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Scautismo e disabilità, Emma al raduno: qui la mia sedia a ruote scompare

Emma ha 16 anni e fa parte di un gruppo scout di Parma. Per via di una malattia rara, si muove su una sedia a ruote. “Ma quando sono tra i lupetti, come aiuto capo, la mia sedia diventa un trono o un trattore”. Oggi è in Francia, al Roverway, a rappresentare l’Italia tra 5 mila scout da tutta Europa.

Emma ha 16 anni, vive a Parma e fa parte del “clan”, ovvero del gruppo scout che comprende ragazzi e ragazze tra i 16 e i 21 anni. Ed è aiuto capo Branco, cioè presta servizio come educatrice nel gruppo dei bambini tra gli 8 e gli 11 anni. Da alcuni giorni si trova al RoverWay, un grande raduno internazionale di scout della sua età: quest’anno si svolge in Francia, a Jambville, con circa 5 mila partecipanti da tutta Europa. Emma è lì, a rappresentare l’Italia. Sedia a ruote al seguito. “Tre anni fa mi è stata diagnosticata una malattia genetica rara; si chiama Eds e mi obbliga ad usare una sedia a rotelle – racconta – Sono scout da quando ho 7 anni e, nonostante la mia condizione, ho pensato che RoverWay potesse essere un’occasione unica nel mio cammino scout. La mia famiglia ha avuto qualche perplessità sulla mia partecipazione ad un evento fisicamente così impegnativo, ma io non ho mai avuto dubbi”. Così ha preparato lo zaino ed è partita.

“Roverway è stata un’esperienza bellissima ancor prima di partire. Già dal primo incontro, l’approccio del mio capo e dei ragazzi alla mia disabilità è stato molto naturale e positivo. Paolo non mi ha mai fatto pesare ciò che non riuscivo a fare, ma si è concentrato sulle mie capacità valorizzandole e si è sforzato di proporre attività in cui io potessi avere uno spazio ed un ruolo. Questo ha sicuramente contribuito a creare un fantastico rapporto con gli altri ragazzi, che non mi fanno mai sentire diversa o inferiore, ma mi trattano semplicemente ‘alla pari’. E la mia sedia è sparita, o meglio è diventata parte di me. Loro vedono Emma prima di guardare le ruote – racconta ancora – Parlano e lavorano con Emma ‘su ruote’ con la naturalezza che hanno anche i bambini del Branco in cui faccio servizio, dove io non sono quella lasciata indietro, ma quella che con loro fa le gare di velocità. E la mia sedia è tema di gioco o di scherzo, diventa un trattore o un trono, si può decorare, si può smontare, ci si può ridere su con pazzi progetti che solo gli scout possono pensare”.

E così Emma si è lanciata in questo nuovo “pazzo progetto”: quello di rappresentare il suo paese in un raduno internazionale di oltre 5 mila scout. “Il primo giorno di RoverWay le mie ruote si sono colorate con decine di nastri che ogni ragazzo aveva usato per l’attività e che abbiamo ‘riciclato’ con quello spirito gioioso che contraddistingue noi scout – racconta – L’organizzazione del RoverWay si è dimostrata molto attenta: sia per il viaggio che per la sistemazione al campo, hanno trovato le migliori soluzioni e anche eventuali problemi che si sono posti sono stati prontamente risolti in uno splendido clima di collaborazione. E anche qui i ragazzi sono insuperabili nel coinvolgermi anche nelle attività che non posso fare, facendomi sempre comunque sentire parte del gruppo”. Ed è questa “serenità e gioia” che Emma dice di volersi riportare a casa dal campo: “perché la mia disabilità non è vissuta in alcun modo come un problema da gestire o superare, ma piuttosto un’occasione di confronto da cogliere. RoverWay vuole essere un punto di incontro tra ragazzi di diverse culture e nazionalità: e la mia disabilità è stata accolta proprio come un’opportunità per mostrare come ognuno possa portare il proprio contributo e, seppur nel rispetto dei limiti di ciascuno, avere un ruolo attivo nel mondo, oltre che nello scautismo”.

Data: 12/08/2016

Fonte: Redattoresociale.it

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