News

Se il bambino disabile progetta e crea il suo giocattolo con la stampante 3D

Progetto della Fondazione milanese Together to go (Tog) per minori con ritardo mentale: gli ausili e i giochi sono messi a punto sulla base delle esigenze individuali

La macchinina di Emily, che la aiuta a stare seduta accanto ai piccoli compagni di asilo nido e allo stesso tempo mantiene le sue anche in posizione corretta. Oppure l’impugnatura speciale, che permette a Lorenzo di colorare. E ancora, la tanto sognata bicicletta, che mamma e papà stanno costruendo per Fabio. Un bimbo disabile a volte ha bisogno di ausili per svolgere le stesse attività dei suoi coetanei. Ma spesso questi dispositivi, oltre a essere molto costosi, hanno un aspetto anonimo, poco attraente, quanto di più lontano si possa immaginare dal mondo dell’infanzia. E non è questione di frivolezza. La bellezza, i colori, sono importanti dal punto di vista comunicativo. Una macchinina al posto di una “statica” invoglierà i compagni di classe di Emily a avvicinarsi a lei, aiutandone l’integrazione. L’impugnatura renderà Lorenzo capace di usare i pennarelli come gli amici. E la bicicletta sarà solo il primo mezzo di trasporto che Fabio utilizzerà nella sua vita.

shadow carousel

Leggeri, lavabili e personalizzabili

Questi oggetti che prima non esistevano oggi invece ci sono. E il merito è dell’iniziativa “L’oggetto che non c’è”, lanciata dalla Fondazione milanese Together to go (Tog) in collaborazione con Opendot, un network di progettisti con competenze nelle nuove tecnologie di fabbricazione digitale, e con il contributo di studenti del Naba e di Domus Academy. Gli ausili sono prodotti con le stampanti 3 D che Tog ha potuto acquistare vincendo nel 2014 il concorso Axa “Nati per proteggere”. I software elaborati dai progettisti di Opendot realizzano modelli stampabili in 3D con geometrie e spessori specifici, in base alle singole esigenze cliniche. I vantaggi sono moltissimi: addio a viti, gessi o velcri. Gli ausili e gli oggetti generati sono molto più leggeri, lavabili e personalizzabili. E la fondazione può addirittura cimentarsi nell’autoproduzione di prototipi sostenibili economicamente e ecologicamente (prodotti con filamenti biodegradabili di origine naturale) e adattabili a seconda delle caratteristiche dei bambini.

Giochi con contrasti di bianco e nero

«La stampante 3 D ci ha aperto un mondo. La nostra fondazione già costruiva seggiolini e tutori su misura per i bambini, ma con materiali tradizionali, come il gesso o la gommapiuma che abbellivamo come possibile – racconta Cristina Dornini, coordinatrice dei terapisti di Tog -. Gli studenti del Naba ci hanno chiesto quali oggetti servivano e in base alle nostre descrizioni li hanno progettati». E così sono nati non solo ausili, ma anche giocattoli. «Per esempio un cubo bianco e nero che, se sfiorato, si accende e mostra immagini. I nostri ragazzi, infatti, a volte non vedono benissimo, ma una cosa che riescono a notare sono i contrasti di bianco e nero e giocattoli simili, sul mercato, sono molto difficili da trovare». Un’esperienza, quella de “L’oggetto che non c’è”, realizzata in open source: tutti i progetti possono essere consultati e replicati. A mettersi in gioco sono stati anche i genitori dei piccoli. «Una famiglia sta provando a costruire una bicicletta con ruote e manubrio particolari. Alla progettazione hanno partecipato tutti: terapista, designer, familiari e naturalmente il bimbo». La differenza dei costi è abissale: «Un negozio specializzato a cui si erano rivolti chiedeva 5mila euro. La bici, togliendo i costi di progettazione, ne costerà solo 600 alla famiglia».

Logopedia, riabilitazione motoria e cognitiva

Ma non è solo un problema di prezzi. «È che c’è poca innovazione, poco studio e ricerca, anche del bello, nel mondo degli oggetti per la disabilità e speriamo che la nostra esperienza sia d’ispirazione in questo senso a chi li fabbrica». La Fondazione Tog è nata nel 2011 e offre gratuitamente terapie a 107 pazienti, da 0 a 18 anni, che soffrono di ritardo mentale provocato da sindromi genetiche o da lesioni cerebrali infantili. «Il servizio pubblico garantisce a questi pazienti un numero limitato di terapie gratuite. Qui invece i ragazzi possono fare logopedia, riabilitazione motoria e cognitiva (col metodo Feuerstein), musicoterapia e psicomotricità. Inoltre, incontriamo i loro insegnanti negli asili e nelle scuole che frequentano. L’inserimento di un disabile nella scuola è sicuramente un grande vantaggio e va quindi supportato con ogni mezzo».

Fonte: corriere.it

(s.c./l.v.)

Post precedente

Riabilitazione fisica degli arti inferiori più piacevole ed efficace grazie alla realtà virtuale

Prossimo post

Decalogo accessibile

The Author

Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?