sono entusiasta della vita, non amo la negatività delle lamentele.

Ecco, ho scritto già troppo!