Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Valentina Caradonna

“Virtuale è reale: dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona”. “ Si è ciò che si comunica: le parole che scelgo raccontano la persona che sono”. Da qui l’importanza delle parole, uno dei punti del manifesto della comunicazione non ostile, promosso dall’associazione “Parole O_Stili”, rappresentata da Daniela Pavone.

Giovedì 9 Maggio al Salone del libro viene presentato il libro “Penso, parlo, posto. Breve guida alla comunicazione non ostile”, nato dalla collaborazione degli autori presenti, Federico Taddia e Carlotta Cubeddu, e con la partecipazione dell’associazione “Parole O_Stili”. Quest’ultima nasce con l’obiettivo di sensibilizzare sulla violenza e sull’aggressività delle parole in qualsiasi momento della vita quotidiana. Il libro accoglie i dieci principi del manifesto della comunicazione non ostile e li declina per un’età in cui si è dentro il mondo dei social e della comunicazione online con una serie di esempi pratici che permettano ad ogni lettore di calarsi dentro la situazione presentata; nasce dall’esigenza di cambiare la prospettiva da cui si guarda il mondo attraverso una serie di storie che rappresentano piccoli passi verso il cambiamento. Questo manuale si focalizza su un problema, spesso sottovalutato: ciò che le parole possono causare nell’ambiente in cui si vive. Smonta e monta il linguaggio per inquinare sempre meno. Le parole causano reazioni diverse in base al contesto in cui vengono espresse: dire ciò che si pensa non è così semplice.

Altro tema affrontato nel libro riguarda la corrispondenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. I social diventano un ampio palcoscenico in cui gli adulti manifestano un pensiero preciso che, spesso, non ha un riscontro nelle azioni pratiche attuate. Spesso chi richiede un comportamento morale ai ragazzi, che siano genitori o insegnanti, non lo fa personalmente: da qui nasce l’interrogativo comune “Come decido cosa fare e che persona voglio essere?”

Il digitale, che viviamo nella quotidianità, ha velocizzato e cambiato tutto, tutto è più invasivo: qui il linguaggio, la comunicazione, le relazioni, che nella realtà hanno una storia alle spalle, sembrano essere stravolti, come se fossero in un frullatore e fossero state cambiate le regole che li governano. È tempo che adulti e ragazzi insieme scrivano queste regole e questo è quello che hanno provato a fare Taddia e Cubeddu: fornire non regole prescrittive, ma suggerimenti per regolare le proprie azioni. Cosa possono scatenare le parole dietro ad un post o una foto diffusa in rete?

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